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Full text of "Notizie storiche dei palazzi e ville appartenenti alla i. er. corona di Toscana"

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NOTIZIE 



STORICHE 

DEI 

PALAZZI, E VILLE 

APPARTENENTI 
ALLA I. E R. CORONA DI TOSCANA 



PISA 

PRESSO NICCOLÒ CAPTTKRO 

MDCCCXV. 



J^ 



n5,s 

A SUA ECCELLENZA 

IL SIGNOR 

GIUSEPPE ALLIATA, 

MONCADA, COLONNA, BRANCIFORTI 

DI GIOVANNI RUFFO, MORRA, SALVIATI , 

ZAPPATA DE TAXIS 

Principe di Villafranca Trecastagni, Buccheri, 
castrorao , ucrìa , e di montereale , duca di 
Salaparuta, e Saponara, Barone, e Signore di 
S. Anna, li Miri, Viagrande , Pedara, Forìa di 
Salerno, Santa Domenica, Gurafi , Graziano, 
Grasta, Geeria Rossa, Tavernola, Miano, Gor- 
bitello, Gatta, Maestra, Consorto, Mangiavac- 

CHE, MORBANO, RlZZOLO , FrASCINO, PlANO DEL Mo- 

naco, Sant'Adriano, Taja, Cammauta, Troccoli, 
Vigna della Corte, Pagano, San Giorgio, Min- 
tina , Pergola, Sinapa , Comuni, Salavecchia , 

CuSIMANO, PUZZULEO, VlLLANO , JuNCARA , PuRRITO , 
E DEL TERRITORIO DI TRAVERSA, GRANDE DI SPAGNA 

di prima Classe, Gentiluomo di Camera con eser- 
cizio di S. M. Ferdinando IV. Re delle due Sicilie, 
Cavaliere dell'insigne e real Ordine di S. Gen- 
naro, Tenente Maresciallo Generale di Caval- 
leria dei Reali Eserciti , ed ex Segretario di 
Stato della Maestà Sua per gli affari esteri. 



547.155 



ECCELLENZA 



IVI entre ardisco umiliarvi , Eccellen- 
tissimo Principe, le presenti Notizie sto- 
riche degli IL e RR. Palazzi di Toscana, 
non è già che abbiasi da me la stolta 
presunzione d' offrirvi cosa non indegna 
del vostro Nome, che rammenta anche 
ai pia ignari tanta chiarezza di sangue, 
tanto splendor di fortuna , e tanta e si 
meritata celebrità di personali preroga- 
tive . Un solo pensiero, olire il grido 



VI 

unanime che suona ovunque dell' alta 
bontà vostra, mi ha ispirato coraggio , 
onde intitolarvi, quale pur siasi nella te- 
nuità sua, questo mio storico lavoro, il 
pensiero cioè che in esso trattasi infine 
d'oggetti riguardanti un paese che esser 
non può affatto indifferente per Voi , 
come quello che tra tanti suoi fasti può 
gloriarsi eziandio d' aver data la cuna 
ai vostri grandi Avi . 

E chi non sa poi che nelV auge lumi- 
nosa a cui inalzato vi hanno le emi- 
nenti virtù vostre, Voi non cessate di 
rammentare con dolce soddisfazione, 
che la vetusta Alfea, quella Alfea già 
un dì sì grande, 

Che per mare e per terra battè l'ali , 
è stata la patria felice de gloriosi vostri 
Antenati? 

Poiché dunque , in compagnia d' una 
Sposa amabilissima e di Voi sì degna, 
venir vi piacque a visitare, per somma 
loro ventura, le avite contrade , degna- 
tevi, Eccellentissimo Principe, di get- 



VII 

tare uno sguardo cortese su queste pagi- 
ne, che qualche parte contengono delle 
memorie di quelle, e di gradire nel tem- 
po stesso V omaggio rispettoso di quel 
profondo ossequio con cui ho V onore di 
segnarmi 

Di Vostra Eccellenza 

Pisa io Agosto i8i5. 



Umitiss. Devotiss. Ohbìigatiss. Serv, 
GIOVANNI ANGUILLESI 



L'AUTORE 

A CHI LEGGE 



-/Allorché per ordine superiore assai più che 
di propria scelta io mi accinsi al presente isto- 
rio) lavoro su i RR. Palazzi di Toscana , non 
mi parve poter esso divenir suscettibile di 
tanta estensione, quanta ne andò poi di ma- 
no in mano acquistando; e molto meno mi 
immaginava che aspirare ei potesse giam- 
mai all'onor della stampa. Laonde io mi era 
dato poco o niun carico di corredarlo all'op- 
portunità delle citazioni di quei documenti , ai 
quali s'appoggia. Poiché dunque il buono o 
cattivo fato di esso il conduce ora a sottopor- 
si al severo giudizio del pubblico , da cui non 
può a buon dritto pretendersi una cieca cre- 
denza alla semplice asserzion dell'Autore, ra- 
gion vuole che al pubblico stesso sia fatta pa- 
lese la sorgente, donde principalmente sono 
stati attinti i fatti da me riferiti nel decorso 
delle presenti Notizie storiche. 



X 

È questa la Cronaca MS. di Francesco Set- 
timanni esistente nell'I, e R. Archivio delle Ri- 
f or magio ni in Firenze, indicatami opportuna- 
mente dalla somma gentilezza del Sig. Cav. 
Luigi Lustrini, Direttore mentissimo di quel- 
l' Archivio . 

Racchiude questa Cronaca in ventidue gros- 
si volumi tutta quanta la storia Medicea, dal- 
la morte di Alessandro primo Duca di Tosca- 
na, fino a quella dell'ultimo Granduca Gio. 
Gastone. E compilata in forma ài diario ; tal- 
ché nel detto intervallo , che comprende il 
tratto di 199 anni, trovasi ivi notato sotto 
ciascun giorno della settimana, non che del 
mese, tutto l'accaduto, così in Firenze, come 
nel resto della Toscana, e qualche volta gli 
avvenimenti eziandio degli altri paesi , segna- 
ti sotto il di che ne giunse in Firenze la nuo- 
va . Vero è che una Cronaca cosi minuta , ove 
si scrupolosamente trovasi osservato il nulla 
dies sine linea, dee per necessità racchiudere, 
come le racchiude di fatto, non poche frivo- 
lezze; ma è vero altresì che generalmente par- 
lando abbonda dicoseessenzialissime e di som- 
ma importanza . Semplice e piana ne è d'or- 
dinario la narrazione; talvolta pure, ove l'uo- 
po il richiede, alquanto più sfoggiata; sem- 
pre proprissima e non senza eleganza . Lo 



XI 

stile apparisce tatto d'una medesima mano, 
verisimilmente di quel Francesco Settimanni, 
al quale viene attribuita la Cronaca; ma egli 
è evidente che la sostanza de' fatti è stata gior- 
nalmente registrata in forma di Ricordi di ge- 
nerazione in generazione da diversi individui 
di quella nobilissima fiorentina Famiglia. Sem- 
bra anzi che i primi di essi tuttavia troppo 
imbevuti per avventura delle massime di li- 
bertà e d' indipendenza , abbiano tinta al- 
quanto la lor penna di fiele repubblicano , al- 
lorché ragionano dei primordj della Medicea 
monarchia . Non havvi tuttavolta motivo alcu- 
no ragionevole onde porre in dubbio la vera- 
cità sostanziale di questa preziosa compilazio- 
ne storica, non tanto perchè vi son riferiti, 
con la più ingenua aridità, fatti, de' quali ha 
potuto il cronista esser testimone oculare , o 
che può aver sentito raccontare da chi vedu- 
ti o uditi gli avea; ma altresì perchè la più 
gran parte de' fatti medesimi veggonsi ripor- 
tati presso a poco negli stessi termini nelle 
più accreditate storie di quell'età. 

Per poco che altri abbia agio di scorrere la 
Cronaca del Settimanni , s' accorgerà facilmen- 
te essere stata essa la feconda miniera , da cui 
ha tratto, nella massima parte, il Galluzziìs. 
sua Storia del Granducato di Toscana, Storia 



XII 

della quale confessar debbo d' essermi a vicen- 
da giovato ancor io , egualmente che di alcu- 
n' altra , ogni qual volta in specie mi è man- 
cata la principale mia guida . 

Dopo aver così indicato in genere i fonti 
d'onde è attinta la presente Storia de'RR. Palaz- 
zi di Toscana , non mi resta che aggiunger un 
cenno sul metodo da me in essa tenuto. Do- 
vendo io parlare degli avvenimenti accaduti 
in ciascheduno dei Palazzi medesimi , avveni- 
menti staccati affatto l'uno dall'altro, ed ac- 
caduti in epoche tra lor separate talvolta da 
un lungo intervallo di anni , non mi è punto 
sfuggito il rischio gravissimo che per me si 
correa di dare al mio lavoro la sembianza d'u- 
na gazzetta, ove i diversi articoli isolatamente 
inseriti non hanno relazione veruna tra essi , 
lo che avvenendo, ingenerato avrebbe a lungo 
andar nei Lettori un' intollerabil fastidio . 
Laonde si è fatto di me ogni sforzo per colle- 
gare al meglio possibile un fatto coli' altro, e 
dar cosi alla presente opera la forma d' una 
seguitata istorica narrazione* nel che se io sia 
bene o mal riuscito giudicar saprà il savio e 
discreto Lettore . In una cosa particolarmen- 
te credo che avrò bisogno di qualche in- 
dulgenza da lui; ed è nell'incontro per av- 
ventura troppo frequente delle stesse frasi, 



XIII 

allorché in specialità e occorsa la descrizione 
del ricevimento di qualche illustre Personag- 
gio in alcuno de'RR. Palazzi, e delle feste e 
spettacoli che ne sono venuti in seguito . Né 
peraltro dispero di trovar grazia anche su 
questo articolo , ove si rifletta che difficilissi- 
mo e quasi affatto impossibile riesce il fuggir 
la monotonia della locuzione, quando si trat- 
ta di dover più e più volte raccontar a un di- 
presso le cose medesime . 

Debbo finalmente qui avvertire che le pre- 
senti Notizie istoriche si raggirano soltanto in- 
torno agi' IL e RR. Palazzi de Pitti, di Pisa, 
del Poggio a Cofano, del Poggio Imperiale, di 
Cafaggiolo, di P rat olino, della Petraja, di Ca- 
stello , ed in fine intorno ad alcune poche par- 
ticolarità riguardanti la villa di C areggi, ben- 
ché non più attenente alla R. Corona ; imper- 
ciocché questi Palazzi soltanto han sommini- 
strato, qual più qual meno, materia onde fis- 
sare in qualche guisa l'attenzione del pubbli- 
co , avendo preventivamente fissata quella del- 
l' Autore. Nulla infatti , o ben poco d'impor- 
tante raccogliesi dalle antiche memorie, che 
possa referirsi ai RR. Palazzi di Siena , di Li- 
vorno , e dell' Ambrogiana , de' quali altri per 
avventura si maraviglierà che non siasi fatta 
veruna menzione. Per quiete de' più curiosi? 



XIV 

io posso assicurarli, conforme troveran pur 
ripetuto in fine dell'opera, che tutto quello 
che dir si poteva su i tre mentovati Palazzi , 
limitato sarebbesi a notare qualche passeggiera 
ed inconseguente apparizione ivi fatta da qual- 
che illustre Personaggio , che comparisce più 
luminosamente in alcuno degli altri , de' quali 
è stata data una speciale contezza . 



NOTIZIE STORICHE 

RIGUARDANTI 

IL R. PALAZZO DE' PITTI 



Il Palazzo de' Pitti e per la nobile magnificenza 
di sua struttura , e per aver servito d'ordinario 
soggiorno ai Sovrani della Toscana , tiene meri- 
tamente un luogo ben distinto nei fasti delle 
belle arti, e negli annali della politica. Un sem- 
plice cittadino di Firenze , Luca Pitti , ardì con- 
cepir l'idea, ed intraprender l'esecuzione di 
un edilìzio , di cui afferma il Vasari non essersi 
mai veduto di opera toscana né il più vasto, né 
il più magnifico. Non è facile l'assegnar con pre- 
cisione l'epoca del suo incominciamento. Colo- 
ro che il fissano al 1460, tra i quali l'erudito Au- 
tore dell' Osservatore fiorentino , sono stati in- 
dotti per avventura in errore dall' autorità del 
Macchia vello , il quale riferisce che Luca Pitti , 
nemico allora della Casa Medici, ed inalzato 
da' suoi concittadini ai più eminenti gradi della 
Repubblica Fanno i453, pervenne a tanta ric- 
chezza e splendore, che non si sgomentò d'in- 
cominciar nel tempo stesso due superbi e regj 
Palazzi, uno in Firenze, l'altro a Ruciano, luo- 



2 PALAZZO 

go poco distante da detta città. Certo è però che 
questi due Palazzi furono disegnati ed in parte 
anche eseguiti dal celebre architetto Brunelle- 
schi, che morì l'anno i446. Sembra pertanto 
che la fondazione del Palazzo de 1 Pitti possa con 
più fondamento collocarsi intorno al i44o? vale 
a dire 20 anni prima dell' epoca sopra enun- 
ciata (1) . 
i44o Questo Palazzo, che ha perpetuata nei secoli 
posteriori la celebrità della famiglia dei Pitti , 
divenne ben presto il sepolcro della fortuna e 
della grandezza di lei . L' istesso Luca , il qua- 
le , come capo della fazione che tendeva a di- 
sfarsi e della autorità e della persona di Piero 
de' Medici , avea goduto al più alto segno la sti- 
ma e l'amore dei suoi concittadini, cadde nel 
più grande avvilimento tostochè, abbandonando 
il suo partito, venne a riconciliarsi coi Medici . 
Il basso popolo, che avea prima fatto a gara nel 
prestar mano alla fabbrica del suo palazzo , ri- 
cusò più oltre di affaticarvisi , e molti opulenti 
cittadini che aveano senza risparmio sommini- 
strato e materiali e denari per la fabbrica istes- 
sa , ne richiesero tosto la restituzione con la più 
animosa insistenza (2) . 

Sembra che niente più favorevole si mostrasse 
la sorte ai successori di Luca, avvegnaché il suo 

(1) Rose, vit. di Lor. il Magnìf. cap, 1. 

(2) Rose. ibid. 



DE' PITTI 3 

pronipote Giovanni Pitti si trovò costretto ad a- 

lienar quel palazzo, il quale da Cosimo I. in no- l44 ° 
me della Duchessa D. Eleonora di Toledo sua mo- 
glie fu comprato con tutte le sue appartenenze 
il dì 3 febbraio 1 549 a ^ P rezzo di novemila fio- 
rini d'oro . 

Da tal' epoca può dirsi che questo edilizio in- i549 
cominciasse a prender come una nuova esisten- 
za , ed a risentirsi in ogni sua parte della gran- 
dezza e della prosperità de' nuovi padroni . 

Cosimo I. compressi ormai totalmente gli ul- 
timi moti convulsivi della fiorentina Repubbli- 
ca , pacifico possessor dello Stato , erede del ge- 
nio elevato e magnifico de' suoi antenati, e per 
avventura più fornito di mezzi onde eseguir le 
sue idee, non si tosto ebbe fatto l'acquisto del 
palazzo de' Pitti , che si applicò con trasporto 
ad aumentarne gli ornamenti ea 1 i comodi, co- 
me quello che già avea destinato di formarne 
la sua residenza . A tale oggetto nel mese di 
maggio del successivo anno i55o sotto la dire- i55o 
zione del celebre architetto Niccolò Braccini , 
sopranominato il Tribolo , furono incominciati 
i lavori nel contiguo giardino di £oboli(5), spia- 
nandovi alcune prominenze di terreno , e sca- 
vando fosse per piantarvi abeti, cipressi, lecci 

(3) Non si conosce la derivazione di questo nome. 
Chi lo vuole lui antico "vocabolo etrusco, chi latino 
( bubulus ), chi un nome di famiglia ; tutte infelicissime 
congetture . 



4 PALAZZO 

— -— -ed altri alberi ombriferi che formano anche al 
di d'oggi una delle principali delizie di questo 
superbo giardino . 

Nei tempo che tutte le arti pacifiche chiama- 
te veniano dal Duca Cosimo ad abbellire ed am- 
pliare il suo nuovo soggiorno , preparavasi la 
fortuna a coronar de' più insigni trofei i suoi 
guerrieri intraprendimenti . La repubblica di 
vSiena, dopo lunghi sforzi per sostener la propria 
indipendenza dovè cedere infine , e riconoscere 
per padrone queir istesso , contro di cui avea 
lottato invano la libertà fiorentina . In tale occa- 
sione appunto fa la sua prima comparsa nel gran 
teatro della politica europea il palazzo de' Pitti, 
avvegnaché in questo palazzo furono dal Duca 
Cosimo ricevuti i Deputati sanesi, ai quali dettò 
gli articoli della capitolazione della loro città . 

i555 Ciò fu il 2 aprile 1 555. L'accettazione di tali ar- 
ticoli e l'estinzione di quella Repubblica sono 
in data de' 18 del mese medesimo. La conquista 
di Siena, ambita avidamente da Cosimo , come 
quella, che oltre a procurargli un notabile in- 
grandimento di stato, veniva altresì ad assicurar- 
gli vie maggiormente il dominio di Firenze con 
distruggere affatto nel cuore de'suoi nemici ogni 
speranza di novità, fu da lui festeggiata con di- 
mostrazioni di gioja proporzionate all' impor- 
tanza dell'avvenimento , ed alla grandezza degli 
sforzi e de' sacrifizi da lui fatti per pervenirvi . 
Non minor contento arrecarono per avventu- 



DE PITTI 



ra all'animo di quel Principe gli sponsali poco — — 
dopo stabiliti tra Lucrezia de'Medici figlia di lui, 
ed il Principe Alfonso d' Este primogenito del 
Duca di Ferrara, e che sembravano dover porre 
un termine alle gare suscitatesi recentemente 
tra queste due famiglie per motivo di prece- 
denza , lo che però non accadde (4) • 

Il matrimonio dei due sposi fu in seguito ef- 
fettuato solennemente nella cappella del palaz- 
zo de' Pitti il 3 luglio 1 558. Fuvvi la sera gran iS58 
convito nella sala maggiore, ove trovarorisi no 
gentildonne fiorentine delle più nobili e belle, 
ornate tutte di ricchissime vesti , con molto o- 
ro , perle ed altre gioje di grandissimo pregio. 
Comparvero una dopo l'altra cinque superbe 
mascherate, corredata ciascuna delle respettive 
caratteristiche, e sfoggiante il lusso più ricerca- 
to. Rappresentava la prima \i Indiani ; la secon- 
da 12 Fiorentini vestiti all'antica; la terza 11 
Greci; la quarta 12 Imperatori; la quinta final- 
mente 12 Pellegrini. Aveano quest'ultimi una 
mantellina di teletta d' oro , su di cui stavano 
attaccate qua e là varie nicchie d'argento. Veni- 
va accompagnata ciascuna di queste mascherate 
da una musica squisitissima e sempre analoga 
al carattere delle diverse rappresentanze . 

(4) Lo storico del Granducato de Medici si e occu- 
pato moltissimo, e quasi fino alla noja, di tutto ciò che 
riguarda questo articolo di precedenza tra la Casa d'E- 
ste, di Savoja 9 e de' Medici . 



6 PALAZZO 

In quest'anno medesimo si celebrò nel pa- 
lazzo de' Pitti il matrimonio di un'altra figlia di 
Cosimo, Donna Isabella de' Medici, con Paolo 
Giordano Orsini Duca di Bracciano. Ciò avvenne 
il 3 settembre i558, senza molta solennità per 
quanto appare dalle memorie di quel tempo, le 
quali non parlano affatto di feste date in tale 
occasione . Si direbbe essere stato ciò come un 
presagio del tragico fine clic ebbe dipoi questo 
infelice Imenèo, del qual fine non sarà forse 
inopportuno il dar qui un succinto ragguaglio. 
Era Isabella de' Medici una delle più belle e 
delle più amabili donne dell'età sua. Alle gra- 
zie le più seducenti del corpo, univa essa tutte 
le attrattive d'uno spirito straordinario. Parlava 
con molta grazia, oltre il proprio idioma, il lati- 
no altresì, lo spagnuolo e il francese, ne'quali 
era parimente capace di scriver versi elegantis- 
simi . Cantava in poesia all'improvviso, accom- 
pagnandosi col liuto o con altri musicali stru- 
menti , molti de' quali essa maravigliosamente 
suonava. Era in somma il principale ornamento 
e la delizia della corte. Amavala suo padre con 
tanta tenerezza da dare perfino motivo all'altrui 
malignità, onde supporre che in ciò egli oltre- 
passasse d'assai i limiti di un amore semplice- 
mente paterno (5). Pareva destinata a formar la 

(5) V avventura che a questo proposito si racconta 
di Giorgio Vasari ì mentre stava dipingendo la volta 



D E PITTI J 

felicità dello sposo: ma ossia che quegli non ap 

prezzasse al lor giusto valore tante pellegrine 
doti di lei, sia che ben presto se ne scancellasse 
in lui F impressione, mostrò egli non esser gran 
fatto sensibile alle carezze della consorte, e trat- 
tenevasi la maggior parte dell'anno in Roma, 
non senza grandi querele di essa . Dee forse at- 
tribuirsi a questa specie d'abbandono per parte 
del marito, non meno che alla vivacità naturale 
del suo temperamento, un qualche suo trascorso 
poco giustificabile , per cui parve che ponesse in 
dimenticanza cièche doveva a se stessa e alla pro- 
pria nascita. Dopo la morte del padre sembra es- 
sersi più che mai abbandonata al torrente delle 
proprie passioni. Tra i molti che si disputarono 
ed ottennero vicendevolmente il possesso del suo 
cuore, contasi Troilo Orsini stretto parente di suo 
marito, e da questi lasciato come in guardia del- 
la consorte. Non pare che ei si credesse però di 
piacer solo ed esclusivamente ad Isabella , giac- 
che spinto da eccedente, ma forse non malfon- 
data gelosia, uccise di propria mano Lelio Torel- 
lo paggio del Granduca , creduto allora il pre- 
diletto della Principessa . 

Tali pubblici scandali resi anche più rumo- 

di una stanza di Palazzo -vecchio , non ha forse altro 
fondamento che V animosità in quel tempo de' Fioren- 
tini contro una famiglia di fresco salita sul trono, e 
V impegno di screditarne a tutto potere il governo, e la 
condotta sì pub lì ic a che privata . 



8 PALAZZO 

rosi dai replicati frutti clandestini, ma non sem- 
pre abbastanza celati, di questi illeciti amori, 
risvegliarono infine il più implacabile risenti- 
mento nell' animo del consorte , il quale risolu- 
to ormai ad una solenne vendetta , concertata 
fors' anche coll'istesso Granduca Francesco suo 
cognato, si partì di Roma per recarsi in Firenze. 
Isabella ben consapevole de' suoi torti verso il 
marito, e spaventata dalla recente catastrofe av- 
venuta nella persona di D. Eleonora di Toledo 
cognata di lei, e scannata con le proprie mani 
da suo marito D. Pietro de' Medici nella Villa di 
Cafaggiolo (6), avea conosciuto la necessità di 
sottrarsi ad un simile pericolo , mediante una 
fuga; ed a tale oggetto eransi da lei ravvivate 
le pratiche già iniziate qualche tempo prima 
presso la Regina di Francia, Caterina de'Medici. 
Ma l'improvvisa apparizione in Firenze di Paolo 
Giordano prevenne e sconcertò ogni disegno. 
Occultando egli con ogni studio il suo mal ani- 
mo verso la moglie , le si mostrò pieno di tene- 
rezza e d'amore, ed invitolla pochi giorni dopo 
il suo arrivo ad una partita di caccia nella sua 
villa di Cerreto. Ella accettò; e pervenuti a que- 
sta villa sul far della sera del 16 luglio 1576 vol- 
le il consorte regalarle due bei cani levrieri per- 
chè ella ne facesse prova nella caccia della se- 

(6) Vedi notizie isteriche della R. villa di Cafag- 
giolo . 



DE P ITT I 9 

guente mattina. Ei fu lieto alla cena oltremodo, 

prodigando ogni dimostrazione d' affetto verso 
la moglie. Tutto questo non bastava peraltro a 
rassicurare Isabella , la quale invitata poi dal 
marito a seguirlo nelle sue camere, e quasi pre- 
saga della sua sventura, si voltò alla Frescobal- 
di , sua prima dama, e le disse : Madonna Lucre- 
zia, vado io, o non vado (j)P Entrata finalmen- 
te nel quartiere, non trovò in principio alcun 
cangiamento nelle lusinghiere dimostrazioni di 
Paolo , che anzi affettando di abbracciarla e di 
stringerla con straordinaria tenerezza , gli riesci 
di porre quella sventurata principessa in una si 
tuazione da non poter difendersi , e frattanto ap- 
plicatale furtivamente al collo una corda già 
preparata , con essa , dopo molti inutili sforzi e 
dibattimenti di quella misera, barbaramente la 
strangolò . Comunque allora si volesse far cre- 
dere un accidente ordinario la morte di essa , e 
come l'effetto naturale di una sincope, tale fu 
realmente il fine di D. Isabella de' Medici in età 
di 35 anni, e tale fu pure l'esito infelicissimo 
del suo matrimonio con Paolo Giordano Orsini 
da noi testé accennato . 

Verso l'epoca d'un tal matrimonio, il Gran- 
duca Cosimo sempre intento a grandi cose, e 
specialmente a render sempre più vago e magni- 
fico il suo palazzo, immaginò la fabbrica del su- 

(7) Settiman. cron. MS, 



IO PALAZZO 

— — perbo cortile che forma una delle parti più ma- 
ravigliose del palazzo medesimo. Il celebre Am- 
marinato ne fu l'architetto, ed egli pure ne di- 
resse il lavoro , che ebbe principio da quella 
parte che guarda la chiesa di Santa Felicita . 

Mentre le arti del disegno faceano a gara, pei 
così dire, a rendere il palazzo de' Pitti ogni gior- 
no più splendido, non stavansi già oziose le loro 
sorelle e compagne indivisibili, la poesia e la 
musica. La cena suntuosissima data dall' istesso 
Granduca a 60 Dame fiorentine e ad un nu- 
mero corrispondente di gentiluomini la sera del 

i565 2 5 dicembre i565, fu preceduta da una graziosa 
scenica rappresentanza, eseguitasi in una delle 
principali sale di quel palazzo , accomodata ad 
uso di teatro. Avea essa per titolo la Cofanaria, 
commedia in versi di Francesco dell'Ambra , in- 
trecciata con balli ed intermezzi da Gio. Batti- 
sta Cini , messi in musica da Francesco Cortec- 
cia . Delizioso e graditissimo a tutta l'illustre 
comitiva riuscì un tale spettacolo, del quale non 
sembra poter formarsi per verità una grande idea, 
per ciò che riguarda la composizione sì poetica 
che musicale , ma dee pur considerarsi come 
sommamente prezioso ogni successo drammati- 
co in un tempo in cui fuori d' Italia non si era 
osato di far ancora il più piccolo tentativo per 
allontanarsi dalla barbarie, e porsi nel buon sen- 
tiero dell' arte . 

Il palazzo de Pitti, conforme vedrassi anche 



DE P IT TI II 

in appresso, è stato sempre il teatro di bei spet-— ==- 

J K f\ <-y 

tacoli , di feste , di trattenimenti piacevoli d'o- 
gni sorte. Si direbbe che questa reggia non dis- 
simile da quella di Giove ha sempre goduto di 
una perpetua serenità, se la sua storia non ci 
rammentasse tra gli altri un fatto in essa avve- 
nuto appunto verso il tempo di cui si parla, il 
quale fa vedere che né i palazzi de' Grandi, uè 
i grandi Principi vanno sempre esenti dalle mi- 
serie dell'umana condizione. 

Dopo la morte della Granduchessa Eleonora 
di Toledo sua moglie y avea Cosimo concepito 
una forte passione per una giovinetta della Ca- 
sa degli Albizzi, nobile, ma di bassa fortuna, do- 
tata per altro di straordinaria bellezza e vivacità, 
e frutto di questi amori era stata una bambina 
a cui fu posto il nome di Virginia. Il Primogeni- 
to tra i figli di lui, Francesco, al quale rinunzia- 
to egli avea quasi tutto il governo dello Stato , 
non poteva riguardar di buon occhio una siffatta 
tresca, gli andamenti della quale venivano a lui 
riferiti con molta esattezza dall' istesso camerie- 
re del padre, denominato Sforza Almeni . Sco- 
pertosi da Cosimo il tradimento dell'infedele 
domestico , si lasciò talmente trasportar dallo 
sdegno , che non ebbe ribrezzo d' imbrattar le 
proprie mani nel sangue di quel miserabile che 
egli stesso uccise nel medesimo palazzo de' Pit- 
ti . Questa biasimevole azione, una certamente 
delle forti macchie della vita di Cosimo, e che 



12 PALAZZO 

— 7T bea dimostra gli uomini non ancora ben purgati 
in quel tempo dalla ruggine barbarica, ebbe luo- 

i566 go il dì 22 maggio i566, otto anni avanti la morte 
di quel Principe , avvenuta pure in quel palazzo 
il dì 21 aprile i574? avendo egli vissuto 55 , e re- 
gnato 37 anni . Il suo cadavere fu esposto sopra 
un magnifico cataletto nella sala maggiore del 
palazzo medesimo , superbamente parata a bru- 
no, e sempre ripiena da una folla immensa di 
popolo, a cui nella generalità rincrebbe non po- 
co la morte di un Principe nulla esente per vero 
dire dalle umane debolezze , Principe però di 
gran genio, di gran mente, e di gran cuore , aJ 
quale pochi per avventura possono in ciò ante- 
porsi sì dell'antica, che della moderna storia. 

Tre anni dopo aver servito ai funerali del 
Granduca Cosimo, il palazzo de' Pitti servì di 
teatro alla gioja pubblica per la nascita di un 
figlio maschio che il Granduca Francesco ebbe 
dall'Arciduchessa Giovanna d'Austria sua rao- 

1577 glie, il dì 20 maggio 1*577. ^ ra ^ e ^ este P°P°l ar * 
fatte in tale occasione, trovasi che il Granduca 
oltre ad aver gettato al popolo dalle finestre del 
palazzo de' Pitti , buona quantità di denaro , fe- 
ce porre nella ringhiera avanti al Palazzo-vec- 
chio molte botti di vino, le quali bastarono non 
solo a saziar Y avidità della plebe che incessan- 
temente vi si affollava , ma altresì a farne correr 
la piazza e le strade ; mentre pretendesi ( sep- 



DE' PITTI l3 

pure non havvi esagerazione nel cronista (8) ) 

che il torrente del vino arrivasse per Vaccherec- l "' 
eia e Mercato nuovo sino al Ponte vecchio. Feste 
di simil natura non possono andar disgiunte da 
grandi disordini . Si racconta infatti che il po- 
polo si recò tumultuando alla carcere delle S tin- 
che tentando per forza di liberarne i prigioni . 
Il tumulto non ebbe per fortuna conseguenze 
peggiori , e totalmente si calmò con V apertura 
effettiva di quella carcere , ordinata poco dopo 
dal Granduca . 

Fu ben di corta durata per questo Principe 
l'allegrezza della ottenuta prole maschile; es- 
sendo poco tempo dopo rimasto privo della con- 
sorte . Giovanna d' Austria figlia e sorella d' Im- 
peratore e moglie del Granduca Francesco I. sa- 
rebbe stata felicissima , come ben meritava per 
le impareggiabili virtù sue , se non fosse stata 
divorata da continua gelosia . La natura erale 
stata assai avara quanto alle attrattive esteriori , 
non bella essendo essa di volto , né svelta e 
avvenente di statura. Il marito avea certamen- 
te per essa tutti i riguardi dovuti alla saviez- 
za, al carattere amabilissimo ed all'eminente na- 
scita di lei, ma il suo cuore erasi lasciato troppo 
sventuratamente sedurre dai vezzi della Bianca 
Cappello (9) . 

(8) Settiman. 

(9) Vedasi la storia del Poggio a Cajano . 



1 4 PALAZZO 

-sa — Trovavàsi la Granduchessa incinta di circa 

1377 

otto mesi, allorché recandosi in carrozza al 
Duomo la mattina del 9 aprile 1078, fu sorpresa 
immaturamente dai dolori del parto. Restitui- 
tasi ben tosto a palazzo, e visitata dai medici e 
chirurghi della Corte, furono in lei riscontrati 
tutti i segnali di un aborto difficilissimo e mor- 
tale. Ad onta de' continui dolori atrocissimi che 
la straziavano , mostrò la virtuosa Principessa la 
più gran fermezza di spirito . Munita di tutti i 
soccorsi della Religione, ed attendendo la morte' 
con animo perfettamente rassegnato e tranquil- 
lo, chiamò a se il marito, e tenendolo stretto per 
mano: « al mio male, diss' ella, non v' è più 
« rimedio; vi raccomando i miei e vostri figliuo- 
« li, con tutta la mia corte. Vi prego a vivere 
« più cristianamente ; ricordatevi eh' io sono 
« stata vostra consorte, e che teneramente vi 
« ho amato «. Baciò e benedisse i suoi figli, e 
poco dopo spirò . Così morì questa Principessa 
1578 il dì io aprile 1578 nella fresca età di 3a anni 
compianta universalmente da tutti i Toscani. Il 
suo cadavere fu esposto al pubblico nella gran 
sala de' Pitti, e quindi trasportato con pompa 
magnifica alla cappella di S. Lorenzo . 

Afflittissimo ed inconsolabile si mostrò il 
Granduca della morte delia moglie, e volendo 
porne ad esecuzione gli ultimi suggerimenti , 
cercò tutti i mezzi onde sottrarsi dai lacci della 
Cappello, allontanandosi a tal effetto da Firenze. 



DE' PITTI I 5 

Ma sollecitato continuamente con lettere da es- x g g 
sa, che non tralasciò in quell'occasione di va- 
lersi di tutti i più studiati femminili artifizj per 
indurlo ad unirsi seco lei in matrimonio, e tran- 
quiiizzato nella coscienza dalle assicurazioni di 
un religioso , il quale vuoisi che facesse traffico 
con la Bianca di sua pieghevole teologia, dopo 
tre mesi in circa d' assenza si restituì alla capi- 
tale, e si abbandonò più che mai in balia della 
seduttrice , che infine sposò segretamente nella 
Cappella del palazzo la notte de'i8 giugno 1679. 1579 

Un tal matrimonio riprovato dalla politica ed 
esecrato dalla pubblica opinione fu tenuto na- 
scosto per alquanti mesi , non tanto perchè sa- 
rebbe paruto troppo indecente il non attendere 
almeno il termine del bruno consueto per la 
morte della prima moglie , quanto ancora per 
prender frattanto le necessarie misure, onde pre- 
pararsi ad abbagliar la moltitudine con qualche 
cosa di strepito , atta specialmente a rimuovere 
qualunque mala impressione indotta dalla ine- 
guaglianza di condizione de'due conjugi. La Bian- 
ca Cappello fu in questo frattempo con solenne 
decreto di quel Senato dichiarata figlia della 
Repubblica di Venezia; distinzione che fino dal- 
l'anno 1469? era si accordata ad altra Gentildon- 
na veneziana, Caterina Cornnro, sposa di Jaco- 
po di Lusignano Re di Cipro (io). La Repubblica 

(io) Questo atto, in sostanza di mera formalità, rie- 



l"6 PALAZZO 

~- — spedi quindi solenne ambasciata al Granduca, 
quale ei ricevè in pubblica udienza nella mag- 
gior sala del suo palazzo il dì i settembre dello 
stesso anno 1^79. Gli ambasciatori accompagna- 
ti da tutto il parentado di Casa Cappello , dal 
Patriarca d' Aquileja zio della Sposa , e da tutto 
il fiore della veneta nobiltà, complimentarono 
il Granduca sul suo matrimonio colla nuova fi" 
glia di S. Marco, qual matrimonio fu quindi pub- 
blicamente e sfarzosamente celebrato . La solen- 
ne coronazione della Bianca, eseguitasi col più 
pomposo apparecchio, fu una delle principali 
decorazioni di tal cerimonia ; uno de' veneti Am- 
basciatori le pose la corona in testa , e quindi 
fu letto ad alta voce il Diploma del Senato con 
cui veniva essa dichiarata figlia della Repubbli- 
ca. Ciò avvenne il dì 12 del mese sopra nota- 
to . Le feste che in tale occasione si succedero- 
no Funa all' altra per lo spazio di parecchi gior- 
ni spiegarono tutto il fasto Mediceo, e l'impe- 
gno vivissimo che si era preso il Granduca Fran- 
cesco di far dimenticare l'odiosità di queste sue 
nozze a forza di renderle straordinariamente sun- 
tuose e magnifiche. Ebbe luogo tra le altre, due 
giorni dopo la pubblicazione delle nozze mede- 
sime, un bellissimo tornèo nel cortile del Palaz- 

scìpoi molto utile alla veneta Repubblica, la quale co» 
me erede della Co maro sua figlia adottiva s* impadro- 
nì del Regno di Cipro , di cui rimase in possesso finche 
non fu conquistato dalle armi ottomane * 



DE PI TT1 17 

zo Pitti, in cui combatterono come "manteni 

tori lo stesso Granduca, D. Pietro de'Medici suo * ™ 
fratello e D. Mario Conte di S. Fiora. Il Cortile 
era tutto superbamente addobbato , e vedeansi 
nella sommità di esso gran quantità di vasi con 
fiori pendenti tramezzati da vaghi angioletti, che 
sostenevano con una mano un giglio, con l' al- 
tra una face splendentissima . 

Feste e spettacoli presso a poco consimili si 
rinnuovarono nel palazzo Pitti e sotto listesso 
Granduca Francesco I. in occasione del matri- 
monio di sua figlia I). Eleonora col Principe D. 
Vincenzio Gonzaga figlio del Duca di Mantova. 
Uno specialmente di tali spettacoli, di cui fanno 
menzione a questo proposito le cronache di quei 
tempi, sembra che meriti d'esser qui riportato 
per la singolarità sua> e per dare un' idea de'co- 
stumi in queir età non ancora ben dirozzati 
dall'antica universale ferocia. Consisteva esso 
in un combattimento di sassate . Divideasi la 
Città in tante Potenze quante erano le diverse 
regioni di essa , le quali si riunivano sotto i lor 
Capi che assumevansi i titoli d'Imperatore, Re, 
Duca ec. Eravi per esempio V Imperatore del 
Prato, il Re della Colomba, il Re di Riliemme ec, 
luoghi tutti della Città; formavansi quindi in 
due bande , ed incomincia van la pugna . In quel- 
la che or si descrive , e che fu eseguita in Via 
Larga , era Comandante per una parte Averardo 
de'Medici, per l'altra Pier' Antonio de' Bardi . 



l8 PALAZZO 

L'una e l'altra animaronsi prima a ben ferire 

I0 79con diverse finte evoluzioni accompagnate da 
strepitose zinfonie militari, quindi si venne al- 
le mani . La furiosa effettiva battaglia non du- 
rò che un solo quarto d'ora, poiché venendo 
ad inferocirsi al di là del convenevole, fu spe- 
dito un corpo di truppa a cavallo per divider- 
la ; contuttociò, e non ostante che i combat- 
tenti fossero quasi tutti coperti di grosse arma- 
ture di ferro, molti ne rimasero gravemente fe- 
riti , e quel che è peggio , toccò la sorte istessa 
aduna quantità considerabile di spettatori, mol- 
ti de' quali, non difesi come i combattenti da 
ferrate armature, vi lasciarono sul fatto la vita, 
vittime sciagurate di una troppo cieca e forsen- 
nata curiosità . 

Un combattimento meno pericoloso e molto 
più nobile e divertente fu senza dubbio quello 
dato nel Cortile del Palazzo de' Pitti in contem- 
plazione della Principessa Maria Cristina di Lo- 
rena venuta la prima volta in Firenze sposa del 
Granduca Ferdinando Primo. Giunta la Princi- 
pessa in quella città e ricevuta col suo sposo nel- 
la Cappella di palazzo la benedizione nuziale 
per mano dell' Arcivescovo di Pisa il dì 3 maggio 
1089 t 589, nulla si tralasciò per festeggiare questo 
lietissimo e ben augurato matrimonio con tut- 
ta la più pomposa splendidezza . La sera del dì 
11 di queir istesso mese, giorno deìY ascensio- 
ne , fu destinata ad uno de ? più belli spettacoli 



DE PITTI 19 

che abbiano mai adornato il palazzo de Pitti . 

Erane stato ricoperto il cortile tutto di tela ros- 
sa ; sotto il loggiato per tutta quanta 1' esten- 
sione di esso eransi costruiti in guisa di vago 
anfiteatro varj ordini di gradini per le Dame . 
Alla estremità del cortile verso il Giardino inal- 
za vasi una fortezza guardata da soldati turchi; 
ed eravi nel mezzo uno steccato pieno di fuo- 
chi d'artifizio. Tutto compariva illuminato a 
pieno giorno. Ad un tiro d'artiglierìa, segnale 
dell'incominciamento della festa, comparve pri- 
mo un gran Carro trionfale, su cui stavasi assiso 
un Negromante che andava girando attorno fa- 
cendo diversi graziosi incantesimi, ed annun- 
ziando la buona ventura agli spettatori che se gli 
paravano dinanzi. Tirato da un Dragone gran- 
dissimo si presentò quindi altro carro, che avea 
dentro di se due Cavalieri ed una moltitudine 
infinita di musici i quali si fermarono avan- 
ti alla Sposa a far pompa de'loro armoniosi con- 
centi . Entrò in seguito un'altra macchina rap- 
presentante una montagna che muoveasi senza 
potersi veder come. Fermatasi avanti la nuo- 
va Granduchessa , si aperse, e ne uscirono fuo- 
ri due Cavalieri, i quali si azzuffarono tosto con 
molta leggiadria con gli altri due venuti nella 
mole precedente . Erano questi il Duca di Man- 
tova , e D. Pietro de' Medici , mantenitori del- 
la giostra . Dopo un breve e dilettevole ar- 
meggiamento, diedesi luogo alle altre macchi- 



20 PALAZZO 



— — ne, che figuravano fontane, boscaglie, conchi- 
10 ^ glie, navi, scogli, uccelli di diverso genere, 
elefanti , sirene ec. Comparve quindi la mole 
di D. Virginio Orsino. Era questa un monte ti- 
rato da un gran coccodrillo cavalcato da un 
Mago; dopo di che seguiva un cocchio trion- 
fale, in cui quel Duca stavasi atteggiato in 
sembianza di Marte . In ciascuna delle due ban- 
de del cocchio vedeansi 4 Ninfe con belle pa- 
niere di fiori, cui unitamente a leggiadre ana- 
loghe poesie andavano gettando in grembo 
della Granduchessa, e delle principali Dame 
spettatrici. Si avanzò finalmente un Giardino > 
il quale ristringendosi nell' entrare nello stec- 
cato, si andò poi da per se distendendo intorno 
intorno , senza vedersi né immaginarsi come 
ciò si eseguiva . Comparvero successivamente 
in questo maraviglioso giardino laghi con navi , 
castelli , uomini a cavallo, piramidi, boschet- 
ti, elefanti, sentendosi per ogni dove un con- 
tinuo armonioso concerto di mille canori uc- 
celletti . Passata quest'ultima veramente magi- 
ca apparizione incominciò una nuova battaglia 
fra tutti i cavalieri del torneamento, la quale 
non sarebbe sì tosto cessata , se una esplosione 
improvvisa di bellissimi fuochi d'artifizio scap- 
pati fuori tutti ad un tratto dai quattro lati 
dello steccato non avesse diviso i combattenti . 
Allora (erano già quattro ore di notte) riti- 
raronsi tutte le Dame nelle stanze terrene pò- 



DE P I T T f 21 



ste intorno al Cortile, in ciascuna delie quali-— 
erano tavole apparecchiate , e fornite a maravi- * ^ 
glia di squisiti gelati, frutte, confetture, e di 
tutto ciò che può servire ad un superbo rinfre- 
sco. Quivi non entrò alcun uomo, ad eccezio- 
ne di soli quattro vecchi Gentiluomini fioren- 
tini ; onde le Dame poterono liberamente abban- 
donarsi tra loro al sollazzo e alla gioja . 

Alzatesi dopo breve tempo da tavola, ed 
uscite fuori nel solito loggiato del Cortile , qual 
dovette essere la loro dolce sorpresa nel veder- 
lo convertito in un piccolo mare in cui galleg- 
giava una flotta di 1 8 legni di diverse gran- 
dezze , tutti ripieni di bellissima ciurma, e si- 
tuati in ordine di battaglia? Era questa un'ar- 
mata di Cristiani che accingevansi alla conqui- 
sta della fortezza Turca , situata in alto , con- 
forme innanzi è stato detto, a quella estremità 
del Cortile che guarda il Giardino. Dall'una 
parte l'attacco, dall'altra la difesa, eseguite 
vennero con arte e bravura ammirabile . Ar- 
dite evoluzioni navali , sortite vigorose dalla 
fortezza, assalto e scalata di essa , in mezzo allo 
strepito incessante dell' artiglierie , ed il tutto 
rischiarato a perfettissimo mezzogiorno da una 
innumerabile quantità di continui fuochi arti* 
fìciali, davano allo spettacolo un qualche cosa 
di terribile e di dilettevole al tempo stesso , 
più facile certamente a sentirsi , che ad espri- 
mersi . Durò il trattenimento fino quasi allo 



ai PALAZZO 



spuntar del giorno, terminatosi colla presa del 

9 Castello, e co l trionfo dell'armata Cristiana, 
L* invenzione e direzione di questa superba fe- 
sta notturna si dovettero al genio raro ed alla 
inesausta immaginazione del celebre Architetto 
della corte Medicea Bernardo Buontalenti , la di 
cui quasi miracolosa meccanica, in fatto special- 
mente di sceniche decorazioni, era divenuta tan- 
to famosa, che si pretende l' istesso Torquato 
Tasso essersi recato sconosciuto in Firenze a bel- 
la posta per conoscer di persona queir ingegno 
straordinario . 

Ne qui terminarono le dimostrazioni di pub- 
blica e privata gioia per le nozze del Granduca 
Ferdinando. Durarono esse per più d'un mese , 
l'ultima delle quali può considerarsi la ceremonia 
del solenne omaggio prestato in corpo dal Con- 
siglio e dal Senato Fiorentino alla nuova Gran* 
duchessa la mattina del \i giugno di quell'an- 
no. Ricevè essa l'imponente corteggio nella sala 
detta delle Nicchie, ove stavasi assisa sotto un 
magnifico baldacchino con gran numero di 
Dame e Cavalieri, che facevano ala dalle due 
parti (ii). 

• 
(ii) Si calcolo che dal primo maggio fino al 1 5 giu- 
gno furono mantenuti a spese della Corte un giorno 
per V altro circa 2000 individui forestieri , non contan- 
do quelli di Firenze ; e si pretende che senza computar 
la spesa della guardaroba, ne quella della spedizione 
delle galere per condurre la sposa, ascendesse la spesa 



df' pitti 



Può dirsi per avventura con tutta verità l'ai 



legrezza della Corte Medicea, non meno che 



i58 9 



di tutto il popolo toscano, non essere stata quasi 
mai interrotta , durante il felicissimo regno di 
Ferdinando, e specialmente ne' primi anni del 
suo matrimonio con Cristina di Lorena . Com- 
piuti appena undici mesi dopo un tal matri- 
monio, questa Principessa diede alla luce un fi- 
glio maschio in Palazzo Pitti , ad un' ora di 
notte il 12 maggio i5o,o. È ben facile im magi- 1690 
narsi Funiversal contentezza cagionata dalla 
nascita dell'erede presuntivo del trono. Fu egli 
battezzato privatamente per allora nella Cap- 
pella di quel Palazzo dal Cardinale De' Medici 
Arcivescovo di Firenze, con imporsegli il nome 
di Cosimo, in memoria dell'avo (12). 

Poco tempo dopo ebbe la Granduchessa il 

a forse 200,000 scudi . In detta spesa comprendevansi 
Jra gli altri i seguenti articoli: 

Barili 9,000 vini diversi 

Staja 7,286 grano 

Cataste 778 legna 

Staja 16, 5 00 biade per cavalli ec. 

Carbone 4o,ooo lire 

letture da soma, e noli, scudi 7,884 

f^etture da Sella 2,160 

Confetture d* ogni sorte 6,0 56 

(12) // battesimo solenne di questo Principe ebbe luogo 
27 mesi dopo. Fu tenuto al sacro fonte, per V Impera- 
tor a" Austria, dal Duca di Mantova , e da D. Pietro 
Mondozza per V Infante di Spagna D. Filippo. 



'll\ PALAZZO 

contento di abbracciar suo fratello, il Cardinal 
1090 ' 

di Lorena, il quale nella sera del ai Febbrajo 
i5qi i5o,i arrivò in Firenze di viaggio per Roma, 
ove recavasi per assistere al Conclave dopo la 
morte di Papa Sisto Y. Il Principe D. Giovanni 
de'Medici erasi portato a qualche distanza ad 
incontrarlo. Fece il suo ingresso in città al 
lume di una quantità innumerabile di torce, 
andando a smontare al Palazzo de' Pitti. Nel 
Palazzo medesimo in occasione dell'accennato 
Conclave alloggiarono successivamente i Cardi- 
nali Caraffa, Cornaro, Gallo, Madruzzo, Gon- 
zaga, d'Austria, quelli di Verona, di Cremo- 
na, e di Pavia . 

In quest'anno medesimo e nell' istesso Pa- 
lazzo, il io Novembre, la Granduchessa perve- 
nuta felicemente al termine della seconda gra- 
vidanza , partorì una Principessa, che battez- 
zata nella R. Cappella dall'Arcivescovo di Pisa 
ebbe per nome Eleonora , della quale fu poi 
compare il nuovo pontefice Aldobrandini , Cle- 
mente Vili. , di cui furono fatte le veci dal Car- 
dinale Sforza . 
i5q2 L'anno susseguente 1592 è particolarmente 
segnalato per l'arrivo in Toscana di un gran nu- 
mero di distintissimi personaggi di varie nazio- 
ni ed alloggiati in Palazzo de' Pitti . Tra questi le 
cronache di quei tempi fanno special menzione 
di un' Ambasciatore del Principe Battori di Tran- 
silvania , del Cardinal Borromeo , del Principe 



D E P I t T i a5 

dì Ferrara D. Cesare d'Este, e del Cardinal Gon • 

di Vescovo di Parigi giunto in Firenze il dì io 
ottobre di detto anno . Veniva questi per parte 
del Re di Francia Enrico IV. ad oggetto di pas- 
sar quindi a Roma e trattar col Papa intorno al- 
la conversione del Re al cattolicismo . Concertò 
egli col Granduca il modo da tenersi in questa 
delicata congiuntura, essendo stato convenuto 
tra le altre cose, che dal Granduca medesimo 
si spedisse pure al Papa un qualche abile mini- 
stro, onde coadiuvare il Cardinale in tal nego- 
ziato. Tutte queste prudenziali misure riusci- 
rono per altro infruttuose, e la missione del 
Cardinale a Roma fu per allora frastornata da 
una formale intimazione fattali a nome del Pon- 
tefice di non accostarsi a quella città (i3) . 

Non molto più fortunata parve la spedizione 
del Duca di Nevers Gonzaga, il quale recatosi a 
Roma per V istesso importante oggetto dovè ce- 
dere agi' intrighi della fazione spagnuola , la 
quale a tutto suo potere cercava d'impedire l'am- 
missione d' Enrico alla cattolica Chiesa , co- 
me quella che avrebbe posto fine ai torbidi del- 
la Francia fomentati principalmente dalla cupa 
ed artifìziosa politica di Filippo li. Il Duca di 
Nevers rigettato nel suo carattere d'Ambascia- 
tore , fu tuttavolta ammesso in Roma come pri- 
vato, ed è verisimile che nel breve tempo che 

(i3) P. Notiz. stor. del Poggio a Cajano, in appresso. 



26 PALAZZO 

gli fu permesso di trattenersi in quella città 

non tralasciasse di maneggiarsi utilmente, on- 
de riuscire nel suo intento . Ritornando egli da 
Roma, giunse in Firenze dopo l' un' ora di not 
te il dì a5 giugno i5o,3, incontrato per ordine 
del Granduca da un distaccamento di 200 uo- 
mini a cavallo, ed accompagnato con torce fino 
ai Palazzo de' Pitti , ove fu alloggiato e trattato 
con la più sfarzosa magnificenza , unitamente 
alla sua numerosissima comitiva. 

Il dì 14 Maggio dell'anno seguente i5g4 

i5p4 nacque al Granduca Ferdinando in Palazzo Pitti 
un secondo figlio maschio , il quale fu priva- 
tamente battezzato in cappella senza porgli no- 
me . Fu osservato che dopo la nascita di questo 
Principe, il primogenito che fino allora erasi 
mostrato di debolissima salute e sempre infer- 
miccio, pFese visibilmente un miglioramento 
deciso , onde ebbe a dire il genitore che nell' i- 
stesso giorno avea egli avuto due figli (*4)- M 
battesimo solenne di questo Principe ebbe luo- 
go soltanto il dì 28 Ottobre i5o,5 in cui gli fu 
posto nome Francesco, ed ebbe per compare il 
Cardinale Montalto. Era egli nipote del famoso 

(i4) In questo giorno medesimo ( i4 maggio i5p4) 

fu inalzata la statua equestre in bronzo di Cosimo I. 

sulla piazza , detta quindi del Granduca, opera di 

Giovan Bologna, Peso il cavallo libbre. . . . 1 5,438 

La Statua libbre. . . . 7,7*6 

In tutto lib. 23, i54 



de' pi tt i 27 



Sisto V., e Vice Cancelliere di S. Chiesa, il qua- — — 
le arrivato a Firenze il io di detto mese fu in- 
contrato in gran pompa alla porta della città 
dallo stesso Granduca, ed allo sparo continuo 
della Fortezza di Belvedere si recò al Palazzo 
de' Pitti ove fu accolto allo strepito di lieta mu- 
sica, e trattato fino dalla prima sera con uno 
splendidissimo banchetto, a cui intervennero 
60 delle più distinte dame fiorentine . Ei si trat- 
tenne in Firenze fino ai primi del successivo 
Novembre , in mezzo a continue feste e spetta- 
coli dati a sua contemplazione , i quali furono 
peraltro funestati alquanto dalla trista nuova 
dell' incendio orribile , che nella notte de' 2/1 
Ottobre avea quasi totalmente distrutto il su- 
perbo Duomo di Pisa. 

La munificenza e liberalità veramente regia 
che Ferdinando fece spiccare nel riparare alme- 
no in parte i danni cagionati da quel lacrimevo- 
le avvenimento , formano una dell'epoche più 
gloriose del regno di questo Principe (i5). Pochi 



(i5) In uri antico Manoscritto esistente nella Libreria 
M agliab echiana di Firenze uien riportata la seguente 
nota di spese occorse nella restaurazione di questa fab- 
brica dopo r indicato incendio , cioè 

« Per spesa de y tetti y e coperta di detto Duomo , dove 
andò di legnami N.° i5io travi d' abeto , compresovi 
quelle per la soffitta; e per la seconda coperta dei tetti 
libbre 433, 5òo di piombo , e tutta la spesa della mae- 
stranza Scudi 17,000 



palazzo 



anni dopo diede egli una nuova riprova della 

9 magnanimità sua in occasione del matrimonio 



Somma e segue Scudi 17,000 

« Per spesa di tutte le soffitte .... — io,3oo 

« Per spesa di 8 colonne grosse nella 

nave principale — 9; x 77 

« Per spesa di 8 colonne mezzane . . — 2,096 

« Per spesa di tutte le colonne picco- 
le di sopra — 1,1 56 

« Per spesa del pavimento tutto . . . — 11,011 

« Per spesa del Coro — 1,226 

« Per spesa delle finestre — 724 

<* Per spesa delle volte delle navi . . — 744 

« Per spesa delle invetriate, e rete del- 
le finestre — i,5i8 

« Per spese della Sagrestia — 2 > 22 9 

« Per spesa delle sedie di S. A. R. e di 

Monsig. Arcivescovo — 712 

« Per spesa delV Aitar maggiore . . . — 1,081 

« Per restaurazione delle due cappel- 
le della Santiss. Annunziata, ed 

Incoronata — i,366 

« Per spesa di restaurazione d'Altari. — 961 

« Per spesa de 1 Pergami di Coro ... — 568 

« Per spesa di tutto V Organo .... — 5, 264 

« Per spese di stipiti di porte di mar- 
mo — 861 

$ Per spesa delle tre Porte di bronzo. — 8, 60 1 

« Per spesa del Reliquiario dreto al 

Coro — p3i 

« Per spese diverse di più cose restau- 
rate nel Duomo di scarpellini, mu- 
ratori , intagliatori ec — 5,607 

Somma e segue Scudi 83, i33 



DE PITTI 



di Filippo III. Re di Spagna con Margherita 

d' Austria . Spedì a Madrid D. Giovanni de' Me- 
dici il di 5 dicembre 1698 con superbi regali da 
presentarsi alla sposa; tra i quali (dice il Setti- 
marini ) « si distinguevano per rarità e valore , 
un cinto di grossi diamanti valutato i5o,ooo 
scudi , ed un pennino simile lavorato con par- 
ticolar ingegno, che rappresentava il carro del 
Sole , sopra di cui stavasi Apollo suonando la 
lira, la quale si caricava come un oriuolo, ed 
il suono durava sei ore . Le ruote del carro gira- 
vano con sì mirabile velocità, che l'occhio non 
potea resistere al brillar dei diamanti, non al- 
trimenti che se stati fossero un vero Sole «. 

Ma nulla potè uguagliare la magnificenza di 
cui fece pompa questo Principe in tutto ciò che 
spettò al Matrimonio della sua Nipote Maria con 
Enrico IV. Re di Francia . I Signori Sillery e 
d' Alincourt Ambasciatori di quel Monarca , ed 
incaricati di trattare e concludere un tal matri- 
monio, arrivarono in Firenze e smontarono ai 
Palazzo de' Pitti il dì 22 aprile 1600. Incontrati 
fuori della porta dai Principi D. Giovanni $ D. 
Antonio de' Medici, da3oo cavalli e da gran nu- 
mero di nobiltà, aveano essi fatto il loro ingres- 

Somma e segue Scudi 83, 1 33 
« Per spese di pitture al Coro , e cu* 

pola — 1,47^ 

« Per spese di pitture fatte dal Sorri. — 5 00 

Somma in tutto Scudi 84,808 



3o PALAZZO 

—- — so in tempo di notte , tra una quantità immen- 

1600 j- 1 • ii 

sa di lumi preparati spontaneamente dal popo- 
lo, e tra gli evviva di ogni classe di persone . Il 
dì ^5 dell' istesso mese fu segnato Y istrumento 
di sponsali, e quindi pubblicato solennemente 
nei Palazzo medesimo il dì 3o al suono di tutte 
le campane della Città ed allo sparo delle arti- 
glierie delle due fortezze . Erano stati convocati 
nella sala maggiore del Palazzo il Senato, la No- 
biltà, e gli ordini principali della cittadinanza ; la 
Regina sposa assisa sotto il trono facea pompa 
di tutta la sua gloria, non meno che di sua non 
ordinaria bellezza . Sedeanle inferiormente a la- 
to il Granduca e la Granduchessa , i Principi del 
sangue ed i primarj della corte, secondo Y ordi- 
ne respettivo . Il Segretario di stato lesse ad 
alta voce l' istrumento matrimoniale , ed il pri- 
mo fra i Senatori (Donato dell' Antella) con 
elegante orazione attestò il giubbilo universale 
dei popolo toscano , e celebrò le lodi del Re , 
della Sposa, e di Ferdinando: restando compiuta 
la cerimonia con un atto interessante del Gran- 
duca , che destò la più tenera commozione in 
tutti i circostanti. Deposta egli ogni aria di 
maestà , lagrimando di giubbilo e di tenerezza 
si mosse il primo a baciar la veste della nuova 
Regina di Francia , e dopo di esso la Grandu- 
chessa , e tutti i circostanti per ordine; quindi 
la Corte seguitata dal Senato e dalla Nobiltà ac- 
compagnò la Regina come in trionfo tra le ac- 



D E P I TTI Jl 

dannazioni del popolo al pubblico rendimento 

di grazie nella Chiesa della SS. Annunziata . 

Questa prima cerimonia nuziale fu seguitata 
da molte feste tacito a Corte, che per la Città, 
fino al giorno della effettiva celebrazione del 
matrimonio . 

Fu questa preceduta dal solenne ingresso in 
Firenze del Cardinale Aldobrandino, nipote e 
Legato a latere del Papa , destinato ad assistere 
in nome di Sua Santità alla funzione dello spo- 
salizio. Il Granduca, i Principi, e moltissimi 
Signori eransi portati ad incontrarlo a qualche 
miglio dalla Città con la scorta di 5oo uomini 
a cavallo . D. Antonio de' Medici lo avea rice- 
vuto e complimentato ai confini. Entrò egli 
nella Città il di 5 Ottobre dell' anno istesso 
col più pomposo ceremoniale, tra gli ossequj di 
un infinito popolo, ed allo strepito delle arti- 
glierie, stando sotto un ricchissimo baldacchi- 
no, ed avendo alla sinistra il Granduca . Veni- 
vano in seguito 11 tra Arcivescovi , Vescovi ed 
altri Prelati, e quindi un numero immenso di 
Baroni e Cavalieri tanto Romani che Toscani. 
Alloggiò il Legato nel Palazzo de' Pitti , ove po- 
chi giorni prima era stato accolto parimente 
con tutti gli onori al suo rango dovuti il Duca 
di Bellegarde Grande Scudiere di Francia inviato 
dal Re per portare al Granduca la procura per la 
celebrazione del matrimonio, la quale ebbe luo- 
go finalmente la mattina del 5 Ottobre, nel Duo- 



PALAZZO 



mo di Firenze addobbato a tal uopo con indici- 
bile magnificenza. Il Granduca diede alla Sposa 
Fanello in virtù della procura speditali da Enri- 
co IV. Erasi egli portato alla Chiesa metropolita- 
na insieme col Legato, e coll'istcsso cerimoniale 
praticato nell' ingresso di quello in Firenze. La 
Regina veniva dopo in carrozza, con la Gran- 
duchessa , colla Duchessa di Mantova sua sorel- 
la, con la Duchessa di Bracciano, e col Princi- 
pe Cosimo . Un gran numero di altre carrozze 
conteneva le Dame del suo seguito, le quali, 
senza quelle addette all'immediato servizio del- 
le Principesse , ascendevano a più di 3oo. Il 
Cardinale celebrò la messa , ed all' Offertorio 
eseguì la funzione dello sposalizio . 

Le feste e gli spettacoli che ne vennero in 
seguito superarono in sceltezza, novità, e ma- 
gnificenza quanto mai di grande erasi fatto in 
tal genere e dall' istesso Ferdinando , e da tutti 
gli antecessori di lui . L' ingegno maraviglioso 
del Éuontalenti e di Giovan Bologna furono 
messi a prova in sì fausta occasione . Fecero essi 
a gara ogni sforzo perchè la ricchezza fosse su- 
perata dall' arte ; e fu cosa veramente di uni- 
versale stupore Y invenzione , Y eleganza, la- 
grandiosità degli spettacoli , e 1' apparato dei 
banchetti (16), e delle feste di balio. Troppo in 

(16) Il giorno stesso dello sposalizio fu data una 
gran cena nella sala detta di Leon X. in Palazzo vec 



D E' P I T T I 33 

lungo porterebbe il voler dare anche un sempli 

ce accenno di tutto questo ; oltredichè delle in- 
dicate feste poche appartengono in proprio al Pa- 
lazzo de' Pitti, essendosi eseguite per la maggior 
parte in altri locali , forse per esser quello trop- 
po ingombro , a cagione del gran numero d' il- 
lustri ospiti che vi erano alloggiati. 

Non vuoisi tralasciar peraltro di far menzio- 
ne di un teatrale divertimento datosi in quei 
giorni nella maggior sala di questo Palazzo, 
anche perchè rammenta esso un'epoca celebre 
nella storia del teatro musicale . Fu allora per 
la prima volta rappresentata V Euridice, dram- 
ma di Ottavio Rinuccini posto in musica da 
Jacopo Peri maestro di cappella di quel tempo , 
ed inventore famoso di quella specie di canto 
semplice, e per cosi dire prosaico , che appun- 
to per non discostarsi gran fatto dall' anda- 
mento di fin recitar comune fu chiamato recita- 
tivo, a distinzione dell'aria che vien formata da 

cìiio , ove tra altri oggetti degni a" ammirazione distin- 
guevasi la Credenza. Rappresentava questa un gran gi- 
glio di 3o braccia di grandezza pieno di coppe, bacini, 
ed altri infiniti vasi d* oro, d argento dorato, e cri" 
stallo , pietre preziose, statue d y oro e d argento , opera, 
di Giovan Bologna . Fino nelle confetture eranvi lavori 
di figure, e statue , alcune delle quali per un mirabile 
segreto meccanismo si muovevano da per se. Tra queste 
fuvvi un cavallo che passo sulla tavola d avanti alla 
Regina , avendo sopra di se la figura delio sposo somfr 
gliantissima alP originale . 

3 



34 PALAZZO 

una musica più sfoggiata e più ricca di melodia . 

00 Questa composizione adunque di recitativo e di 
aria che forma anche di presente il carattere dis- 
tintivo dell'Opera Italiana, si vide usala per la 
prima volta in Palazzo Pitti nella circostanza 
di cui si parla; e V Euridice del Rinuccini con 
musica di Jacopo Peri , fu nel tempo istesso uno 
de'più graditi spettacoli con cui si festeggiarono 
le nozze di Maria de'Medici, ed il modello primo 
di quel bel mostro teatrale che si chiama Ope- 
ra, e che ha prodotto in seguito gl'immortali 
Drammi di Metastasio , e le note incantataci 
dei Pergolesi, de'Jomelli, e de' Cimarosa. 

Il Palazzo dei Pitti, che pochi anni prima ave- 
va servito alle pompe nuziali di una Principessa 
Medicea che per sempre allontanavasi dalla pa- 
tria , servì l'anno 1608 nell' istessa guisa alle 
pompe nuziali di una Principessa Austriaca che 
veniva a farsi Toscana. 

L' Arciduchessa Maria Maddalena d' Austria 
destinata in Consorte al Principe Cosimo figlio 
primogenito di Ferdinando , era stata sposata 

1608 per procura a Gratz il dì 14 settembre 1608. Po- 
stasi poco dopo in viaggio alla volta d' Italia 
con numeroso seguito di nobiltà alemanna , e 
giunta per mare alla spiaggia di Ravenna, fu 
quivi ricevuta e complimentata da D. Antonio 
de'Medici destinato a servirla sino ai confini del 
Granducato, ove attendevala il marchese Salvia- 
ti con treno fastoso ed equipaggi di Corte. Il dì 



DE PITTI 35 

18 Ottobre eseguì la giovane Sposa il suo solen- — - — 
ne ingresso in Firenze , al quale effetto erasi 
aperta espressamente di nuovo una porta in vi- 
cinanza di quella di S. Gallo. Stavano quivi schie- 
rate le milizie per annunziar colle salve l'arrivo 
di lei ; tutti i Vescovi dello stato , il Clero , il 
Senato, la Corte, la Nobiltà erano disposti per 
ordine intorno alla porta , ove essendo ella giun- 
ta in compagnia del Granduca, le fu dal mede- 
simo imposta la corona sul capo . Sali in segui- 
to sopra un bel cavallo bianco , e accompagna- 
ta dal Granduca , seguita dai Principi e da nu- 
mero infinito di Cavalieri e Baroni, in mezzo al- 
le giulive acclamazioni dell' affollato popolo , 
passando sotto archi trionfali , e per vie tutte 
coperte d'arazzi, e decorate di statue, di emble- 
mi e iscrizioni relative, si condusse alla Chiesa 
metropolitana nobilmente apparata , ed ivi so- 
disfatti i doveri di Religione , passò con l' istes- 
so corteggio al Palazzo de' Pitti, ove fu incontra- 
ta dal Principe sposo (17), dalla Granduchessa 
e da 5o Dame . 

Per isfuggire la monotonia, inevitabile asso- 
lutamente nei racconti di leste e spettacoli sem- 
pre a un dipresso consimili , si tralascia di ri- 

(17) Questi erasi portato subito ad incontrarla -vi- 
cino ai confini del Granducato , conducendola a Ca- 
stello , ove si trattennero alcuni giorni , finche fu tutto 
in ordine per P ingresso solenne. {Ved. Not. istor. della, 
R. FU la di Castello . 1 



$6 PALAZZO 

portar qui tutto ciò che si fece in Palazzo e fuo- 

1608 . . . ,. 1 i- i- • 

ri in occasione di queste splendidissime nozze, 

le quali superarono forse in pompa e magnifi- 
cenza quelle istesse di Maria de'Medici (18). 

Uno spettacolo di ben diversa natura vide in- 
di a non molto il Palazzo de'Pitti tra le sue mu- 
ra . Fu questo il cadavere di Ferdinando esposto 
sopra il letto di morte nella gran sala di quella 
sua medesima Reggia , teatro poco fa della gran- 
dezza di lui. Ferdinando I. uno dei più beneme- 
riti Granduchi di Toscana cessò di vivere il dì 

1609 7 febbrajo 1609. «Fra i Principi della Casa Me- 
dici fu egli il primo ( dice lo Storico di questa 
famiglia ) che fosse compianto sinceramente dal- 
l'universale per il solo desiderio delle sue virtù , 
e per la memoria delie molte sue beneficienze » . 
Era egli in età di 60 anni, essendo nato nel 1^49. 



(18) Oltre i banchetti, i tornei, le sceniche rappre- 
sentanze ec. fu eseguito nel fiume Arno tra i due ponti 
di S. Trinità e della Carraja un maraviglioso spettaco- 
lo rappresentante la Conquista dei Vello d' oro. AlV ul- 
timo di detti ponti erasi data la forma di una citta con 
porto : era questa la citta di Coleo. Vn isoletta era in 
mezzo ; ivi gran quantità di combattenti , di deità , di 
mostri, sbarco degli Argonauti da una bellissima na- 
ve , figurata per la nave Argo , battaglie , incantesimi, 
e finalmente espugnazione della citta di Coleo , e con- 
quista del Vello . 

Fu fatto altresì il Giuoco del Ponte, sul ponte a S. 
Trinità nella guisa stessa che praticatasi fino di quei 
tempi in Pisa, ed eseguito pure da' giostratori pisani . 



De' PI T TI 3^ 

Ordinò nel suo testamento che non si spendes — » 

sero i 5o,ooo scudi soliti impiegarsi nei fune- 
rali dei Granduchi , e che invece si erogasse una 
tal somma in aumentare il patrimonio già da 
lui destinato per le doti da distribuirsi alle po- 
vere zittelle . Questo atto di umanità e di vera 
filosofia trasse d'agli occhi di tutto il popolo la- 
grime di tenerezza e di gratitudine , e special- 
mente allorché fu veduto il cadavere di quel 
gran Principe condursi privatamente al sepol- 
cro , seguitato solo dai figli, dai parenti, e dai 
Cavalieri di S. Stefano . 

I principj del governo di Cosimo II. figlio e 
successore di Ferdinando furono illustrati dalla 
celebre scoperta de' Satelliti di Giove fatta dal 
gran Galileo, il quale in onore appuntò di questo 
Principe diede il nome di Stelle Medicee agli as- 
tri da lui nuovamente scoperti . Non minore 
splendore arrecò al giovine Granduca la solen- 
ne Ambasciata speditali dal famoso Cha-Àbbas 
Sofì di Persia , e il refugio che venne a cercar 
presso lui il Sultano Jachia, che asseriva esser 
fratello maggiore di Achmet gran Signore dei 
Turchi . Furono i due personaggi splendidamen- 
te alloggiati in Palazzo Pitti . L' Ambasciatore 
Persiano giunto a Firenze nel mese d'agosto dei- 
l'istessoanno 1609 accompagnato da alcuni Ma- 
gnati di sua nazione , si presentò a Cosimo II., 
e con tutto il fasto , e le cerimonie analoghe al 
costume del suo paese , gli consegnò le lettere 



38 



PALAZZO 



— — del Sofì che erano indirizzate a suo padre. Ten- 

1609 *■ 

devano esse ad impegnar il Granduca a formare 

una lega contro il Turco destinata a molestarlo 
per mare, mentre le armi di Persia assalito lo a- 
vrebber per terra . 

Ciò che per altro riuscir dovette assai più gra- 
dito ai cuore di Cosimo, si fu il primo parto della 
sua sposa da lui teneramente amata , e che lo 
rese padre di un figlio maschio il dì 14 luglio 

1610 1610. Fu battezzato nella Cappella del Palazzo 
Pitti , e gli fu imposto il nome di Ferdinando . 
Tutta la Toscana partecipò in tale occasione 
della gioja del Granduca ; e la nascita del Prin- 
cipe Ferdinando fu solennizzata con lietissime 
feste pubbliche e private. 

Durante il breve regno di Cosimo II. la storia 
toscana fa menzione assai spesso del Palazzo 
de' Pitti . li dì 29 dicembre 1611 fu ivi rice- 
vuto con grande onorificenza il Cardinal Gon- 
. zaga, che venia da Roma per andare a prender 
possesso del Ducato di Mantova . Nel 5 maggio 
i6i3 i6i3 vi furono solennemente celebrate le noz- 
ze tra il Duca d'Onano ed una sorella del Duca 
Du Maine, alle quale assistè il Granduca con 
tutta la Corte, e più di 100 Dame fiorentine. 
Il Principe di Borbone Duca di Vendome, figlio 
naturale di Enrico IV. e Gran Priore di Fran- 
cia ebbe albergo nel Palazzo medesimo il dì ^4 
ottobre 161 5 , nel suo rapido passaggio per 



DE* PITTI 3o, 

Firenze, venendo da Roma, e andando ad inv — — 

1 t • 161 3 

barcarsi a Livorno . 

Appartiene parimente all' anno 161 5 la so- 161 5 
lenne cerimonia della imposizione della ber- 
retta Cardinalizia al Principe D. Carlo fratello 
del Granduca , eseguitasi il dì 16 dicembre nel- 
la cappella dell' istesso Palazzo , il quale die- 
de ricetto l'anno seguente al Principe Guido- 
baldo della Piovere Duca d'Urbino, ed al Duca 
di Mantova nel 1617. Venne questo Principe 1617 
il dì 5 febbraio in qualità di sposo di Caterina 
de' Medici sorella del Granduca Cosimo , e due 
giorni dopo, vale a dire il dì 7 di queir istesso 
mese passò egli alla effettiva celebrazione delle 
nozze con quella Principessa nella Chiesa metro- 
politana, e fu decorata l'augusta funzione con 
tutta quella magnificenza che era ormai dive- 
nuta familiare alla casa Medici . Pretendesi che 
questo matrimonio costasse la vita alla Princi- 
pessa Eleonora sorella maggiore della sposa, 
essendosi ella fortemente accorata nel veder 
maritarsi la minor sorella prima di lei . Ciò 
per altro non era avvenuto se non per motivo 
che la Granduchessa madre aveala destinata ad 
un più eminente partito , alla mano cioè del 
Re di Spagna Filippo III. rimasto vedovo già da 
qualche tempo. Qualunque ne fosse la causa, 
certo egli è che questa Principessa andò sensi- 
bilmente deteriorando ogni giorno in salute , 
dall'epoca degli sponsali della sorella, finché 



ZJO PALAZZO 

t ~7 — in ultimo cessò di vivere nel Palazzo de' Pitti il 
idi 7 

dì 29 novembre di quell'anno 1617 , in età di 

anni 9.4. 

Anche lo stato di salute in cui già da qual- 
che tempo ritrovavasi il Granduca era ben lun- 
gi da farne presagire una lunga vita . Ad onta 
delle quasi continue sue indisposizioni non ces- 
sava egli peraltro di occuparsi indefessamente 
degli affari di stato, ed eziandìo di tutto ciò 
che potea. dar lustro al suo regno mediante 
qualche nobile monumento che ne tramandas- 
se la memoria alla più tarda posterità . Con sì 
lodevole mira fece egli collocare nel giardino 
di Boboli la superba vasca di Granito dell' Elba 
nei posto ove anche di presente si mira , tutta 
di un sol pezzo, e di braccia l\o di circonfe- 
renza , lo che avvenne il dì 18 del mese di giu- 
1618 gno 1618. Né qui si limitarono già le idee gran- 
diose di questo Principe ;^Lmperciocchè fu egli 
che concepì il disegno di accrescere il palazzo 
Pitti coli' aggiunta dell'ala che guarda verso tra- 
montana; della qual fabbrica gettata fu la pri- 
1620 ma pietra il dì 19 maggio 1620. Il Granduca 
benché infermo ed obbligato a giacersi in letto 
volle aver parte a questa cerimonia ; laonde con 
solenne formalità fu portata quella prima pie- 
tra in sua camera, ed ivi essendo stata bene- 
detta in sua presenza , egli stesso vi pose sopra 
la calcina con una cazzuola d'argento . Nel fon- 
damento di questa fabbrica furono sotterrate 



DE* PITTI 4 1 

dentro una cassetta di piombo, insieme con ~ 
molte medaglie e monete d'oro e d'argento, le 
tre seguenti iscrizioni , composte le prime due 
da Andrea Salvadori , la terza da Pietro Vettori 
il giovane , e che sembrano risentirsi alquanto 
del gusto men buono, che da qualche tempo 
era già invalso nella italiana letteratura : 

I. 

Christinae Lotharingiae incertum habes poste- 

RITAS FUERIT NE FeRDINANDI I. CONIUGIO , AN CO- 
SMI IL PARTU FELICFOR ; HOC AUTEM CONIUGIO ET 
PARTU RELIQUAS SUAE AETATIS HEROINAS SUPERASSE 

CERTUM HABES. 

II. 

Cosmi IL mag. etr. duc et Mariae Magdalenae 

AUSTR. PR1NCIPES FILIOS , ETRURIAE REGIAM NUN- 
QUAM CONCUSSA TERRA AETERNUM SERVA , ET DIRA 
PARCITE AETATIS ARMA ; OPTIMUS ENIM GENITOR 
NON HUMANI FASTUS , SED* JUSTITIAE AC PIETATIS 
FUTURUM DOMICILIUM, HAEC POSUIT MONUMENTA. 



III. 

Maria Magdalena austriaca imperatorum ne- 
ptis, patruelis, soror , cosmi il mag. etr. duc. 
uxor , ne felicissimi talami socia ab ullo cuju- 

SQUE GLORIAE MONUMENTO DISSOCIARETUR . 

Ben poco sopravvisse il buon Principe, né 
potè certamente veder ridotta al suo termine la 



20 



4* 



palazzo 



— — fabbrica da lui cominciata . Le continue infer- 
1020 . , . 

mita sue alternate da diversi accidenti tenuta 

aveano in una penosa continua sospensione gli 
animi dei Toscani fra la speranza e il timore . 
Finalmente estenuato di forze a motivo ancora 
del rigore della stagione, e debilitato dalla lun- 
ghezza del male e dalle stesse medicine, sei vi- 
dero essi miseramente rapir dalla morte nella 
fresca età di 32 anni il dì 28 del mese di feb- 
brajo 162 1. Tutti gli ordini di persone piansero 
a calde lagrime la perdita di un Principe forni- 
to di tutte le qualità atte a conciliarsi l'amore 
de' popoli . Mai infatti non vi fu ne prima né 
dopo alcun Sovrano della Casa Medici amato al 
pari di lui . La clemenza, la tolleranza, la mo- 
derazione, formavano il carattere di Cosimo IL 
ed il trasporto con cui amava e beneficava i suoi 
Sudditi , lo rendeva ad essi adorabile . Condan- 
nato in letto dalle lunghe infermità soffriva non 
solo con rassegnazione , ma anche con ilarità i 
suoi mali , compiacendosi di veder gustare agli 
altri di quei piaceri de' quali era egli necessitato 
a privarsi . Il suo breve governo , oggetto per- 
petuo delle benedizioni di tutto il suo popolo , 
fu ugualmente favorito dalle benedizioni del cie- 
lo, ed ebbe morendo la consolazione di lasciar 
la Toscana nel più florido stato che avesse go- 
duto giammai . 

Tre anni dopo la morte del marito la Gran- 
duchessa Maddalena d'Austria, ebbe la conten- 



DEPUTI 43 

tezza di rivedere in Firenze l'Arciduca Carlo suo 

fratello , il quale fu alloggiato in Palazzo Pitti 
con tutte le onorificenze dovute al suo rango , 
ed alla stretta sua parentela con la Casa Medici, 
il 3o settembre dell'anno 1624. Era egli di pas- 1624 
saggio , e andava ad imbarcarsi a Livorno alla 
volta del Portogallo , ove dirigevasi in qualità 
di Viceré di Filippo III. Re di Spagna . Duran- 
te il non lungo soggiorno di lui in Firenze , 
tra le altre feste che a sua contemplazione furo- 
no date, vi ebbe in Palazzo la Rappresentazione 
della Storia di Santa Orsola , dramma spettaco- 
loso in musica, con macchine e prospettive tea- 
trali che riuscirono affatto maravigliose , inven- 
tate e dirette dal celebre architetto Giulio Parigi. 
Un altro fratello della Granduchessa, Leopol- 
do d'Austria, fa la sua comparsa nel Palazzo dei 
Pitti il dì 2 5 dicembre 1625. Destinato egli era 1625 
in isposo della Principessa Claudia de' Medici, 
cognata della Granduchessa e vedova già del 
Principe Federigo della Rovere figlio del Duca 
d'Urbino; ma essendo allora quel Principe Ve- 
scovo d'Augsbourg, e suddiacono, conveniva 
ottener prima la dispensa Pontificia per iscio- 
gliersi dai vincoli ecclesiastici; ed a tale oggetto 
ei si condusse a Roma subito dopo avere stipu- 
lato gli articoli de' suoi futuri sponsali . Ritornò 
in Firenze il dì 6 gennajo 1625, incontrato fino 
a S. Casciano dal pupillo Granduca, e magnifi- 
camente introdotto in città , ed alloggiato in Pa~ 



44 PALAZZO 

lazzo de' Pitti con tutto il suo seguito non mi- 

ifi fi , 

nore di 80 individui . Essendosi pochi giorni 
dopo portata la Corte a Pisa per passarvi, secon- 
do il consueto, i più rigidi mesi dell'inverno, la 
celebrazione del matrimonio non ebbe luogo 
che il 23 marzo di quell'anno. La ceremonia fu 
eseguita con la più gran pompa e suntuosità nel 
Duomo di Firenze , ed il Palazzo Pitti nuova- 
mente adorno, per dir così, della veste nuzia- 
le, solennizzò questo illustre Imeneo, con feste 
e spettacoli non minori né meno splendidi di 
tanti altri che si erano veduti precedentemente 
in somiglianti occasioni . 

Né lungo tempo ozioso rimase questo Palazzo 
dopo la partenza degli Sposi per la Germania . 
La comparsa in Firenze del Cardinal Barberino 
nipote del Papa, venendo dalla legazione di Spa- 
gna, vi ricondusse lo strepito delle pompe e de- 
gli spettacolosi divertimenti . Smontò egli alla 
porta del Palazzo il dì 1 1 settembre dell' istesso 
anno, ove fu ricevuto allo sparo di tutte l'arti- 
glierie della città, e con ogni sorta di magnifico 
trattamento solito praticarsi coi Cardinali Le- 
gati, allorché specialmente riunivano la qualità 
di Nipoti Santissimi. Fu a riguardo di lui rap- 
presentata nella sala maggiore l' Opera intito- 
lata la Giuditta composta dal Salvadori , con un 
balletto nel fine di essa eseguito dai paggi di 
Corte. L'Accademia della Crusca, che godeva al- 
lora di molta celebrità per le recenti swe con- 



D e' P I T T I 45 

troversie col gran Torquato Tasso, fu onorata in — — 
tale occasione dalla presenza del Cardinale, che 
volle assistere ad una solenne adunanza della 
medesima (19) . 

La storia del Palazzo Pitti è in qualche guisa 
la storia dei matrimonj della famiglia Medicea . 
Quello tra il Principe Odoardo Farnese Duca di 
Pajma, e la Principessa Margherita de' Medici 
figlia di Cosimo IL fu stipulato in questo Palaz- 
zo alfa presenza dei Cardinali Aldobrandini e 
Ludovisi intervenutivi espressamente da Roma 
il dì 3 del mese d'ottobre 1628, Due giorni do- 1628 
pò fece il suo ingresso in Firenze allo sparo del- 
le artiglierie il Duca sposo, ricevuto poi con 
tutti gli onori nel Palazzo de' Pitti . Il giorno 1 1 
deli'istesso mese, giorno in cui ebbe luogo nel- 
la Chiesa metropolitana la solenne cerimonia 

(19) Tutti sanno V esito delle critiche infelici della 
Crusca contro la Gerusalemme Liberata . Come dun- 
que il Galluzzi nella sua Storia del Granducato , ha 
avuto il coraggio d' avanzare che la Crusca restò vitto- 
riosa in quel conflitto , e che le riuscì d 1 avvilire quel 
gran poeta ? Invece di adulare con simili assurdità 
queir Istituto accademico certamente per tanti titoli ri- 
spettabilissimo e benemerito sommamente della lingua 
e letteratura italiana, era assai meglio che quello scrit- 
tore ne avesse un po' meno conculcati i precetti in fatto 
di lingua . Ci avrebbe così risparmiato tanti solecismi 
e goffi errori grammaticali che formicolano da per tut- 
to in queir opera , la quale a" altronde e assai ben pen- 
sata, specialmente ove troppo non si vede prevalere lo 
spirito di partito , e V opinione favorita del giorno. 



46 PALAZZO 

nuziale, fu terminato con una lieta e superba 

danza nella maggior sala di quel Palazzo , ove 
comparvero più di 200 dame riccamente e va- 
gamente vestite* Durante il ballo preparavasi 
nella sala detta delle nicchie un suntuoso rinfre- 
sco di diverse sorti di confetture tutte lavorate a 
disegno, e rappresentanti alcuni celebri fatti di 
mitologia e di storia . Allorché tutto fu in pron- 
to , si vide immediatamente popolarsi la sala da 
un gran numero di convitati ammessi a «gode- 
re del superbo banchetto in compagnia della 
corte e dei giovani Sposi . Poche sere dopo si 
eseguì sulla piazza de' Pitti altra gran festa di 
ballo con torneo di cavalli. L'immensa quan- 
tità degli spettatori che distintamente vedevansi 
come di pien mezzogiorno allo splendore di mi- 
gliaja e migliaja di lumi , formava intorno alla 
piazza il più stupendo colpo d'occhio. 

L' arrivo in Firenze del Duca di Guisa , e 
l'onorevol ricevimento di lui in Palazzo Pitti è 
ciò che s'incontra nella storia di quello dalF e- 
poca qui sopra notata fino al dì 1 settembre 
i63i i63i. Un Duca di Guisa fuggito di Francia e ri- 
covratosi presso la Corte Medicea , affine di sot- 
trarsi alla persecuzione implacabile del Cardina- 
le di Richelieu , è un personaggio di per se stes- 
so abbastanza interessante per figurar degna- 
mente ne' fasti del Palazzo di cui si ragiona . Ma 
interessante è molto più la circostanza che se- 
gnalò eventualmente il giorno dall'arrivo del 



DE PITTI 47 

Duca in Firenze. L'orribile peste che pel corso di ■ 
i3 mesi avea desolata questa città con tutto il 
resto della Toscana, pretendesi che cessasse del 
tutto in quel giorno ; onde ne furono fatti nella 
Metropolitana solenni rendimenti di grazie. A- 
vea durato il flagello dai primi d'agosto i63o 
fino al settembre i63r. « Nella sola città di Fi- 
« renze ( dice il cronista che d' ordinario segui- 
tiamo (20) ) morirono 9,300 persone, per quan- 
« to appare dai libri di Sanità; ma il numero ef- 
fe fettivo dovette esser molto maggiore ; perchè 
« la compagnia di Misericordia avea ordine di 
« mano in mano dalla Sanità di andare a portar 
« via un morto, e talvolta invece di uno, ne 
« portavano via due e tre, quanti ne trovavano 
« in casa , mentre al libro della Sanità se ne re- 
« gistrava uno solo . Quelli che risanarono nei 
« lazzeretti furono 23oo. « 

La smisurata ambizione e prepotenza dell' i, 
stesso Cardinale di Richelieu primo ministro di 
Luigi XIII, condusse poco tempo dopo in Firen- 
ze, e quindi in Palazzo de' Pitti, altri due illustri 
ospiti, la sorte de' quali sembrava anche più da 
compiangersi che quella del Duca di Guisa . E- 
rano essi il Duca di Lorena Francesco II. , e la 
Duchessa Claudia sua consorte . Spogliati quasi 
totalmente dei loro Stati , parte per gli artifizj , 
parte per aperta violenza di quel famoso Cardi- 
lo) Setti man. cron. MS. a IV anno i(?3i. 



48 PALAZZO 

naie ministro, e trattati nella stessa loro capi- 
tale più come prigionieri che come Sovrani, ri- 
solvettero finalmente di sottrarsi con la fuga da 
una sì miserabile situazione . Il Duca travestito , 
avendo potuto evadere dai castello, si ridusse di 
notte in casa di un suo confidente , ove la Du- 
chessa vestita da lacchè , si riunì poco dopo al 
consorte. La difficoltà maggiore era quella di 
poter uscire sconosciuti dalle porte di Nancy . 
Per eludere la vigilanza della guardia francese , 
il Duca si tagliò i capelli , e vestissi da carbo- 
nado , mentre la Duchessa in abito della più 
schifosa villana lo seguitava portando sulle spal- 
le un carico di letame. Riusciti in tal guisa a 
passar le porte senza esser osservati , fecero a . 
piede qualche lega sempre fuori della strada 
maestra, finché giunsero a salvamento in un 
luogo ove trovarono alcuni de' loro più fidi ser- 
vitori con cavalli e quant' altro facea di mestie- 
re per un lungo viaggio . Non ostante alcuni 
leggieri incomodi sopravvenuti alla Duchessa , 
la quale in età molto giovane, era di una com- 
plessione assai delicata , e non usa certamente a 
soffrir le fatiche e i disagi , poterono proseguire 
il cammino alla volta d' Italia , passando per la 
Borgogna negli stati del Duca di Savoja ; quindi 
a Milano ed a Genova, di dove per mare giun- 
sero in fine a Livorno . Prevenuto il giovine 
Granduca Ferdinando II. della loro risoluzione 
di rifugiarsi in Toscana, si diede ogni premura 



DE PITTI 49 

per usar verso di essi non solo quegli atti che 

esige la più cordiale ospitalità , ma ancora tut- 
te quelle dimostrazioni ed uffizj che potessero 
contribuire a sollevar lo spirito di Principi op- 
pressi dalla più ingiusta e crudele violenza . Ne 
a ciò il movea solamente la sua naturale gene- 
rosità e bontà di cuore , ma altresì il riflesso di 
far cosa gratissima alla Granduchessa Cristina 
sua avola, e parente strettissima di quegli sven- 
turati Sovrani. Si preparò pertanto in Firenze 
un incontro a' nuovi ospiti splendidissimo e 
dell'ultima magnificenza. Il Granduca con tut- 
ta la sua corte ed i principali della nobiltà fio- 
rentina si portarono a cavallo a riceverli otto 
miglia in distanza dalla città . Il Duca di Guisa 
che godeva dell' istesso rifugio , come si è nota- 
to qui sopra, accresceva con la sua presenza lu- 
stro e decoro alla nobile comitiva. Tenerissimo 
fu l'incontro quanto mai dir si possa; e le of- 
ferte del Granduca dettate dal cuòre e non dal- 
la ostentazione trassero le lagrime dagli occhi 
di quei Principi, non meno che di tutti gli astan- 
ti. Giunti in Firenze il dì 28 maggio i634 , smon- 
tarono al Palazzo de' Pitti, ove nulla si omise 
per parte del Granduca e della Granduchessa di 
quanto' potea servire a disacerbar V animo de- 
gli illustri ospiti, amareggiato da tante sventu- 
re. Parvero essi costantemente inconsolabili r 
non trovando altro conforto che nella solitudi- 
ne; finche dopo 29 mesi di soggiorno in Tosca- 



DO PALAZZO 

na il dì 3o ottobre dell'anno i636 partirono 

alla volta della Germania, a reclamar ivi la pro- 
tezione dell'Imperatore Ferdinando IT. 

Trovavansi essi da pochi mesi in Firenze al- 
lorché si celebrarono le nozze del Granduca 
Ferdinando con la Principessa Vittoria della Ro- 
vere Duchessa d'Urbino . La funzione si e- 
seguì privatamente nella Cappella del Palazzo 
Pitti il di i agosto dell'anno stesso i634- , col 
solo intervento dei nominati Principi di Lo- 
rena e di quelli della famiglia . Non saprebbe 
rendersi per avventura una ragione plausibile 
della poca o ninna solennità di queste nozze; 
certo egli è tuttavia che in tale occasione non 
furono punto imitati gli esempi di magnificen- 
za e di fasto, che aveano accompagnato i prece- 
denti matrimonj Medicei . 

In due altre occasioni nel corso de' due anui 
consecutivi è rammentato il Palazzo de' Pitti 
dagli Storici e Cronisti fiorentini . In primo 
luogo per l' arrivo in Firenze il 3o agosto 
i634, di Monsignor Mazarino, che fu poi il 
celebre Cardinale di tal nome, il quale spedito 
da Urbano Vili. Nunzio straordinario in Francia, 
fu ricevuto e trattato splendidamente in questo 
Palazzo; in secondo luogo per la morte quivi 
accaduta della Granduchessa Cristina di Lorena ? 

i636 il dì 20 decembre dell'anno i636 nella sua età 
di 73 anni . Era stata moglie di Ferdinando I. , 
madre di Cosimo II. ed avola dell'attuale Gran- 



DE PITTI 5l 

duca Ferdinando II. Principessa di ottimi costu 

mi, religiosissima, benefica e caritatevole verso 
i poveri, fu essa universalmente compianta, la- 
sciando lungo desiderio di se nella propria fa- 
miglia , egualmente che in tutta la Toscana . 

Le feste che, come è stato di sopra osservato , 
non ebbero luogo nella celebrazione del matri- 
monio tra il Granduca e la Principessa Vittoria 
della Rovere, si trovano riferite all'anno 1637 16.37 
nel di 7 di luglio . Furono esse precedute dal- 
la incoronazione di quella Principessa esegui- 
tasi solennemente in Duomo , e consisterono 
presso a poco nelle solite dimostrazioni di gioja, 
giostre , conviti , illuminazioni , feste di bal- 
lo , e spettacoli scenici, cose tutte alle quali ser- 
virono di teatro il Palazzo de' Pitti ed i suoi an- 
nessi (ai). 

(21) Ved. Descrizione delle Feste fatte in Firenze per 
le Reali nozze dei Serenissimi Sposi Ferdinando IL 
Gran Duca di Toscana e Vittoria della Rovere Du- 
chessa d' Urbino . Firenze per Zanobi Pignoni 1637. E 
preceduta questa Descrizione da un Dramma per musi- 
ca in 5 atti di Gio. Carlo Coppola napolitano , che- 
fu rappresentato nel Cortile del Palazzo Pitti ridotta 
informa di teatro , con macchine e decorazioni affatto 
magiche del celebre Architetto Alfonso Parigi . Il 
Dramma e intitolato Le Nozze degli Dei.. Vi figurano 
tutti i Numi celesti, terrestri, marini, e infernali. Il 
Componimento e per altro mancante di condotta , d'in- 
teresse e di buona poesia. 

Sembra del resto che si rilevi da questa Descrizione 
di Feste , che il motivo per cui il Matrimonio di Ferdi- 



5i PALAZZO 

— ;— Sembra che un tal matrimonio sia rimasto per 
7 molto tempo infecondo , giacché soltanto al 

1642 1642 si trova menzione della nascita di un pri- 
mo figliuolo sotto dì 14 agosto. Fu questi Cosi- 
mo, terzo poi di tal nome tra i nostri Grànchi- 
chi, battezzato allora privatamente nella Cap- 
pella del Palazzo alla presenza del padre e di 
tutti i Principi e Principesse della famiglia . Il 
solenne battesimo si effettuò soltanto tre anni 

i()45 dopo, il 2S giugno i645, essendogli stato Com- 
pare il sommo Pontefice Innocenzo X. , le di cui 
veci furono eseguite dai Cardinal Ludovisi Arci- 
vescovo di Bologna . 

1646 Nei primi giorni del seguente anno 1646, 14 
gennajo, furono nel Palazzo di cui si parla segna- 
ti gli articoli degli sponsali infra la Principessa 
Anna de' Medici sorella del Granduca Ferdinan- 
do II. , ed il Giovane Arciduca d'Austria Ferdi- 
nando d'Inspruck, nato anch' egli da una Me- 
dici, ( Claudia ) . Tre giorni dopo se ne celebrò 
pomposamente il matrimonio nella metropolita- 
na, ove la Principessa fu sposata per procura dal 
Granduca suo fratello . Suntuose veramente 
e brillanti forono le feste che solennizzarono ta- 
li nozze; se non che di gran lunga superiori 
comparvero quelle che sei anni dopo furono da- 

nando IL effettuato nel i634, non si solennizzo se non 
nel 1637, si fu V età della giovane Sposa, tuttavia 
immatura nella prima di dette epoche . 



D e' PITTI 53 

te a contemplazione di questa medesima Princi- 

pessa venuta di Germania in Firenze il dì 20 1 ^ 
aprile i65a a riabbracciar la sua famiglia, in i65a 
compagnia dello sposo e degli arciduchi Carlo 
e Sigismondo suoi Cognati . Trovaronsi quivi 
presenti in tale occasione il Duca e la Duches- 
sa di Mantova , questa pure di casa Medici . 
Tra le diverse feste e spettacoli che servirono 
in tal circostanza a recar sollazzo ai Regj Ospi- 
ti , non vuoisi tralasciar di far parola del Bal- 
letto di Cavalli eseguito nell' anfiteatro di Bo- 
boli che guarda il Cortile di Palazzo Pitti . Ope- 
rarono in questo Balletto 5i Cavalieri in diver- 
se squadre divisi , e vestiti superbamente a dif- 
ferenti colori. Muoveansi i Cavalli maravigliosa- 
mente a tempo di suono proveniente da un con- 
certo gradevolissimo di varj musicali strumenti , 
formando infiniti vaghissimi intrecciamenti con 
bell'ordine e precisione ammirabile . Capo e 
Principe della festa fu il giovane Cosimo Princi- 
pe ereditario : e siccome erasi scelto il tempo di 
notte per dar risalto maggiore allo spettacolo, 
tutto l'anfiteatro risplendea per ogni parte d'im- 
menso numero di fiaccole, che rendevano una 
luce non inferiore a quella del più bel giorno . 

Due anni dopo , cioè nel i654 il dì 20 mar- x g^ 
zo, il Palazzo de' Pitti diede albergo al Principe 
Adolfo, Conte Palatino e Fratello del Re di Sve- 
zia. Ciò che fravvi di più rimarcabile in questa 
circostanza si è che nel Palazzo medesimo fu te- 



54 PALAZZO 

--77- nutaalla presenza di quel Principe una solenne 
1 adunanza dell' Accademia della Crusca , in cui 
recitassi una Orazione e varie poesie in lode 
di esso . 

Un'altra celebre Accademia che s'inalzò in un 
momento ad una straordinaria rinomanza per 
tutta l' Europa , ebbe il primo suo nascimento 
nel Palazzo de' Pitti, poco dopo quest'epoca, e 
chiamossi X Accademia del Cimento. Prima dei 
gran Galileo tutta presso a poco l'umana filoso- 
fia consisteva in una cieca e fanatica venera- 
zione per tutto ciò che era stato pensato e detto 
da Platone , o da Aristotile . Questi due famosi 
Filosofi vissuti più di duemil' anni avanti , e 
diversissimi di principj e di massime, dividea- 
no in quel tempo la classe scienziata degli uo- 
mini in due sette estremamente animose l'una 
contro l'altra, se non che la scuola Aristotelica 
avea già acquistata molta preponderanza sulla 
scuola rivale. L'esperienza e l'osservazione su 
i fenomeni fisici e morali, non entravano per 
nulla nelle vane sottigliezze d'ambedue. La 
dottrina del Galileo rivolta sempre a spiare le 
operazioni della natura, ed a cercar da per tut- 
to la verità, avea dato già uri gran tracollo al 
Peripateticismo , e spianata affatto la strada ad 
una nuova fdosofìa . Bisognava che una fami- 
glia principesca vi si mescolasse , non già co- 
me semplice Mecenate, ma come appassionata 
coltivatrice della scienza; e questa fu appunto 



DE PITTI 55 



la famiglia de' Medici . Il Granduca Ferdinan — 

do II. ed il Principe Leopoldo suo fratello di- 
venuto in seguito Cardinale, si posero eglino 
stessi alla testa di tutti i beli' ingegni fiorenti 
allora in Toscana , ed usciti quasi tutti dalla 
scuola del Galileo, de 1 quali formossi l'Accade- 
mia così detta del Cimento, qual titolo viene a 
spiegar V indole e la natura particolare delle 
occupazioni di quella società , consistenti in 
osservazioni ed esperienze sulle cose naturali . 
Suppliva la regia munificenza del Granduca al- 
la spesa senza dubbio immensa degli strumen- 
ti , delle macchine , della corrispondenza cori 
gli esteri, e di quant'altro fosse necessario all'an- 
damento di quel!' illustre ed interessante isti- 
tuto, il primo certamente che sia comparso in 
quel genere in Europa. Il di 19 giugno dell'an- 
no 1657 ebbero principio in Palazzo Pitti le ac- i65j 
cademiche operazioni . Potea ciascuno propor- 
re quegli sperimenti che giudicava opportuni , 
ma il solo Principe Leopoldo , che in cognizio- 
ni e talenti non era inferiore ad alcun altro dei 
socj, dovea ordinarli e dirigerli. Non durò que- 
sta Accademia disgraziatamente che pel corso di 
soli nove anni, poiché la soverchia emulazione 
produsse, com'è solito, la discordia tra quei filo- 
sofi, genìa per avventura intollerante e irritabi- 
le nulla men che i poeti; e specialmente perchè 
il Principe Leopoldo, che ne era come lo spirito 
vivificatore, dovè partirsi da Firenze e stabilire 



56 PALAZZO 

il suo ordinario soggiorno in Roma, essendo sta* 

7 to rivestito poco prima della porpora cardi- 
nalizia. 

Ad una visita alquanto straordinaria trovossi 

1659 il Palazzo de' Pitti nel dì 27 gennajo 1659. Pre- 
sentanosi in tal giorno alla udienza dal Gran- 
duca Ferdinando IL due Ambasciatori spediti in 
gran pompa e formalità da Alessio Granduca di 
Moscovia. Il cerimoniale che osservarono essi in 
tale occasione fu trovato di un assai singoiar 
carattere, avuto riguardo ai costumi universal- 
mente praticati a quei tempi in Europa. Uno di 
essi tirò fuori con gravità il dispaccio del suo 
Sovrano, lo baciò rispettosissimamente, se lo 
pose quindi sopra la testa, ed in tal guisa pre- 
sentollo al Granduca . A contemplazione di que- 
sti Ambasciatori furono date diverse feste in Pa- 
lazzo , tra le quali una Cantata in lode del Mo- 
narca moscovita ; ed ogni volta che pronunzia- 
vasi dai cantori il nome di lui , gli Ambasciatori 
inchinavansi profondamente fino a terra ; lo che 
combinandosi con le frequenti ripetizioni pro- 
prie della nostra musica, dovette riuscire un af- 
fare altrettanto per essi incomodo , quanto co- 
mico e piacevole per gli astanti. Questa solenne 
Ambasciata non avea altro oggetto che di rin- 
graziar Ferdinando delle cortesie da lui usate ad 
un inviato Russo, che tre anni prima era stato 
di passaggio in Firenze. 

Il ricevimento del Sig. De Colbert che prece- 



de'pitti 57 

de d' un sol giorno la nascita del secondoge ;— 

nito di Ferdinando, rammenta di nuovo il Pa- 
lazzo de' Pitti nell'anno 1660. Il Sig. De Colbert, 1660 
che fu poi il celebre ministro di questo nome, 
alloggiò in detto Palazzo il dì 1 1 novembre. Spe- 
divasi a Roma da Luigi XIV. all'oggetto di acco-- 
modare alcune vertenze tra quel monarca ed il 
Pontefice Urbano Vili. Il giorno dopo, 12 novem- 
bre, nacque il Principe sopra mentovato, a cui fu 
posto nome Francesco Maria. Diedesi in tale oc- 
casione sulla piazza de' Pitti uno spettacolo che 
riuscir dovette piacevolissimo alla moltitudine, 
e fu quello d'una bella fontana di vino che du- 
rò a gettare per tre giorni continui, e di cui 
non è da dire se la plebe seppe profittare . 

L'anno 1688, i3 gennajo, si celebrarono le 1688 
nozze del principe Ferdinando primogenito del 
Granduca Cosimo III. , e quelle della Princi- 
pessa Anna Maria Luisa de' Medici sua sorella 
il dì 29 aprile dell'anno 1691. Sposò il primo i6gi 
la Principessa Violante Beatrice di Baviera; la 
seconda , il Principe Giovanni Guglielmo Elet- 
tor Palatino . Sono questi i due ultimi matri- 
moni Medicei che siansi festeggiati con appa- 
rato di solennità e di pompa nel Palazzo de' Pit- 
ti; ma non sono gli ultimi di questa famiglia 
che sieno riesciti infelici, e ciò che parve anche 
peggio, infecondi. Quello di Giovan Gastone 
secondogenito di Cosimo con la Principessa di 
Saxe Lavembourg fu effettuato nel 1697 in Ger- 



58 PALAZZO 

mania, e quello dell' ex Cardinale Francesco Ma- 

^ ria fratello dal nominato Granduca con la Prin- 
cipessa Eleonora di Gonzaga ebbe luogo in Fi- 
renze nel 1709, T uno e V altro senza alcuna di- 
mostrazione di pubblica allegrezza. 

La sterilità quasi prodigiosa di tutti questi 
matrimonj produsse infine per necessaria con- 
seguenza l'estinzione della Casa Medici , illustre 
quanto altra mai tra le famiglie che abbiano a- 
vuto impero sui popoli, e benemerita in som- 
mo grado delle lettere , delle arti e delle scienze, 
talché la gloria de' Sovrani Medicei vivrà altret- 
tanto immortale quanto il secolo a cui essi han 
dato nome , quanto le opere insigni che hanno 
eccitate e protette, e quanto i monumenti gran- 
diosi che eglino stessi hanno inalzato. 

Lungo ed inopportuno sarebbe qui il ripor- 
tare tutte le agitazioni, tutti gl'intrighi, tutti i 
negoziati de' quali dovette esser testimone il pa- 
lazzone' Pitti negli ultimi anni di Cosimo III. (21) 

(21) In questi ultimi anni di Cosimo e precisamente 
nel mese di marzo 1709 venne in Firenze e fu splendi- 
damente accolto in palazzo Pitti Federigo IP. Re di 
Danimarca, che sull'esempio del Czar Pietro, viaggia- 
va per V Europa . « Fu osservato, dice il Galluzzi, che 
la vanita e V ambizione vinsero nel Granduca in tale 
occasione V ipocrisìa , poiché per divertire il suo ospite 
non ebbe riguardo a promuover dei balli e degli spet- 
tacoli in quei giorni che la Chiesa consacra alla con- 
templazione della passione del Redentore « . Si tratten- 
ne il Re in Firenze 4° giorni . In questo tempo fre- 



DE PITTI 5q 

ed in tutto il tumultuoso regno di Gìovan Ga-— - — 
stone , Principe di eccellenti qualità, ma infe- 
licissimo nel corso intiero della sua vita, prima 
per la durezza del padre, poi pel carattere stra- 
vagante della moglie, ed infine per le continue 
amarezze ed angustie in cui fu tenuto dai Mi- 
nistri delle Potenze Europee, ciascuna delle qua" 
li non solo volea darli un successore a suo mo- 
do , ma tentava ancora, lui vivente, d'ingerirsi 
come per anticipazione , nel governo della To- 
scana. Allorquando parve che tutte infine si fos- 
sero accordate a fargli succedere V Infante Don 
Carlo primogenito di Filippo V. Re di Spagna, 
il dì 11 ottobre 1731 fu recato al Granduca Gio- 17^1 
van Gastone nel suo Palazzo de' Pitti un dispac- 
cio dell' Imperatore , col quale egli veniva eletto 
tutore di quel Principe spagnuolo ; nella qual 



quentb egli spessissimo uno dei monasteri della citta 
ove era una Monaca stata già sua amante. In un an- 
tecedente viaggio da lui fatto prima d' esser Re avea 
veduto in Lucca una giovanetto, di cui si era perduta- 
mente invaghito, e da cui era perfettamente corrispo- 
sto ; dimodoché , dopo che ei fu partito, non volendo 
esser a" altri, risolse ella di monacarsi in un convento di 
Firenze . Era questa la Religiosa che attirava le visite 
di S. M. «godendo egli, dice il citato storico , d* in- 
trattenersi con essa in colloquj ascetici, e separandosi 
con le lagrime, e con espressioni di parzialità per il cat- 
tolicismo . « Questi e quel Re di Danimarca a cui ap- 
partiene l y iscrizione in marmo che e sopra la Porta a 
San Gallo . 



fio PALAZZO 

— — occasione si vuole che ei così si esprimesse s Mi 
« fanno la grazia di farmi tutore di questo 
« Principe, e nell'istesso tempo rimettono me 
« nei pupilli 53 . 

L'Infante D. Carlo, riconosciuto ormai come 
Principe ereditario di Toscana, era giunto effet- 
tivamente in Firenze, ove fatto avea il suo ingres- 
so con molta solennità il dì 9 marzo dell' anno 
1731. Andò a smontare al Palazzo de' Pitti, ove 
dal Granduca fu ricevuto in sua camera, stan- 
do egli in letto , parte per abituali incomodi di 
salute , parte ancora per isfuggire un incontro 
d'etichetta. 11 giorno dopo fu complimentato 
dal Senato e da tutte le altre Autorità. Era egli 
giovinetto di 16 anni, e si dilettava appassio- 
natamente di caccia , qual divertimento si pren- 
deva spessissimo nel Giardino di Boboli , tiran- 
do ivi alle lepri ed ai tordi che vi erano in ab- 
bondanza . In un Diario di quei tempi MS. (22) 
si trova che il dì i3 marzo dell'anno medesimo, 
quel Principe passò dai Pitti pel corridore alla 
Galleria in un carretto tirato da una cerva. Do- 
tato com' egli era di bella presenza , di spirito 
gajo e vivace, e di maniere obbliganti e gentili, 
seppe ben presto cattivarsi la benevolenza del 
Granduca, e l'amore di tutti, in guisa tale che 
chiamato poco tempo dopo al altro destino, la- 
sciò nella Corte e nel popolo Toscano un vivis- 

(22) Settiinan. cron. ari. iy3i. 



DEPITTI DJ 

simo dispiacere, ed un sincero ed universal de • 

siderio di se medesimo . Il Granduca Giovan Ga- 
stone ne fu afflitto in modo particolare, non so- 
lo perchè si era egli cordialmente affezionato a 
quel giovane Principe da lui considerato come 
suo vero figliuolo, ma ancora in veggendo il po- 
co conto che faceasi di sua persona e delle sue 
affezioni [dalle Potenze straniere, le quali traffi- 
cavano il suo Stato come una merce manesca e 
transitoria a piacer loro da uno in un altro posses- 
sore. Isuoi disgusti non faceano che aumentare 
le già inveterate infermità sue , per le quali era 
quasi continuamente obbligato a giacersene in 
letto. Nella circostanza di qualche pubblica fun- 
zione faceasi trasportare in sedia da uno in un 
altro appartamento , e non abbandonava che 
ben di rado la sua veste da camera . Così visse 
egli infelicemente fino all'anno 1737, in cui ver- 1^37 
so il principio dell'estate essendoli sopraggiunta 
la febbre, accompagnata da tumefazione di ven- 
tre e da altri cattivi sintomi , cessò di vivere il 
dì 9 luglio in età di anni 66. Tutta la Toscana 
pianse la morte di questo Principe, liberale, be- 
nefico , compassionevole, degno di miglior sor- 
te e di tempi meno tempestosi di quelli che ber- 
sagliarono continuamente il suo regno (»3). 

(^3) Non molto avanti la sua morte , parendoli di 
trovarsi un poco meglio , incorninolo a farsi vedere as- 
sai spesso alle finestre terrene del palazzo corrisponden- 
ti alla piazza de' Pitti. Accorreva il popolo in folla 



&2 



PALAZZO 



Mancato l'ultimo rampollo maschio di Casa 

' ' Medici nella morte di Giovan Gastone , il Prin- 
cipe di Craòn ministro Imperiale prese possesso 
del Granducato a nome .del nuovo Granduca 
Francesco di Lorena, a cui, secondo i trattati già 
stipulati tra le Potenze , era stata assegnata la To- 
scana in compensazione del suo antico stato di 
Lorena incorporato definitivamente alla Fran- 
cia . Egli stesso si portò pochi mesi dopo a rat 
legrare colla sua presenza i nuovi suoi sudditi , 
ed il suo ingresso in Firenze accaduto nel dì 19 

1738 gennajo 1738, fu de' più solenni e magnifici 
che si fossero per l' innanzi veduti . L'Arco trion- 
fale tuttora esistente fuori della Porta a San Gal- 
lo , è un monumento grandioso di tale avveni- 
mento; che se quella fabbrica benché imitata 
dall'antico non è per avventura affatto ammira- 
bile pel buon gusto in fatto di disegno, io è al- 
meno per la ricchezza della materia e degli or- 
nati . Il nuovo Granduca venne a smontare al 
Palazzo de'Pitti, ove fu ricevuto con gli onori 
dovutili ; ed in mezzo alle giulive acclamazioni 

per vederlo, ed egli dava a tutti del denaro ; e per ave- 
re anche un motivo più plausibile agli occhi dei mini- 
stri Imperiali , per profondere le sue largita, compra- 
va a carissimo prezzo tuttodì) che gli veniva portato , 
quadri, lih.ri , utensili, manifatture ec. Continuo questa 
specie di fiera parecchi giorni, aumentando sempre, co- 
inè e ben da credere, il numero dei venditori e degli 
spettatori. 



D e' P I T T I 63 

di ogni ordine di persone ricevè i consueti omag- — -— 
gi e giuramenti da tutti i corpi dello Stato . 

Non fu lunga la sua dimora in Toscana , la 
quale in assenza di lui, fu governata in Reggen- 
za sotto differenti Ministri , fino alla venuta di 
Leopoldo suo secondogenito, il quale col titolo 
di Granduca prese personalmente possesso di 
questo Stato il dì 1 1 settembre dell'anno 1765, l 7®* 
nel qual giorno e nei consecutivi furono fatte 
in Palazzo de' Pitti diverse feste per solennizza- 
re il primo ingresso in Toscana di un giovane 
Principe destinato dalla Provvidenza a formarne 
la felicità . 

Durante in lungo e felicissimo Regno di Leo- 
poldo, più e più volte il Palazzo de' Pitti ha ve- 
duto tra le sue mura personaggi distinti , ai 
quali vi si sono dati divertimenti e feste splen- 
didissime . L'Imperatore Giuseppe IL, l'Arci- 
duca Massimiliano , l'Arciduca Ferdinando al- 
lora Governatore di Milano, il Re di Svezia Gu- 
stavo III., il Granduca delle Russie, dipoi Impe- 
ratore Paolo I. con la Consorte , oltre molti al- 
tri di meno alta condizione, sono stati di tem- 
po in tempo accolti e trattenuti in questo Pa- 
lazzo, ma senza molto apparato di pompa, forse 
perchè quei personaggi viaggiavano ordinaria- 
mente in incognito. Non così può dirsi relativa- 
mente ai RR. Conjugi Sovrani delle due Sicilie, 
venuti in Toscana con gran seguito per la via di 
mare nella primavera del 1^85. Dopo essersi ìySS 



64 PALAZZO 

trattenuti in Pisa pel corso di circa tre settima-. 

' ne (a4) unitamente al Granduca Leopoldo ed a 
tutta la sua famiglia , pervennero insieme con 
esso a Firenze il dì il\ maggio , ed alloggiati nel 
quartiere nobile del Palazzo de' Pitti godettero 
tra le altre di una superba festa di ballo data 
pochi giorni dopo nel giardino di Boboli tutto 
quanto illuminato in tempo di notte e che for- 
mava un colpo d'occhio veramente magico e 
delizioso (a5); nel tempo che il Palazzo istesso 
tutto illuminato risuonava egli pure dell' armo- 
nia di liete danze , e ridondava per ogni dove 
di una folla immensa di persone , parte in ma- 
schera, e parte elegantemente vestite alla foggia 
ordinaria. 

Ad uno spettacolo di natura ben differente 

1787 riserbato era il Palazzo de' Pitti per l'anno 1787, 
vale a dire due anni dopo l'epoca di cui qui 
sopra si parla, e fu questo una solenne riunio- 
ne in Assemblea generale di tutti i Vescovi del- 
la Toscana. Alle molte savissime ed utilissime 
innovazioni , che Leopoldo avea introdotto in 
questo paese , e nella parte legislativa , ed in 
ogni genere d'amministrazione, credè egli do- 
ver' aggiungerne alcuna riguardante il sistema ec- 

(a4) Vedi Notizie storiche del Palazzo di Pisa . 

(2 5) Una festa simile ebbe luogo in detto giardino 
in occasione delle nozze dell' Arciduchessa Maria Tere- 
sa figlia di Leopoldo col Principe Antonio di Sassonia 
il dì 8 settembre 1787. 



D e' P I T T I 65 



clesiastico . Con tal mira avea egli consultato 7t8? 
con lettera circolare tutti i Vescovi del Gran- 
ducato sopra diversi punti di riforma che me- 
ditava d'introdurre, alcuni de' quali particolar- 
mente tendevano a diminuire in Toscana l'in- 
fluenza della romana Curia . Sia che le risposte 
de' respettivi Prelati fossero in realtà conformi 
alle intenzioni del Principe, sia che tali per lo 
meno a lui sembrassero, certo è che credendosi 
egli abbastanza sicuro di riuscire nell'intento 
propostosi, immaginò di convocare un Concilio 
provinciale de' Vescovi toscani, affinchè i pro- 
gettati punti di riforma si convertissero in al- 
trettanti canoni da porsi in effettiva esecuzio- 
ne. Il Concilio dovea esser preceduto da una 
generale Assemblea de' medesimi Vescovi , nella 
quale sarebbonsi discusse e fissate le questioni 
preliminari . Questa Assemblea dunque si trovò 
per la prima volta riunita in Palazzo Pitti nella 
sala, così detta, de' Novissimi, posta nel quartie- 
re chiamato di Pietro da Cortona , il dì 2 3 a- 
prile dell'anno 1787. Eranvi 3 Arcivescovi, e 1787 
i4 Vescovi, non essendovi potuto intervenire 
quello di Grosseto , attesa la sua grave età e 
gl'incomodi di salute. Ciascun Vescovo avea 
seco, chi due, chi tre consultori Teologi; vi 
erano cinque Teologi per parte del Granduca , 
ed un Commissario che lo rappresentava nella ■> 
persona del Sig. Serristori Ministro di Stato . Sì 
tennero 19 sessioni, l'ultima delle quali ebbe: 



66 palazzo 

„ — luogo il 5 giugno susseguente, giorno in etti 
r ' J l'Assemblea rimase sciolta, e i Vescovi ritorna- 
rono alle loro sedi . Non si parlò più di Conci- 
lio provinciale , poiché nulla potè concludersi 
di quanto si era prefisso il Governo. Tre soli 
Vescovi si mostrarono fautori caldissimi delle 
progettate innovazioni, rimanendo per qualche 
tempo anche dopo l'Assemblea mantenitori ze- 
lanti di quella giostra teologica principalmente 
da lor suscitata, e che poco mancò che non de- 
generasse al solito in guerra civile . 

La morte di Giuseppe II. che avea richiamato 
Leopoldo in Germania, e la fausta ascensione 
al Trono di Toscana dell'ottimo ed incompara- 
bile Ferdinando suo secondogenito, non poco 
contribuirono a spengere le faci del fanatismo 
per una parte e per l'altra . Gli affari ecclesia- 
stici, cessando d'esser il trastulio non innocente 
di tutti gli spiriti turbolenti e ambiziosi, non 
diedero più occupazione che alle genti di Chie- 
sa; ed il popolo Toscano, ripreso il suo naturai 
carattere docile e tranquillo, si abbandonò alla 
più viva gioja all' arrivo in Firenze del Grandu- 
ca Ferdinando III. che avvenne il dì 9 aprile 
1791 1791. Ricevette egli in palazzo Pitti i compli- 
menti e gli omaggi consueti , ma non prese il 
formale possesso del Granducato , se non che il 
dì 4*4 gi u g no dell' istesso anno, riunendo ' alla 
pompa di questa ceremonia , quella ancora del- 



DE PITTI 6j 

le solite brillanti feste di San Giovanni protet 

tore di Firenze. J 

Con questo ultimo avvenimento , che sarà 
sempre di fausta ricordanza ai buoni Toscani , 
vuoisi dar compimento alle Notizie Storiche 
del R. Palazzo de* Pitti, avvegnaché i posteriori 
fatti ad esso relativi portano in se stessi l'im- 
pronta di troppa modernità, difetto sempre in- 
crescevole alla Musa della storia, la di cui vista 
simile a quella àe presbiti è assai più idonea alla 
percezione de' lontani che de' vicini oggetti; e 
tanto più che quando volesse pur darsi un lieto 
fine al presente ragguaglio, converrebbe con- 
durlo fino all'epoca fortunata del 16 settembre 
1814 in cui il R. Palazzo de'Pitti ebbe la bella rg^ 
sorte di riabbracciar di nuovo un Principe ado- 
rabile ch'egli avea veduto nascere , e che strap- 
patoli violentemente dal seno dal vortice delle 
rivoluzioni politiche, venne in fine a lui resti- 
tuito , ed ai voti eziandio e all'amore de' sem- 
pre fedeli suoi popoli,. 



' 



APPENDICE 

ALLE NOTIZIE STORICHE 

RIGUARDANTI 

IL R. PALAZZO DE' PITTI 

liei compilare le notizie che qua e là abbiam 
potuto raccorre intorno ai RR. Palazzi di To- 
scana j si è da noi principalmente avuta in mi- 
ra la storia civile e domestica , per ciò che ad 
essi appartiene , delle diverse reali famiglie che 
gli hanno successivamente abitati . Non entra- 
va pertanto nel piano della presente opera di 
parlare, se non che per pura incidenza, de'Pa- 
lazzi stessi relativamente alle belle arti . Tut- 
tavolta come mai trascorrer quello de' Pitti , 
senza salutare , aimen di passaggio , le tre arti 
sorelle che sì luminosamente vi sfoggiano, e 
che vi han fissato , per dir così , il favorito lor 
domicilio ormai da più di tre secoli ? Non sareb- 
be questa in certa guisa una inciviltà e rustichez- 
za imperdonabile, non dissimile per avventura 
da quella di chi entrasse a passeggiar liberamen- 
te nelle altrui mura, senza cercar d'inchinarsi 
ai padroni di casa? 

Vuoisi dunque nel presente Appendice ritor- 
nar di bei nuovo nel Palazzo de' Pitti per ragio- 
nar brevemente di alcune più notabili partico- 



70 appendice 

larità che il riguardano , e che appartengono 
alle arti del disegno . 

Fu incominciata questa gran fabbrica, con- 
forme è stato già osservato (i), verso l'an. i/j4o> 
col modello , e sotto la direzione del Brunelle- 
sco , famoso architetto, il di cui nome vivrà 
fors' anche al di là delle immortali opere sue, 
tra le quali è celeberrima l'immensa e veramen- 
te miracolosa cupola del Duomo di Firenze . 
Luca Pitti, per cui edifìcossi in principio questo 
palazzo > che sempre ha conservato il nome del 
fondatore, caduto per le rivoluzioni cittadinesche 
della sua patria dalla immensa fortuna, a cui per 
lo innanzi inalzato lo avea il favor popolaresco, 
non potè corìdurlo al suo compimento, ne tam- 
poco gli eredi di lui, i quali non sembra essere 
stati più eh' esso favoriti dalla sorte . Incomple- 
to pertanto restò l'edifizio per lo spazio di più 
d' un secolo (2), ed in questo frattempo se ne 
smarrì per mala ventura il disegno del Brunel- 
lesco ; talché passato il palazzo nel 1 549 ne ^ c ^°* 
minio di Eleonora di Toledo , moglie di Cosi- 
mo L, e volendosi ridurre la fabbrica ad un fine 
che a quel gran principio corrispondesse, con- 
venne ricorrere al consiglio ed all' opera d' al- 

(i) Ved, Notizie storiche del Palazzo de Pitti. 

(2) Quanto alla facciata che guarda la piazza noti 
estendevasi ih principio se non che a tutto il pezzo di 
mezzo , pili alto del rimanente , e che comprende 1 5 
finestre * 






AL P. DE PITTI 71 

tro architetto che in elevatezza di genio ed ih 
perizia nell' arte poco o nulla cedea per avventu- 
ra al gran Brunellesco . Fu' questi Bartolommeo 
Ammarinati . Fece egli il disegno del Cortile ma- 
gnifico, che passa meritamente per uno de'più 
bei pezzi della moderna architettura, e nel cor- 
so di dodici anni ebbe la soddisfazioue di ve- 
derlo compiutamente eseguito. Sorge esso da 
terra fino alla sommità del cornicione per Y al- 
tezza di braccia 65, comprendendo in tutto il 
suo quadrato tre ordini diversi d' architettura , 
quanti sono i piani del palazzo che si annunzia- 
no nella facciata del medesimo. È il primo di 
forma dorica, come apparisce nel gran loggiato 
aperto del pian terreno, con colonne formate è 
vestite di bozze rotonde, le quali terminano al 
di sopra.in una cornice che fa la figura di una 
bella e comoda terrazza capace d'esser rigira- 
ta all' intorno del prim' ordine de' fìnéstroni . 
Solida e robusta e non senza vaghezza è questa 
forma d' architettura , ed in armonìa special- 
mente con quella del primo piano della faccia- 
ta ; se non che la seconda , che dai professori 
YÌen detta J ortica comparisce egualmente seve- 
ra, ma nel tempo stesso più vaga e più svelta, co- 
mecché sollevisi gentilmente con sue colonne 
divisate da bozze, non già rotonde come nei 
prim' ordine, ma quadrate, che si pongono in 
mezzo certi fìnéstroni simili a grandi porte d'in- 
gresso. L'ultima forma d'architettura, che ehia- 



*yi APPENDICE 

masi Corintia, sale dal terzo piano fino alla estre* 
mità dell'edilìzio, ma con più graziosa manie- 
ra delle altre due , e con certa leggiadrìa in tut- 
te le sue parti che l'occhio mirabilmente diletta 
e riposa. 

Poiché ragionasi di questo bel Cortile , non 
vuoisi omettere di far parola di alcuni suoi or- 
nati accessorj degni d'ammirazione, come sono 
alcune antiche statue e gruppi di marmo di 
greca maniera . Due di queste statue vedonsi 
collocate sotto il loggiato, una per parte, nel fon- 
do di ciascuna delle due ale del medesimo , 
rappresentanti un Ercole appoggiato alla sua 
clava, con la pelle del Leone Neméo in ispal- 
la (3), ed ini Plutone col cane Cerbero da un 
lato, che \iene stimato lavoro di molto pregio. 
Dei gruppi che si presentano in fonde ai Cor- 
tile a chi entra in palazzo, uno denota Ercole, 
che sollevando da terra e stringendo fortemen- 
te tra le braccia il Gigante Anteo , lo fa scop- 
piare; l'altro è un Ajace morto per le ferite da- 



(3) Sotto questa statua } situata iti fondo air ala si- 
nistra del loggiato, e da osservarsi scolpita una mula in 
basso rilievo di marmo nero , quale vuoisi da molti e$* 
sere stata lì effigiata per ordine delV istesso Luca, Pitti 
in memoria di una sua mula che molto lavoro nel tra- 
sporto de' materiali per la fabbrica del Palazzo , rile- 
vandosi ciò dall' appresso distico che vi si legge ; 
'Lecticam, lapides, et marmora, ligna, colurana* 
Vexit , conduxit , traxit , et ista tulit . 



AL P. DE PITTI 73 

tesi da se medesimo , il quale comparisce soste- 
nuto da un soldato . 

Questi due gruppi pongono in mezzo una 
grotta di figura ovale , dentro di cui havvi una 
spaziosa peschiera d' acqua viva mantenutavi 
da uno zampillo di fontana , che dal bel mezzo 
delle acque sorge all'altezza di circa io brac- 
cia . Grazioso è il vedere come alcuni putti di 
marmo vi sieno stati distribuiti a fior d'acqua 
in atto di nuotare. Le mura interne della grot- 
ta incrostate sono a mosaico, e la volta dipinta 
di vivace colorito esprimente nel mezzo di essa 
una Fama, vien sostenuta da 16 colonne di 
pietra forte, le quali sono tramezzate da varie 
e buone sculture . Mirasi di faccia all' ingresso 
della grotta una bella statua di porfido dell' al j 
tezza di circa 5 braccia rappresentante un Mosè, 
opera in gran parte del valente scultore Raf- 
faello Corradi . Dicesi in gran parte , impercioc- 
ché esisteva già a' suoi tempi il torso antico di 
quella statua che è di porfido orientale, senza 
essersi mai saputo in qual modo fosse venuto 
in potere della casa Medici . A questo torso fece 
egli dunque le gambe, le braccia e la testa , la 
quale immaginò di farla posare per mezzo di 
una vite , onde potesse ad ogni occorrenza age- 
volmente levarsi e rimettersi . Vedonsi pure 
qua e là nelF interno di questa grotta medesima 
altre quattro statue di marmo che esprimono 
quattro diversi simboli corrispondenti alle vir- 



74 APPENDICE 

tu o uffìzj di Mosè ; e sono, la Legislazione i 
X Imperio , la Carità , e lo Zelo per l'onor di 
Dio . La Legislazione figurata viene in una fem- 
mina vestita tutta di lungo manto con le Tavole 
della legge , ed è lavoro assai stimabile di Anto- 
nio Novelli. Havvi dirimpetto a questa la statua 
di Gio. Batista Pieratti rappresentante lo Zelo con 
alcuni segni caratteristici di questa Virtù, sicco- 
me coi loro respettivi le altre due statue deno- 
tanti la Carità, e X Imperio, scolpite da Domenico 
Pieratti fratello del summentovato. Nelle due la- 
terali testate di queste concavità sono state di- 
sposte due nicchie con belle vasche di mistio ài 
Seravezza, e sopra di esse dalla parte del muro 
due delfini di bronzo , i quali insieme avvitic- 
chiando le loro code, sostengono un'altra vasca 
più piccola dell' istesso marmo. Le due maggio- 
ri vasche poste una dirimpetto all' altra hanno 
ciascuna un mostro di bronzo che s'inalza dal 
loro fondo ; uno di essi sostiene un alloro , tra 
le frondi di cui scorgonsi le Palle Medicee; l'al- 
tro una querce con F arme della Granduchessa 
Vittoria della Rovere , lo che anche senza l'iscri- 
zione che si legge sotto la statua del Mosè, ser- 
virebbe a dimostrare che gli ornati di. questa 
grotta , e forse la grotta medesima, debbonsi al 
Granduca Ferdinando II. 

Sotto il regno dell' istesso Granduca fu ridot- 
ta nello stato in che attualmente si vede la bella 
fontana esistente sopra la grotta di cui si è ra- 



AL P. DE PITTI 75 

gionato sinóra (4). Sorge essa da una gran vasca 
ottagona, nell'orlo della quale si stanno varia- 
mente atteggiati ed in positura scherzevole otto 
puttini di marmo. Nel lago di essa nuotano due. 
cigni di marmo cavalcati da due altri puttini, 
e dai mezzo di questo lago sollevasi uno svelto 
piedistallo , che sostiene una tazza di granito . 
Quindi altro piedistallo , ed altra tazza minore. 
Tutto questo moltiplice lavoro di scultura ono- 
ra lo scarpello di Francesco Susini, il quale aven- 
do presentato il suo disegno al prelodato Gran- 
duca fino dall' anno 1639, non s'incominciò ad 
eseguirlo se non che nel \6l\i (5) . Nel lato del- 
la base di questa vasca che riguarda il giardino 
leggesi incisa in marmo la seguente curiosa 
iscrizione : 

« AVLICI . NARCISSI . MEMORES . FONTEM . NE . IN- 
« SPICITE . VOEIS . FORTVNAM . STRVERE . HINC . 
« HAVRITE . tfGO . PROCVL . INTER . SPAFLEA . FÉ- 
« RARVM . GENITA . QVIA . OPTIMA . HVC . MAGNO . 
« IMPENDIO . DEDVCTA . GLORIOSO . FERDINANDI . 
« COGNOMINE . CLARA . INCEDO (6) . ET . LICET . 

(4) Si sa che prima della presente, esisteva nel luogo 
istesso un' altra fontana eseguita sul disegno del cele- 
bre architetto e scultore Baccio Bandinelli. 

(5) Abbiamo dal Baldinucci, che al Susini per pa- 
gamento di tutti i suoi lavori di marmo , compreso il 
piede e il modello , fu sborsata la somma di scu. i2 5o. 

(6) Acqua Ferdinanda, chiamatasi quella di questa, 
fontana, e di tutte le altre, non già da Ferdinando II. 

di cui e stato parlato poco avanti, ma da Ferdinan- 



76 APPENDICE 

« ORTI . IN . SVMMIS . MONT1VM . CONCAVA . VAL" 
« LIVM . TVBIS . INCLVSA . PERCVRRERE . NON . 
« DEDIGNATA . REGIA E . PVLCHERRIMVM . LOCVM . 
« TENEO . ITA . NEMO . IN . AVLA . EMERGET . AVT . 
« FIRMO . STABIT . VESTIGIO . NISI . MODERATIONI . 
« ET . INTEGRITATI . INNIXVS . 

Ritornando ora alla storia architettonica del 
Palazzo de' Pitti, fa d' uopo rammentare ciò che 
è stato riferito nelle notizie istoriche di que- 
sto palazzo , relativamente all' aggiunta fattavi 
dell' ala destra verso tramontana sotto il regno 
di Cosimo IL , qual lavoro ebbe il suo comin- 
ciamento il dì 29 maggio 1620, al qual propo- 
posito deesi#qui aggiungere, che per dar luogo 
alla nuova fabbrica , doverono atterrarsi più 
case che per l' avanti vi erano , e che formava- 
no una stradella denominata via della Cava, 
forse dalia cava di pietra forte del vicino monte 
di Boboli, della quale è costrutto» il Palazzo. 
Dal celebre architetto Giulio Parigi fu model- 
lata e diretta la fabbrica, non solo per ciò 
che appartiene all' ala destra di cui si è già 
parlato , ma eziandio per 1' ala sinistra che 
guarda il mezzogiorno , verso la Porta Romana . 
Vero è bensì che non s' incominciò per questa 

do 1. figlio di Cosimo , il quale fece venir quest* acqua 
per mezzo di un gran condotto dai monti di Fiesole . 
V artefice di cui egli si servì per far avanzare il canale 
di questa fonte fino alla Villa Palmieri detta I tre vi^ 
• si, fu Jacopo Biondi fiorentino . 



AL P. DE PITTI 77 

parte il lavoro se non che nell'anno i63i, re- 
gnando allora Ferdinando IT. figlio del sopra 
mentovato Cosimo, del quale era stata inten- 
zione certamente di ridurre a compimento in 
tal guisa il Palazzo de' Pitti , ma ne fu impedito 
dalla morte, che tolse immaturamente dal mon- 
do quest' ottimo Principe nella fresca età di 
32 anni. Erede delle paterne virtù , e in mo- 
do particolare della grandezza d'animo di cui 
Cosimo IL avea dato esempj si segnalati , non 
mancò Ferdinando di dare esecuzione al già 
formato disegno di quel Palazzo . Trovasi in 
alcuni ricordi scritti di propria mano dello stes- 
so architetto Giulio Parigi la seguente notizia : 
« A dì 7 settembre i63i si messe la prima 
« pietra alla cantonata del fine del Palazzo di 
« verso S. Pier Gattolini (porta Romana). Si 
« cantò la Messa dello Spirito Santo ; si messe 
« una cassetta di pietra con dentro due casset- 
te te di piombo con medaglie di rame de' Sere- 
te nissimi Principi. Copia de' versi messi nel fon- 
te damento fatti dal Sig. Andrea Salvadori (7) : 

« Testare . lapis . si . coelvm . vnqvam . An- 
te SPICIES . NON .AD . REGIAM . TANTVM . POMPAM . 
te VERVM . AD . CHRISTIANAM . PIETATEM . IN . 
te ALENDA . PLEBE . HAS . AEDES . A . FERDINANDO . 



(7) Autore di altre due Iscrizioni di simil genere sot- 
terrate nei fondamenti dell' ala verso tramontana , e 
riportate nelle Notizie storiche del Palazzo de' Pitti , 



78 APPENDICE 

ce SECVNDO . MAGNO . ETRVRIAE . DVCE . FVISSE . 
« £ONSTRVCTAS . AN. CIO. IO. CXXX[ 

Sotto il regno dell' istesso Ferdinando II. Pie- 
tro Berrettini detto Pietro da Cortona pittore 
celeberrimo anche per essersi fatto capo-scuola 
di una nuova maniera di dipingere ribelle al- 
quanto alle regole dei più perfetto buon gusto 
e del bello stile che avea contrassegnato l'aureo 
secolo dell'arte, prese a dipingere il regio ap- 
partamento del primo piano del palazzo de'Pitti 
verso tramontana, ajutato in ciò dal suo scola- 
re Ciro Ferri. Questo appartamento è composto 
di 7 camere . La prima vien denominata Carne- 
ra di Venere, appunto perchè nella volta di es- 
sa il pittore ha espresso quella Dea nell'atto di 
rimanere spogliata della gioventù per opera di 
Pallade e di Mercurio che conducono la gioven- 
tù ad Ercole. Le otto lunette che rimangono 
sotto la volta, rappresentano diversi Eroi del- 
l'antichità , che seppero vincere le illecite pas- 
sioni . 

La seconda, che chiamasi Camera d'Apollo > 
contiene nella volta un Apollo, a cui Pallade e 
Mercurio presentano la gioventù , alla quale 
egli addita Ercole. Le figure d'Apollo e d'Erco- 
le sono di Pietro da Cortona ; le altre del suo 
scolare Giro Ferri. Nelle lunette sono effigiati 
in varj atteggiamenti esprimenti alcune azioni 
della loro vita, Giulio Cesare, Augusto, Ales- 
sandro, e Giustiniano. 



al p. deputi 79 

La terza chiamasi Camera di Marte , perchè 
nella volta mirasi espresso questo Dio in atto 
di ricevere Ercole in età virile presentatoli da 
Minerva . 

La quarta detta di Giove rappresenta Giove 
medesimo che corona Ercole in età senile. Nelle 
nove lunette si vedono diverse Divinità mitolo- 
giche coi loro convenienti attributi . 

La quinta è dipintura di Ciro Ferri, ed espri- 
me l'apoteosi di Ercole, simboleggiato per la 
Virtù, quindi è denominata Camera d Ercole . 

La sesta vien chiamata Camera de' Novissimi , 
perchè conteneva L\ gran quadri in tela rappre- 
sentanti i Novissimi, opera del Cav. Nasini se- 
nese . Questi quadri più non vi esistono , essen- 
do stati mandati a Siena . 

La settima detta della Stufa è rivestita nelle 
pareti dei colori di Pietro da Cortona, il quale 
vi ha ritratto le quattro età della umana vita . 
La volta è opera di Matteo Rosselli . 

Siccome non vuoisi scriver qui una Guida 
pei forestieri , con dare una esatta enumerazio- 
ne dei varj oggetti degni d'ammirazione che 
trovansi in questa fila di camere, si tralascia di 
parlare dei moltissimi quadri che ricuoprono 
e adornano maravigliosamente le pareti di ogni 
Camera, e che sono per la massima parte i più 
insigni Capi d' opera dell' arte , giacché il de- 
scriverli ad uno ad uno porterebbe a soverchia 



80 APPENDICE 

lunghezza , e troppo ci allontanerebbe dall' og- 
getto propostoci . 

Seguitando dunque a parlare di ciò che in- 
trinsecamente appartiene al Palazzo de' Pitti, in- 
dipendentemente da' suoi ornati accessorj ed 
amovibili, ci si fa luogo ad osservare che alla 
magnificenza di Ferdinando IT. debbonsi pure 
i maravigliosi dipinti di Giovanni da S. Gio- 
vanni nella Sala che trovasi a pian terreno sul- 
la sinistra dell' ingresso in palazzo . E questa 
dedicata alle glorie di Lorenzo il magnifico , al 
di cui esimio favore per le lettere alludono le 
diverse storie ivi dipinte, parte allegoriche , 
parte vere . Le pitture per altro della volta so- 
no tutte relative alle nozze di Ferdinando II. 
colla Principessa di Urbino Vittoria della Ro- 
vere, avvegnaché all'occasione appunto di ques- 
te nozze celebrate nel i634, fu data a Gio- 
vanni la commissione di ornare delle sue am- 
mirabili pitture questa superba sala, al che po- 
se egli mano fino dal principio di quell'anno. 
Vi lavorò fino alla sua morte accaduta nei dì 
9 decembre i638 ; e se prestiamo fede a ciò 
che racconta il Baldinucci della forte riprensio- 
/ ne fattali dal Granduca a motivo di sua indo- 
lenza e pigrizia nelF operare , dalla quale pre- 
tendesi che gli venisse per avventura accelerata 
la morte , e molto più quando si osservi quel 
tantoché nello spazio di quattro interi anni egli 
dipinse in questa sala , e che si limita alla volta 



AI. P. DEFITTI 8l 

ed alla parete di fianco sulla destra dell' ingres- 
so della sala medesima , se ne dedurrà facilmen- 
te , che questo eccellente artista era inconten- 
tabile nelle cose sue, per lo che impiegava gran 
tempo a correggere e rifare ; o che a somiglian- 
za di molti altri grandissimi ingegni non pote- 
va assoggettarsi a quella continuata assiduità di 
lavoro che pretendesi d'ordinario da un padro- 
ne che paga , ma che ripugna alla indipendenza 
del Genio, il quale sdegna d'agire se non se in 
quei momenti felici ne' quali sentesi invaso da 
una superiore ispirazione . 

Tre altri valenti pittori impiegati furono non 
tanto a ridurre a compimento la sala di cui si 
parla , quanto ancora ad ornare coi loro pen- 
nelli le tre stanze che ne vengono di seguito . 
Furono essi Ottavio Vanni, Francesco Turini, e 
Francesco Mon telatici , soprannominato Cecco 
bravo; i quali essendo stati nemici di Giovanni 
mentre egli vivea, cercarono allora ogni mezzo 
per oscurarne la fama, insinuando maliziosamen- 
te al Granduca di far gettare a terra tutto quello 
che Giovanni operato vi avea, come cosa difetto- 
sa e di niun valore, per esser poi rifatto da essi; 
ma il savissimo Principe, conosciuto il lor vile 
artifizio, volle non solo che si conservasse ciò che 
da quello eravi stato dipinto , ma altresì che- 
si proseguisse il lavoro a norma dei pensiero e 
del disegno deli'istesso Giovanni, conforme fu 
infatti eseguito. 



82 APPEN J> I C E 

Accadde parimenti sotto il Regno del Gran- 
Duca Ferdinando II. quella maravigliosa e quasi 
incredibile operazione eseguitasi al Palazzo di 
cui si ragiona dal celebre architetto Alfonso Pa- 
rigi. Non si farà qui che riferirla colle parole 
rstesse del Baldinucci nella vita del nominato 
Alfonso. «Era circa all'anno i6/jo quando fu 
« osservato che la gran facciata del Palazzo dei 
« Pitti nella parte antica, dal principio del se- 
« condo piano in su, incominciava a pendere 
« verso la piazza; anzi erasi tanto avanzato il 
« male, che fino a quell'ora ella era uscita fuori 
« del suo piombo un terzo del nostro braccio ; 
« il quale accidente avrebbe dato molto a te- 
« mere, se l'ingegno, la perizia e il grand' ani- 
ce mo d'Alfonso non si fosse offerto a dare al 
« tutto con facilità e prestezza opportuno ed 
a efficace rimedio: il che bene effettuò col ri- 
« tirare quella smisurata muraglia, tutta incro- 
.* stata di grossissime bozze, al suo antico posto, 
« fermandola anche in tal modo che non mai 
« più ella avesse a dar di sé un siffatto spaven- 
« toso spettacolo, e fecelo in questo modo . 

« Forò primieramente il muro della facciata 
« in tanti luoghi , quanti abbisognarono per 
« adattarvi certe grossissime catene fatte fabbri- 
« care & Piero Zaballi, allora singoiar maestro 
« di ferro, e queste catene dalla parte della fac- 
« ciata intestò coi soliti ma ben grossi paletti , 
« che poi rimasero sotto le medesime bozze . 



h. L P. D E* P I T T I 83 

a Fece passare le catene sotto il pavimento del- 
ie- le stanze di eletto piano di sopra , ed al ter- 
« mine delle medesime catene per la parte di 
« dietro aveva adattati i bellissimi strumenti a 
« vite da lui composti, coi quali, a forza di 
« certe leve, quando una, quando un'altra ve- 
ce niva stretta e tirata, acciocché quella forte 
« violenza venisse fatta appoco appoco, e sem- 
« pre egualmente ; e così con modo quasi in- 
« sensibile e colla fatica di poca gente quel gran 
« muro se ne tornò al posto suo, e per eterno 
« assicuramento da nuovo pericolo furono fer- 
« mate anche per la parte del cortile le catene . 
a Ma il Parigi per maggior piacere dei Serenissi- 

« mi che furono spettatori di sì bella prova 

« aveva accomodati a traverso il cortile e fermi 
« nel muro della facciata ( del Cortile ) due fili 
« di rame che in mezzo avevano un perpendi- 
« colo di rame altresì , alla cui estremità per 
« di sotto pendeva un piombo sopra uno spec- 
« chio giacente sul piano , e quello in tanta di- 
te stanza dal piombo quanto appunto doveva es- 
ce ser tirata addietro la facciata per tornare al 
« suo sesto, cioè in distanza d'un terzo di brac- 
« ciò ; e così mentre operavano le macchine^ 
<( calavano i piombi , sinché finito il bel lavoro, 
« furono essi piombi per appunto sul piano 
'« dello specchio (^)« . 

(7) Sembra che il fatto da noi riferito colle paro ts 



84 APPENDICE 

Dal tempo di Ferdinando IL fino alla Reggen- 
za che precedette in Toscana il regno di Leo- 
poldo, il palazzo de' Pitti non subì variazione 
alcuna, almeno essenziale, e visibile al di fuo- 
ri. Vero è che l'anno 1681 Cosimo III. allora 
Granduca regnante parve aver volontà d'intra- 
prendere un gran lavoro nella facciata del Pa- 



stesse del Baldinucci fosse ignoto air eruditissimo Ti- 
raboschi. Se ciò non fosse, non avrebb* egli posta in 
dubbio la veracità di Dione Cassio, la dove questo iste- 
rico parla di una operazione sin%ilissima a quella qui 
sopra descritta , eseguita in Roma al tempo dell' Impe- 
rato r Tiberio da un 1 architetto il di cui nome dice non 
essere a lui venuto a notizia . Ecco ciò che racconta 
quel celebre istorico . « Uno de' più ampj portici di Ro- 
« ma erasi incurvato e ripiegato sur un fianco, quando 
« un architetto accintosi alla difficile impresa di radr 
« drizzarlo, tanto adoperossi con legare e stringere da 
« ogni parte le colonne e con macchine ed argani a tal 
« fine opportuni , che vennegli finalmente fatto di sol- 
« levarlo e rimetterlo interamente nell'antico equilibrio, 
« Speravane egli ricompensa uguale ali* ingegnoso efe- 
« lice suo ritrovamento ; ma Tiberio, che non potè a 
« meno di non stupirne, ma ad un tempo medesimo ne 
« ebbe invidia, diedegli non so quanto denaro , e in- 
« sieme il cacciò in esilio. (Dion. Cass. L 5j). « Cosi 
{soggiunge il Tiraboschi) , narra il fatto Dione; ed è il 
solo tra gli antichi storici che lo narri . Questo silenzio 
medesimo degli altri scrittori su un fatto per altro così 
prodigioso non potrebbe egli muovere qualche diffi- 
coltà intorno ad esso? È egli veramente possibile il rad- 
drizzare con argani un portico inclinato? » Tir. Stor.delr 
la letter. t. 2. /. 1 . cap. j 1 . 



A.L P. DE' PITTI 83 

lazzo medesimo, giacché riman tuttavia, conser- 
vatoci nelF opera del Baldinucci , il progetto 
presentato a quel Principe da Paolo Falconieri 
insigne architetto di quei tempo relativamente 
all' indicato lavoro, il quale se fosse stato ese- 
guito , non v'ha dubbio veruno che la faccia- 
ta di queir edilizio, sarebbe stata senza eguale 
nell' universo . Ma qualunque ne fosse il moti- 
vo, il superbo disegno del Falconieri rimase fi- 
no d'allora consegnato soltanto alla carta, e 
confinato poi in un bel modello in rilievo che 
sta appeso in una stanza della R. Guardaroba, 
ed altro non fa che rinnovare ogni giorno il 
rammarico della sua inesecuzione. 

Soltanto adunque nell'anno 1764 per ordine 
del Maresciallo Marchese Botta Adorno capo al- 
lora della Reggenza di Toscana fu posto mano 
ad un ingrandimento del Palazzo de' Pitti, ed è 
quel pezzo di fabbricato aggiuntò alla facciata 
dalla parte di mezzogiorno , e che chiamasi il 
vecchio Rondò , a distinzione del Rondò nuovo 
incominciato dalla parte opposta sotto Leopol- 
do nel 1783, proseguito quindi dal Granduca 
Ferdinando III. poco prima dell'anno fatalmen- 
te memorabile 1799, ma rimasto tuttavia imper- 
fetto fino al presente giorno . 

Un altro considerabile accrescimento di quel 
Palazzo debbesi pure a Leopoldo , ed è in quel- 
la parte che chiamasi la Meridiana , appunto 
perchè la fabbrica è volta a mezzogiorno verso il 



86 APPENDICE 

Giardino di Boboli , qual fabbrica incominciata 
Tanno 1776 con disegno e direzione dell'inge- 
gner Paoletti è stata portata al punto in cui di 
presente si vede sotto il governo della Fuegina 
d'Etruria. L'anno medesimo 1776 fu dato prin- 
cipio ai lavori della gran sala detta degli stuc- 
chi , la quale fu terminata soltanto nel 1780. 
Molto più recenti sono le pitture e gli altri or- 
nati della Cappella , le une e gli altri eseguiti 
dal vivente pittore Ademollo . 

Si darà fine al presente appendice (9) con una 
osservazione che non è per avventura senza in- 
teresse per la storia delle arti , non che per quel- 
la de' comodi della vita civile, ed è che con tut- 
ta la magnificenza del Palazzo de' Pitti, i Prin- 
cipi e i cortigiani che 1' abitavano si sono con- 
tentati per lungo tempo di porsi al coperto dal- 
le intemperie dell' aria esterna, e di ricever nel 
tempo stesso la luce del giorno col mezzo delle 
così dette impannate di tela incerata. L' uso del- 

(9) Non essendo scopo dell 9 attuale lavoro d* entrare 
in minute descrizioni , non faremo parola del R. Giar- 
dino di Boboli , di cui abbiam dato un cenno a luogo 
opportuno nelle Notizie storiche del Palazzo de' Pitti . 
Il di pili che potrebbe qui aggiungersi apparterrebbe 
appunto al genere descrittivo, che e, cerne dicemmo , 
estraneo affattqylal nostro assunto > oltrediche in que- 
sto genere e stata esaurita la materia in un opuscolo 
del Cambiagi, intitolato Descrizione del Giardino dì 
Boboli ed in un' altro simile a" autore anonimo poste- 
riore al Cambiagi . 



AL P. DE* PITTI 8j 

le vetrate sembra non essere stato introdotto 
nel palazzo predetto se non che verso l'anno 
i586, e anche limitato verisimilmente a tre sole 
finestre della camera della Granduchessa. Sem- 
bra altresì che l'arte vetraria fosse allora eserci- 
tata quasi privativamente dai Veneziani . Rile- 
vasi tutto questo da nn libro MS. intitolato : 
Giornale de Pitti , in cui leggesi la seguente par- 
tita « A dì 3i Decembre i586. Assi a far credito- 
re Antonio del Battista da Venezia di lire 102. 
1. 8. sono per manifatture e spese di N.° 3 fine- 
stre invetriate fatte in camera della Grandu- 
chessa di suo ordine « Quattro anni prima, nel 
1^82, per quanto apparisce dal libro istesso, e- 
ransi pagate dodici lire e dodici soldi a Messer 
Dionigi di Matteo legnajuolo per aver fatta una fi» 
nestra impannata in camera della Granduchessa. 
Ciò che havvi qui di singolare si è che mentre 
pare indubitabile che all' epoca antedetta fos- 
sero sconosciuti i vetrami alle finestre anche dei 
regj palazzi, è certissimo all'incontro che fino da 
quattro o cinque secoli prima era affatto comune 
l'uso dei vetri dipinti alle finestre de'templi(io). 
Se per questi sacri edilìzi adopravansi vetri co- 
lorati appunto per allontanarne una luce trop- 
po) Si sa che a tempo del famoso assedio di Firen- 
ze , che porto in fi 'ne la distruzione della Repubblica, 
esisteva poco fuori di Porta a Pinti un convento di Fra- 
ti abilissimi nell'arte di dipingere i vetri, di cui f accano 
particola}' professione , 



88 APPENDICE 

po viva creduta disdicevole ad un luogo di reli- 
gioso raccoglimento, come mai non si era pen- 
sato a servirsene nello stato lor naturale per il- 
luminar T interno delle case, e difendersi nel 
tempo stesso dalle piogge e dai venti , invece di 
ricorrere al meschino compenso d' ignobili im- 
pannate? A chiunque con siffatta internazio- 
ne denotar volesse come incredibile un fatto di 
tal natura risponderebbe il celebre Denina nei 
seguenti termini : « Quante volte si andò assai 
» vicino ad importantissime invenzioni, a cui 
» tuttavia non s'arrivò in fatti che dopo luu- 
» ghissimo tempo? Non impariamo noi da Pla- 
» tone che i Greci già aveano a' suoi tempi Y i- 
» dea de' caratteri mobili ? Non sappiamo che 
» si battevano medaglie, che s'incidevan pietre 
» e metalli, e che s'usavano sigilli con lettere 
» rovesciate? Non vi mancava pressoché nulla 
» per trovare la stampa ; nondimeno passarono 
» ancor due mil'anni avanti che (\ue\ non nulla 
» cadesse in mente ad alcuno de' tanti studiosi 
» e di tante persone occupate a scrivere e tra- 
» scriver libri (Ficend. della Lettera P. I.) 



NOTIZIE STORICHE 

DELLA 

R. VILLA DEL POGGIO IMPERIALE 



Cotto il nome di Villa Baroncelli è stato anti- 
camente conosciuto il Regio Palazzo che forme- 
rà il soggetto delle seguenti notizie istoriche . 

La famiglia Baroncelli attualmente estinta i e 
da cui prese nome l'indicata Villa j appartene- 
va alla più antica nobiltà fiorentina . La Storia 
ci rammenta un Tommaso Baroncelli attaccatisi 
simo a Cosimo I. ed a lui sommamente caro j il 
quale essendosi recato ad incontrarlo fuori della 
porta Romana, allorché quel Principe tornava- 
SGiie da Roma fregiato del nuovo titolo òi Gran 
Duca, onde avealo solennemente rivestito il Pon- 
tefice Pio V. , tanta fu Y allegrezza e la gioja che 
provò nel rivedere il suo Signore cinto di tan- 
ta gloria j che cadde in isvenimento , e pochi 
momenti dopo se ne morì con incredibil dispia- 
cere del Granducale di tutta la Corte (i). 

E ignoto precisamente come e quando la Vil- 



(i) Moren, Not. stor. de contorni di Firenze part. % 
let. 4. 



90 POGGIO 

la Baroncelli passasse nel dominio di Casa Sai- 
viati . Certo egli è però che era essa posseduta 
da Alessandro Salviati verso il i548 allorquando 
Cosimo I. se ne impadronì per confisca , unita- 
mente a tutti gli altri beni de 1 ribelli e forusci- 
ti , con una legge che parve troppo severa fino 
agl'istessi suoi Consiglieri e Ministri, e che sen- 
tiva un poco troppo lo spirito di vendetta e di 
avidità. Venne quest'ultima solleticata per av- 
ventura dall'amena e deliziosa posizione di quel- 
la Villa situata in sì piccola distanza dalla città, 
ed al contatto, per così dire, del Giardino di 
Boboli, onde diveniva essa un acquisto inap- 
prezzabile per la Casa regnante . 

Tuttavolta si osserva poco tempo dopo ristes- 
so Cosimo spogliarsi volontariamente di un tale 
acquisto sotto dì i ottobre i565, per farne un 
donativo alla sua prediletta figlia Isabella mo- 
glie di Paolo Giordano Orsini , dandole facoltà 
di disporne a favore de' suoi figli maschi, lo che 
non facendo, ritornar dovesse agli eredi di Sua 
Altezza . Passata dunque all'altra vita questa in- 
felice Principessa senza far testamento, e nella 
tragica guisa che già vedemmo (2), il Granduca 
Francesco I. il dì 26 ottobre 1676 donò la Villa a 
Paolo Giordano Orsini marito e verisimilmente 
assassino di essa, ed ai loro comune figlio D. 
Virginio, con che non passasse ai loro eredi, 

(2) Vedi Notìzie stor. del Palazzo deTittì, pag. 6, 



IMPERIALE QI 

ma tornasse dopo la loro morte ai successori 
del Granduca. Ma Ferdinando T. l'arino i5()i.a 
dì 27 settembre ampliò ed estese la donazione 
anche ai figli e discendenti maschj in perpetuo 
di esso D. Virginio, con ordine e prerogativa di 
primogenitura, a condizione che mancata la li- 
nea mascolina, la Villa con tutte le sue perti- 
nenze ritornasse a S. A. ed a' suoi successori . 

Sembra che una tal condizione non sia stata 
poi osservata a rigore , ovvero che abbia avuto 
luogo posteriormente qualche differente transa- 
zione, poiché spenta la famiglia Orsini, vedesi 
la Casa Odescalchi assumere il dominio di que- 
sta Villa insieme col Ducato di Bracciano anti- 
co feudo principesco degli Orsini . Dalla Casa 
Odescalchi passò dunque la Villa istessa nuova- 
mente in quella de' Medici nell'anno 1602 per 
compra fattane col prezzo di 2 5 m. scudi dalla 
Serenissima Maria Maddalena d'Austria moglie 
del Granduca Cosimo IL 

Venti anni dopo, vaie a dire l'anno 1622, 
1' istessa Principessa ne fece notabilmente in- 
grandire ed abbellire la fabbrica sul disegno 
del celebre architetto Giulio Parigi , e con la 
spesa di scudi 38 m. Quindi in poi, in onore 
della sua imperiale famiglia Austriaca , volle che 
questa Villa, lasciato l'antico nome, prendesse 
quello di Poggio Imperiale che fino al presente 
ritiene . L' oggetto veramente nobile e magna- 
nimo avuto in mira da quella illustre Princi- 



§1 POGGIO 

pessa nell'acquisto ed abbellimento di tal Villa 
è stato consegnato alla memoria ed all'applauso 
de' posteri in una breve ma elegante Iscrizione, 
che leggesi nella facciata del palazzo , ed è la 
seguente : 

VILLA IMPER1ALIS AB AUSTRIACIS 

AÙGUSTIS NOMEN CONSECUTA 

FUTURAE MAGNAE DUCES ETRURIAE 

veStro OCIO DELICIISQUE 

AETERNDM INSERVIAT . 

La nuora di lei , Vittoria della Rovere, moglie 
del Granduca Ferdinando II. accrebbe poste- 
riormente questo palazzo dalla parte di mezzo- 
giorno con nuovi appartamenti, ma ninno tra 
gli antecedenti Principi di Toscana vi ha pro- 
fuso tanta somma per aumentarlo e abbellirlo, 
quanto il Granduca Leopoldo , il quale vi face- 
va ordinariamente un graditissimo soggiorno in 
tempo d'estate (3). In occasione di uno fra i 
tanti lavori fattivi per ordine di quel Sovrano, 
doveasi per necessità demolire una volta dipin. 
ta dal celebre pittore Matteo Rosselli , in cui ve- 

(3) Neir opera che ha per titolo Governo della To- 
scana sotto il Regno di Leopoldo, stampata in Firenze 
nel 1 791 e citata pure dal eh. Sig. Ab. Moreni , si fanno 
ascender le spese fatte da quel Principe al Poggio Impe- 
riale ad un milione è settecentomila, seicento ventuna 
lira. Anche in questi ultimi tèmpi sotto il cessato gouer» 
ito francese vi si fecero grandiosi lavori , specialmente 
in ciò che riguarda la facciata. 



IMPERIALE g3 

niano espressi eccellentemente i fatti più illu- 
stri della Casa Medici . Sembrava a quel savissi- 
mo e eultissimo Principe un imperdonabile bar- 
barismo la distruzione d' un'opera preziosa, non 
solo pel merito dell'arte, ma riguardata altresì 
come un bel monumento atto a perpetuar la 
fama della gloriosa famiglia de' suoi predeces- 
sori. Immaginò per tanto che sarebbesi potuto 
segare la volta , e traslocarla tutta intiera dal 
vecchio al nuovo quartiere; e tale ardita impre- 
sa , diretta dall' abile architetto Paoletti , fu ese- 
guita felicissimamente, senza la minima lesione 
o fessura il dì i3 aprile dell'anno 1773. 

Per ciò che riguarda la storia di questo Rea! 
Palazzo, si limita essa a ben pochi fatti merite- 
voli di esser riportati nel presente ragguaglio . 
Uno di questi è certamente il famoso duello tra 
Lodovico Martelli e Giovanni Bandini seguito il 
dì li marzo l'anno i53o sul prato che è d'avanti 
al palazzo medesimo. Questo memorabile duel- 
lo è minutamente circostanziato e descritto da 
tutti gii storici fiorentini, ma più ancora da 
Benedetto Varchi, di cui non sarà per avventura 
discaro di udire qui riportata Y intiera narrazio* 
ne , non tanto per la cosa stessa che richiama 
alla memoria le idee cavalleresche e le costu- 
manze bizzarre di quei tempi , quanto ancora 
per la maniera accurata e precisa con cui vien 
raccontata . 

» Lodovico di Giovan Francesco Martelli ( so- 



94 POGGIO 

» no parole del citato Storico ) giovine di gran- 
» dissimo cuore , avendo segreta nimistà con 
» Giovanni Bandirà, presa una bellissima e fa- 
» vorevole occasione di voler combattere e mo- 
» rir bisognando per l'amore della sua città (4) > 
» gli mandò un cartello composto da Messer 
» Salvestro Aldobrandini , contenente che esso 
» Bandirli e tutti i Fiorentini, i quali sì trovava - 
» no nell'esercito nemico, erano traditori della 
» patria , e che glielo voleva provare coli' arme 
» in isteccato a corpo a corpo , concedendogli 
» l'elezione così del campo, come dell'arme, o 
» volesse a pie, o volesse a cavallo . . . Giovanni 
» al quale non mancava l'animo e abbondava 
y> l'ingegno, cercando di sfuggire il combattere 
» sì brutta querela, gli rispose con maggior pru- 
» denza che verità , che egli non era nel campo 
» de' nemici per venir contro la patria, la quale 
» egli amava così bene quanto alcun' altro, ma 
» per vedere e visitare certi suoi amici; la qual 
» cosa, o vera o falsa che si fosse, poteva, anzi do- 
» veva bastare a Lodovico . Ma egli che voleva ci- 
» mentarsi con Giovanni a ogni modo , rispose 
» in guisa che bisognò che Giovanni per non 
» mancare all'onore del gentiluomo , del che egli 
» faceva particola r professione , accettasse ; e 

(4) Firenze era in quel tempo strettamente assediata 
dalle armi Pontificie ed Imperiali comandate dal Prin- 
cipe d y Orange . 



I 

IMPERIALE 0,5 

» convennero che ciascuno di loro si eleggesse 
» un compagno a sua scelta . Giovanni . . . s'eles- 
» se Bettino di Carlo Aldobrandini giovinetto di 

» prima barba Lodovico prese per suo 

» compagno Dante .di Guido da Castiglione , il 
» quale solo si messe a cotal rischio veramente 
» per amor della patria , come quegli che era 
» libertino e di gran coraggio « 

y> Partironsi dunque Lodovico e Dante di Fi- 
» renze agli 1 1 di marzo ( i53o) dalla Piazza di 
» S. Michele , nella seguente maniera , per rac- 
» contare il tutto minutamente . Eglino aveano 
» innanzi due Paggi vestiti di rosso e bianco so- 
» pra due cavalli bardati di cuojo bianco, e poi 
» due altri paggi sopra due corsieri grossi da 
» lancia, vestiti nel medesimo modo ; dietro a 
» questi erano due trombetti, i quali andavano 
» suonando continuamente «.Dopo questi veni- 
» vano il Capitan Giovanni da Vinci, giovine di 
» fattezze straordinarie , padrino di Dante , e 
» Paolo Spinelli Cittadino e soldato vecchio di 
» grandissima sperienza , padrino di Lodovico , 
» e Messer Vitello Vitelli padrino di amen- 
» dui ..... Dopo questi seguivano i due combat- 
P tenti sopra due bellissimi cavalli Turchi di 
» maravigliosa bellezza e valuta « . 

» Aveano in dosso ciascuno una casacca di r r d- 
« so rosso colla manica medesimamente squar- 
)) tata di teletta ; aveano le calze di raso rosso 
» filettate di teletta bianca e soppannate di te- 



96 POGGIO 

» letta d'argento, e in capo un berrettino di ra- 
» so rosso con un cappelletto di seta rosso con 
» uno spennacchio bianco. A piedi di ciascuno 
» camminavano per istaffieri sei servitori vesti- 
» ti in quel medesimo modo di quegli che era- 

» no a cavallo ; dietro a loro eran parecchi 

» Capitani e valorosi soldati con molti delia mi- 
» lizia fiorentina , i quali avendo desinato con 
» essi la mattina tennero loro compagnia infino 

» alla porta Fecero la via di Piazza per 

» Borgo Santo Apostolo , per Parione , e passato 
» il Ponte alla Carraja andarono alla porta San 
» Friano, dove erano i lor carriaggi, che furono 
» muli ventuno carichi di tutte e di ciaschedu- 
ni» na di quelle cose che loro bisognavano , così 
» al vivere come all'armare , tante di pie quan- 
» to a cavallo; perchè, per non avere a servirsi 
» d'alcuna cosa del nemici , portavano con esso- 
» seco pane, vino, biade, paglia, legne, carne 
» d'ogni sorta, uccellami d'ogni ragione, pesci 
» d'ogni qualità, confezioni di tutte le manie- 
» re , padiglioni con tutti i fornimenti , e con 
» tutte le masserizie di qualsivoglia sorte che 
» potessero venir loro a bisogno, infino all' a. 
» equa ; menarono Prete , Medico , Barbiere , 
» Maestro di Casa, cuoco, e guattero. Uscirono 
» fuori della Porta con tutta questa salmeria 
dietro, e andarono lungo le mura infìno pres- 
» so la porta a San Pier Gattolini ( porta Roma- 
» na)dove traversarono sulla mandritta 



IMPERIALE 97 

« dov'era il fine delle trincèe de' nemici, e quin- 
te di si condussero a Baroncelli ( Poggio Imperia- 
le), correndo tutto il campo a vedergli , che 
« s'era convenuto che infino non fussero da- 
« vanti al Principe d' Orange non si dovesse 
« tirare artiglierie ne grosse riè minute da nes- 
« suna delle parti , e così fu osservato te . 

« Agli dodici, il giorno di S. Gregorio, che 
« venne in sabato, combatterono in due stec- 
« cati (5) . . . . Combatterono in camicia , cioè 
« calze e non giubbone, e la manica della ma- 
« no destra tagliata fino al gomito, con una 
« spada e un guanto di maglia corto nella ma- 
te no della spada, senza niente in testa Fu 

« quest' arme eletta da Giovanni ( Band ini ) per 
« rimuovere un'opinione che s'aveva di lui in 
« Firenze, che egli fosse più cauto che valente, 
« e procedesse più con astuzia che con valore «. 

« Dante fattasi radere la barba, la quale di co- 
« lor rosso gli dava quasi al bellico, venne alle 
« mani con Bettino, e toccò in sulla prima giun- 
ti ta una ferita nel braccio ritto, e una stoccata 
« ma leggiera in bocca, ed era assalito dal ne- 
te mico con tanta furia, che senza poter riparar- 
ti si ebbe tre ferite in sul braccio sinistro, una 
« buona e due leccature , ed era a tale condotto, 



(5) Cioè in uno degli steccati combatte il Martelli 
Lodovico col Bandini Giovanni; nell'altro Dante rfez 
Castiglione con Bettino Aldobrandi. 

7 



9$ POGGIO 

« che se Bettino si fosse ito trattenendo, come 
« doveva, bisognava che s'arrendesse; siccome 
« non poteva più reggere la spada con una ma- 
« no sola, la prese con tutte e due, ed osser- 
« vando con gran riguardo quello che faceva 
« il nemico, e vedutolo colla massima furia e 
« inconsiderazione sua venir alla volta di lui. . . . 
« gli si fece rincontro, e distendendo ambe le 
« braccia gli ficcò la spada in bocca tra la lin- 
ce gua e F ugola , talmente che gli enfiò subito 
« l'occhio destro; ed egli, ancorché avesse pro- 
ci messo baldanzosamente prima di morir mille 
« volte che mai arrendersi una, o vinto dalla 
« forza del dolore , o per esser uscito di se , 
« con grandissimo dispiacere dei Principe (d r O- 
ranges ) si arrendè, e la notte seguente si morì 
« a sei ore. Dante allora per animare il compa- 
« gno gridò forte due volte vittoria , non lo po- 
« tendo, per la legge tra loro posta, altramente 
« ajutare « . 

« Lodovico (Martelli), dato che fu nella trom- 
« ba, andò ad affrontare Giovanni ( Bandini ) 
« con incredibile ardire ; ma Giovanni il quale 
« teneva bene l'arme in mano, e non si lasciava 
« vincere dall' ira o altra passione , gli diede 
« una ferita sopra le ciglia, il sangue della qua- 
« le cominciò ad impedirgli la vista ; onde egli 
« più che animosamente andò tre volte per pi- 
« gliare la spada ( nemica ) colla mano manca , 
« e pigliolla; ma Giovanni avvolgendola e tìran- 



IMPERIALE 99 

« dola fortemente a se , gliela cavò sempre di 
a mano , e lo feri in tre luoghi della medesima 
« mano sinistra; onde egli quanto più brigava 
« di nettarsi gli occhi dal sangue colla mancina 
« per veder lume, tanto più gì' imbrattava , e 
« nondimeno colla destra tirò una terribile stoc- 
« cata a Giovanni, la quale lo passò di là più 
« d' una spanna , e non gli fece altro male che 
« una graffiatura sotto la poppa manca . Allora 
« Giovanni gli menò un mandritto alla testa, ed 
« egli noi potendo schivare altramente, parò 
« colla sinistra cosi ferita per vedere di pigliarli 
« un' altra volta la spada , il che non gli riu- 
« scendo, anzi restando gravemente ferito, po- 
m. se ambe le mani agli elsi , ed appoggiato il 
u pomo ( della spada ) al petto, corse verso Gio- 
ii vanni per investirlo; ma egli , il quale non era 
« meno destro che balioso , saltò indietro e me- 
« nogli nel medesimo istante una coltellata alla 
« testa dicendo , se non vuoi morire arrenditi a 
« me. Lodovico non veggendo più lume, e aven- 
« do addosso parecchie ferite, disse: Io mi ar- 
ti rendo al Marchese del Guasto (6) ; ma avendo 
« Giovanni fatta la medesima proposta , si ar- 
« rendè a lui. 

L' esito dunque di questo celebre combatti- 
mento , fu che Lodovico Martelli disfidatole 



(6) Colonnello del campo nemico, alla testa de' fanti 
spagnuol* . 



IOO POGGIO 

principale rimase vinto da Giovanni Bandini 
principal disfidalo ; mentre Dante da Castiglio- 
ne compagno dei Martelli, superò e vinse Bet- 
tino Aldobrandi compagno del Bandini . In 
tal guisa le due parti rimasero del pari vitto- 
riose e perdenti al tempo medesimo . Morirono 
amendue i vinti per effetto delle riportate ferite. 
L' Aldobrandi nella notte seguente, come sopra 
è detto; il Martelli nel vigesimoquarto giorno 
dalla seguita battaglia. L'aver perduto la vita 
gloriosamente combattendo per amor della pa- 
tria procacciò al Martelli 1' onore di esser di- 
pinto nella Real Galleria di Firenze infra gli uo- 
mini illustri per eminenti virtù patriottiche, af- 
finchè eterna si conservasse tra i posteri la me- 
moria del nome suo. Tuttavolta, se vuoisi pre- 
star fede al sopra citato storico , la pugna tra il 
Martelli e il Bandirti ebbe una cagione non tan- 
to nobile, e questa altro non fu che una galan- 
teria amorosa . Il Varchi si astiene dal nominare 
la donna che ne era il soggetto, ma si sa che 
questa fu la Manetta Ricci , moglie di Niccolò 
Benintendi , della quale era stranamente inva- 
ghito il Martelli, mentre essa mostra vasi più fa- 
revole al Bandini . Contuttociò, stimolata dagli 
amici del Martelli, con licenza del marito, che era 
affatto digiuno della cosa , si recò essa a visitar- 
lo mentre stavasi in letto ferito, qual visita in- 
vece di recargli giovamento, come gli amici suoi 
eransi per avventura lusingati , cagionò in lui 



IMPERIALE IOI 

tanta commozione e turbamento, che si preten- 
de avergli accelerata la morte. 

Dopo il fatto finor raccontato nulla di memo- 
rabile sembra essere accaduto al Poggio Impe- 
riale fino all'anno 1621, in cui si trova che il dì 
0.8 aprile vi si celebrarono le nozze del Principe 
Federigo Ubaldo della Rovere primogenito del 
Duca d' Urbino con la Principessa Claudia figlia 
del Granduca Cosimo II. La morte recentemente 
accaduta, di questo principe (7) fece sì che tal 
matrimonio si effettuasse ivi privatamente e sen- 
za alcuna di quelle solennità, con le quali in 
occasioni simili soleasi segnalare il fasto e la 
magnificenza di Casa Medici . 

Tre anni dopo, vale a dire il 3o maggio del- 
l'anno 1624, trovandosi al Poggio Imperiale le 
due Principesse Cristina di Lorena , e Maddale- 
na d'Austria, la prima avola, la seconda madre, 
ambedue tutrici del giovine Granduca Ferdi- 
nando II. , giunse ivi di Francia il Duca di Be- 
ihunes spedito da Luigi XIII. Ambasciatore a 
Roma. Nulla di straordinario e di molto impor- 
tante avrebbe di per se stesso la comparsa di 
quel personaggio, e il ricevimento di esso alla 
Villa di cui si ragiona , senza una circostanza 
riportata a questo proposito dal cronista che se- 

(7) Era egli passato all'altra vita il dì 28 Febbrajo 
di queW i stesso anno . Ved. Notizie storiche del Palaz- 
zo Pitti . pag. 4^. 



102 POGGIO 

guitiamo (8) , e che dà un' idea del cerimoniale di 
quei tempi relativamente ai titoli competenti agli 
individui delle famiglie sovrane, e della grande 
importanza che vi si metteva. Non soleva accor- 
darsi il titolo d'Altezza, quanto alla Casa re- 
gnante in Toscana, se non che ai Granduchi ed 
alle loro Consorti , non già ai figli di essi, e agli 
altri Principi del sangue . La vecchia Grandu- 
chessa Cristina di Lorena era entrata in qualche 
sospetto che la Granduchessa sua nuora, Mad- 
dalena d' Austria, si maneggiasse presso Y Impe- 
ratore fratello di lei, affine d'ottenere il titolo 
d' Altezza per tutti i suoi figli . Non volendo 
adunque che il Principe Lorenzo figlio suo ca- 
detto, e zio del giovine Granduca Ferdinando t 
come pure degli altri figli di Cosimo II. e di 
Maddalena d'Austria, rimanesse al di sotto dei 
proprj nipoti, si era preventivamente concerta- 
to col prefato Ambasciator francese, affinchè 
desse quel titolo al Principe Lorenzo, lo che egli 
non mancò di fare nel primo abboccamento che 
ebbe seco lui. L'Arciduchessa Maddalena accor- 
tasi del maneggio volle essa pure far vedere al 
Bethunes tutti i suoi figli, acciocché avesse egli 
occasione di dar loro l' istesso titolo . Se ne scu- 
sò sul bel principio l'Ambasciatore, allegando 
non aver commissione di visitare quei Principi 
per esser eglino in minore età; ma in seguito 

(8) Settimanni , Cron. MS, alV anno 1629. 



IMPERIALE Io3 

pressato vivamente dall'Arciduchessa, stimò di 
poter arbitrare, e trattò ancor essi col titolo di 
Altezza . Potrebbe per avventura attribuirsi sif- 
fatto procedere delle due Granduchesse alle ga- 
re ambiziose, ed al debole della vanità, di cui 
viene comunemente accagionato il sesso femmi- 
nile: ma perchè fare a lui questa ingiuria, men- 
tre uomini gravissimi e Principi savissimi senza 
dubbio , come furono i primi Granduchi Medi- 
ci, hanno posto in opera tutti i loro mezzi, han- 
no sconvolto, per dir così, tutti i gabinetti del- 
l' Europa per oggetti di simil natura? Allorquan- 
do una superba e sprezzante filosofia si è ere. 
duto permesso di sparger del ridicolo su cose 
di questa fatta, poco è mancato che non ne sia 
venuta la total dissoluzione dell' ordin sociale , 
e la trasformazione del genere umano in una 
mandra di bestie feroci . 

Se la Corte Medicea si è mostrata sempre som- 
mamente gelosa nell' articolo delle onorificenze 
che dalle altre esigeva , è stata all'incontro pro- 
diga e generosa in ogni tempo nel cerimoniale 
da essa praticato coi Principi stranieri in occa- 
sione di qualche loro comparsa in Toscana . Pro- 
va di ciò, tra mille altre esempi consimili, sia 
lo splendido accoglimento fatto dalle summen- 
tovate Granduchesse Tutrici al Principe Stani- 
slao fratello del Re di Polonia, il quale ritornan- 
do da Roma si era prefisso di veder la Toscana. 
Recaronsi immediatamente le due Principesse 



104 POGGIO 

ad incontrarlo fino a Siena -, donde il condusse* 
ro alla villa del Poggio Imperiale, ove tra gli al- 
tri festevoli trattenimenti procurati a quel Prin- 
cipe , il dì 3 febbrajo i6s5 fu rappresentata a 
contemplazione di lui la Tragedia di Santa Or- 
sola (9) , dopo la quale vi fu gran ballo , in cui 
presero parte più di cento dame, e quindi un 
superbo balletto di cavalli eseguito di notte 
tempo sul prato contiguo ridotto a foggia d'an- 
fiteatro, illuminato vaghissimamente e adorno 
d' immenso numero di spettatori (io). 

Dopo l'epoca di cui è parlato qui sopra, Fi- 
storia non fa mai più menzione del Poggio Im- 
periale , ove si sa per altro che in certe stagio- 
ni dell'anno fecero ordinariamente il loro sog- 
giorno i Principi di Toscana , Medicei e Austriaci. 
Noi però, nulla ometter volendo di ciò che a no- 
stra notizia riguardar può la Villa del Poggio Im- 
periale, rammenteremo che il celebre Francesco 

(9) Questa così detta Tragedia di S. Osola, di cui si e 
fatta menzione anche nelle Notizie Storiche del Palaz- 
zo Pitti, non sembra esser perv enuta fino a noi. Dovette 
esser certamente qualche grottesca imitazione degli an- 
tichi Misteri nei quali consisteva tutto il teatro europeo 
•prima della Sofonisba del Trissino , e della Rosinunda 
del Ricettai. Eppure queste due tragedie, e molte al- 
tre eziandio, erano già da gran tempo pubblicate al- 
l' epoca di questa rappresentazione di S. O isola. 

(10) Quanto allo spettacolo conosciuto sotto il no- 
me di balletto di cavalli, vedasi Notizie storiche del Pa- 
lazzo Pitti, ove se ne fa la descrizione, pag. 53. 



IMPERIALE 105 

Kedi nel suo bel Ditirambo , il Bacco in Tosca* 
na , stabilisce appunto il soggiorno del suo pro- 
tagonista alla mentovata Villa ; e porrem fine al 
presente ragguaglio con riportare i seguenti ver- 
si, coi quali die principio l'autore a quel leggia- 
dro poema : 

DelV Indico Oriente 

Domator glorioso il Dio del vino 

Fermato avea V allegro suo soggiorno 

Ai colli Etruschi intorno; 

E colà dove Imperiai Palagio 

V augusta fronte inver le nubi inalza, 

In verdeggiante prato 

Colla vaga Arianna un dì sedea , 

E bevendo e cantando , 

Al belV idolo suo così dicea ec. 



NOTIZIE STORICHE 

RIGUARDANTI 

LA R. VILLA DEL POGGIO 
A CAJANO 

JLjo stato attuale della Villa Imperiale detta ctel 
Poggio a Cofano deesi quasi intieramente al fa- 
moso Lorenzo de' Medici soprannominato il Ma- 
gnifico. Quest'uomo straordinario,a cui non sep- 
pe sfuggire alcun genere di gloria, può conside- 
rarsi come il fondatore di questo insigne edifizio, 
quantunque fabbricato in parte sui fondamenti 
xii un antico castello appartenente alla potente 
famiglia de' Cancellieri di Pistoja, notissima pur 
troppo nella storia delle fazioni, che ne' tempi 
repubblicani divisero e lacerarono miseramen- 
te la Toscana e l'Italia. Dall' istessa sua deno- 
minazione può ancora congetturarsi aver ap- 
partenuto questa Villa in più rimoti tempi a 
qualche antico Romano per nome Caj'o forse 
della celebre famiglia de' Caii, onde siasi poi 
detto, con latino vocabolo Villa Cajana , Bus 
Cajanum (i) . 

Lorenzo il Magnifico avendone fatto acqui- 
sto dalla famiglia Cancellieri , o come altri vo- 

(i) Targ. Fiag. Tom. I. 



108 POGGIO 

gliono da Palla Sbozzi, nel dominio di cui era 
già passata per compra fattane dai nominati 
Cancellieri, immaginò di rifabbricarla in una 
maniera più conforme alla fortuna della sua 
Casa, ed alla grandezza delle sue idee. Incaricò 
a tal' effetto i migliori architetti di quei tempi 
di farli diversi modelli, lo che ottenuto ei pre-» 
scelse tra tutti gli altri quello di Giuliano Giam- 
berti detto da San Gallo . Tuttavolta per la co- 
struzione delle superbe scale , per le quali si 
può agevolmente salire e scendere anche a ca- 
vallo , volle servirsi del disegno di Stefano d' U- 
golino pittore sanese . Racconta il Vasari nella 
Vita di esso Giuliano, che bramando Lorenzo 
che la volta della gran sala fosse fatta tutta di 
un arco , e come dicesi , a botte , non credeva 
egli che per la gran distanza si potesse girare; 
ma Giuliano che in quel tempo fabbricava in 
Firenze una sua casa, voltò la sala sua a simili- 
tudine di quella immaginata da Lorenzo , e gli 
riuscì così felicemente che tolse ad esso ogni 
perplessità, onde quella del Poggio a Cajano fu 
in tal maniera eseguita, « né vi ha dubbio, sog- 
giunge T istesso Vasari , che sia essa la più 
« gran volta moderna che fino allora si fosse 
« veduta » . Leone X. arricchì in seguito questo 
Salone delle ammirabili pitture di Andrea del 
Sarto, del Franciabigio e del Pontormo, le quali 
formano tuttora l'ammirazione e le delizie de- 
gì' intendenti . 



ACAJAJXO IO9 

Presso la Villa del Poggio a Cajano eravi, al 
tempo di Lorenzo il Magnifico , una deliziosa 
isoletta formata dal fiume Ombrone, celebre 
nei versi del Poliziano, e dell' istesso Lorenzo, 
sotto il nome di Ambra . Coltivata ed abbellita 
da lui , e difesa per quanto gli era possibile 
con argini ed altri ripari, disparve tutto ad un 
trattò la bella isoletta, assorbita fatalmente da 
una piena straordinaria dell' Ombrone , talché 
non ne rimase più vestigio veruno. Lorenzo ne 
pianse la perdita in un vaghissimo poemetto 
allegorico sul gusto delle Metamorfosi d' Ovi- 
dio , cai intitolò Ambra . In questo gentil poe- 
metto, del quale è debitrice l'Italia al celebre 
Scrittore Inglese della Vita di Lorenzo il Ma- 
gnifico, Sig. Lorenzo Roscoe , che lo pubblicò 
per la prima volta in fine della sua opera, vien 
figurata sotto il nome di Ambra una Ninfa bo- 
schereccia, della quale innamoratosi il fiume 
Ombrone , tenta invano ogni via per guada- 
gnarne l'affetto, e mentre vien per rapirla, per 
favore di Diana si converte la Ninfa in nudo e 
sterile sasso. Ne' fasti letterarj della Toscana la 
Villa del Poggio a Cajano è celebre quanto altra 
mai delle Case Medicee, se forse se n'eccettua 
quella di Careggi, la quale alienata negli ultimi 
tempi dal Granduca Leopoldo ha cessato di far 
parte del patrimonio della R. Corona . Infatti 
indipendentemente dai bei versi latini del Poli- 
ziano, ne' quali se ne descrivono le delizie, e che 



HO POGGIO 

possono riscontrarsi tra le opere di lui , egli è 
certo che questo insigne poeta e filosofo passò 
ivi gran parte de' suoi giorni in compagnia del 
suo incomparabile Mecenate e de' più illustri 
letterati di quel tempo . 

Quanto agli avvenimenti istorici che abbiano 
qualche relazione con questa Villa, il primo 
che ci si presenta è il passaggio fattovi dall'Im- 
peratore Carlo V. il dì 4 maggio i536. Ei veni- 
va da Napoli; erasi trattenuto sei giorni in Fi- 
renze, per istabilirvi quella forma di governo 
che più li parve opportuna alla quiete di quella 
città ed anche alle mire particolari di lui, aven- 
done creato Duca Alessandro de Medici , a cui 
avea destinata in isposa Margherita d' Austria 
sua figlia naturale, allora in tenera età. Restò 
un giorno al Poggio a Cajano; ne lodò somma- 
mente 1' edifizio in cui ben traspariva il genio 
di Lorenzo il Magnifico, osservando per altro 
che le muraglie ne erano troppo forti per un cit- 
tadino privato. Partì il giorno susseguente, 5 
maggio , dirigendosi alla volta di Lucca . 

Cosimo de' Medici, succeduto nel governo ad 
Alessandro ucciso a tradimento in casa propria 
dal così detto Lorenzino parimente di Casa Me- 
dici , non avendo potuto ottenere per sé Mar- 
gherita d'Austria rimasta vedova del suo ante- 
cessore, e già promessa dall'Imperatore ad Otta- 
vio Farnese Duca di Parma , si determinò a 
prender per sua Sposa D. Eleonora di Toledo 



A CAJANO III 

figlia dei Viee/è di Napoli, la quale venuta per 
mare a Livorno, ed ivi ricevuta dall'Arcivesco- 
vo di Pisa il dì 23 luglio i 53q (2), pervenne al 
Poggio a Cajano il iL\ di detto mese , in compa- 
gnia del Duca Sposo che si era recato ad incon- 
trarla in Pisa. Si trattennero in quella Villa cin- 
que giorni in continue feste, e quindi il dì 29 
effettuarono in Firenze il loro formale ingresso, 
che fu oltremodo sontuoso e magnifico. 

Tra i molti figli de' quali fu fecondo il matri- 
monio di Cosimo con Eleonora di Toledo , il 
Principe Francesco, come primogenito, destina- 
vasi dal padre in suo successore al trono di To- 
scana. Non volendo per tanto trascurar Cosimo 
qualunque mezzo onde perfezionar l'istruzione 
di suo figlio nell'arte di regnare, si risolvè di 
buon'ora inviarlo alla corte di Madrid considera- 
ta in quel tempo come il centro della politica 
europea. Ivi infatti si trattenne alcuni anni il 
Principe Francesco, non senza utilità sua e del 
padre , agi' interessi del quale attentamente 
invigilava presso Filippo IL arbitro allora pres- 
soché assoluto delle cose d'Italia, non essendosi 
egli restituito in Toscana se non che nel i563 ; 
e la Villa del Poggio a Cajano fu testimone ap- 
punto degli abbracciamenti scambievoli tra pa- 
dre e figlio, imperciocché ivi per la prima volta 
si rividero il dì 17 settembre di quel medesimo 
anno . 

(2) Fed. Not. stor. del Pai. di Pisa , 



112 POGGIO 

Pago pur finalmente il Granduca Cosimo d'a- 
ver potuto viemaggiormente dar lustro alla pro- 
pria famiglia, mediante lo stabilito accasamen- 
to del mentovato suo figlio con una Principessa 
Austriaca, destinato avea la Villa del Poggio a 
Cajano pel luogo ove seguir dovesse il primo 
incontro dc'due Sposi. Quivi dunque il dì 19 
dicembre 1 565 pervenne l'Arciduchessa Giovan- 
na d'Austria sorella dell'Imperatore Massimi- 
liano II. e fuvvi accolta onorevolissimamente 
dal Suocero e dai Principe Francesco suo Sposo, 
il quale erasi recato ivi ad attenderla in com- 
pagnia de' più distinti e ragguardevoli perso- 
naggi toscani e forestieri. Giovanna Arcidu- 
chessa d'Austria , divenuta in seguito Grandu- 
chessa di Toscana, suppliva colle più rare e pel- 
legrine doti di spirito e di cuore, alla mancan- 
za di certe grazie nelle forme esteriori, che trop- 
po spesso si usurpano le affezioni e gli omaggi do- 
vuti alla saviezza ed alla virtù. Fu essa madre 
di Maria de' Medici , moglie del famoso Enri- 
co IV. Re di Francia; ma sebbene amata e pre- 
giata da tutti, nonché dal marito e dal suocero, 
non cessò d'esser molto infelice nel suo stato 
matrimoniale, comecché divorata da una con- 
tinua e ben fondata gelosia, cagionatale dalla 
famosa Bianca Cappello, che avea saputo ispi* 
rare nel cuore di suo marito la più violenta ed 
invincibile passione. 

Questa celebre avventuriera oggetto inesausto 



A CAJANO I l3 

dell'adulazione, o della calunnia de' contempo- 
ranei, e su cui non sembra uniforme abbastan- 
za il giudizio de' posteri; questa donna singolare, 
sul conto della quale si è tanto esercitata in ogni 
tempo la penna de' drammatici, de' novellisti e 
de' romanzieri, merita bene che si dia qui un 
succinto ragguaglio de' principali avvenimenti 
della sua vita , come quella che ha una sì im- 
mediata relazione con la storia della villa del 
Poggio a Cajano, servita prima di teatro a' suoi 
amori e alla sua grandezza, quindi alla sua mor- 
te. Era essa figlia di Bartolommeo Cappello Gen- 
tiluomo qualificato della Repubblica di Vene- 
zia . Fino dal i5G3 era stata condotta in Firenze 
da Pietro Bonaventuri giovane fiorentino , il 
quale mentre stava in Venezia ad esercitare la 
mercatura nel banco Salviati s'innamorò per* 
dutamente di lei allora nel primo fiore di sua 
giovinezza , ed a maraviglia hella e graziosa , 
Non fu essa troppo difficile a corrisponderli, 
tanto più che celandole la vera sua condizione , 
ei si fece credere nipote dei Salviati ed uno dei 
principali interessati nel banco. Per mezzo di 
■una fidata cameriera % sola consapevole nella 
famiglia Cappello degli amori della Bianca , riu- 
sciva ad essa di notte tempo sottrarsi furtiva- 
mente dalla casa paterna, e introdursi in quella 
dell'amante indi non molto lontana. Non po- 
tendo una simil tresca restar lungamente cela- 
ta , convenne risolversi ad una fuga, quale i gio- 



I l4 POGGIO 

vani amanti effettuarono , dopo essersi data 
scambievolmente fede di matrimonio; e con 
quelle poche gioje che la donzella potè in fretta 
raccorre in sua casa si condussero sollecitamen- 
te a Firenze . La famiglia Cappello in parentela 
con le principali di Venezia, irritata all' estremo 
da una siffatta ingiuria, ne mostrò un implaca- 
bile risentimento . Se ne dichiarò altamente of- 
feso tutto il corpo della veneta nobiltà, e si or- 
dinò l'arresto di Gio. Battista Bonaventuri zio 
del rapitore, che innocente affatto del fallo del 
nipote ne pagò im meritamente la pena, moren- 
do indi a non molto in carcere di una malattia 
epidemica , che regnava per la città . 

Le avventure della Bianca, le violenti misure 
de' suoi parenti, e la ristrettezza e povertà a cui 
era ridotta , attesa la trista situazione economi- 
ca del suo sposo , risvegliarono prima la curio- 
sità indi la compassione de' Fiorentini, e princi- 
palmente del Principe Francesco, tornato di 
poco dal suo viaggio di Spagna. Desiderò egli 
conoscer da vicino una persona che tanto facea 
parlar di se la città, ed avendone ottenuto l'ac- 
cesso con quella facilità che i Principi sanno 
trovar sempre in simili incontri , restò preso 
bentosto dalle seducenti attrattive della Bianca, 
la quale benché tuttavia amante del marito, 
non sembra che si mostrasse lungamente cru- 
dele col nuovo adoratore. Oltre il merito d'una 
rara bellezza avea essa ottenuto dalla natura, 



C A J A N O 



1$ 



perfezionate quindi coli' arte , tutte le preroga- 
tive onde rendersi l'arbitra assoluta del giovane 
Principe. Ora capricciosa e vivace, ora ritenuta 
e modesta, sempre graziosa e gentile, formava 
essa l'unica delizia di lui portato naturalmente 
alla melanconia, angustiato spesso dalle ammo- 
nizioni paterne, ed in seguito dai gelosi cla- 
mori di una moglie a cui doveansi tutti i ri- 
guardi; cosicché non è meraviglia se il suo amo- 
re per la Bianca andò ogni giorno aumentando, 
fino a divenire per lui una specie di necessità, 
ed una passione invincibile. 

Nell'anno 1570 essa restò vedova di suo ma- 
rito Pietro Bouaventuri ucciso di notte tempo 
da' suoi nemici, de' quali si era egli fatto un gran 
•numero nella città con mille prepotenze e fol- 
lie, alle quali lo recideva ardito l'immenso po- 
ter della moglie. Ciò non servì che a rinvigorir 
la passione del Principe già divenuto padrone 
dello stato , non che di se stesso per la morte 
del padre. Tutto fu da lui posto in opera per 
divertir l'amante , che si vide corteggiata dai 
primi personaggi delia Corte, e perfino dagli" 
stessi fratelli del Granduca . Furono posti a di- 
sposizione di lei tutti i palazzi, i giardini, le 
ville, e quella principalmente del Poggio a Ca- 
jano, ove frequentemente si trovava col Principe 
in partite di piacere, in cacce, in villeggiature. 
Intanto la Granduchessa negletta dal marito,, 
insultata dal fasto della rivale, amata però per 



Il6 POGGIO 

le sue straordinarie virtù, ed ammirata da tutti, 
quanto l' altra era sprezzata e abborrita , cessò 
di vivere j cedendo così alla fortuna della Cap- 
pello , e dando luogo ad una più grande eleva- 
zione di essa, che dichiarata solennemente dal 
Senato veneto per figlia della Repubblica, sposò 
infine il vedovo Gran Duca, e divenne Grandu- 
chessa di Toscana . La Repubblica spedì Amba- 
sciatori in Firenze a congratularsi con France- 
sco I. del suo matrimonio con la Figlia di S. Mar- 
co, e questo matrimonio fu celebrato con una 
magnificenza e sontuosità straordinaria . Le fe- 
ste che ebbero luogo in tal' occasione vengono 
con qualche particolarità riferite nelle notizie 
storiche riguardanti il Palazzo de' Pitti . 

Intanto non restavano figli maschi al Gran* 
Duca , essendogli morto 1' unico che eragli nato 
dall'estinta sua moglie, non senza sospetto di 
veleno per parte della Cappello (3) , la quale 
dopo una figlia che ebbe sui principio da suo 
marito , e che si chiamò Pellegrina , rimase osti- 
natamente infeconda, ad onta di tutti i medi- 
camenti, di tutti gl'incantesimi, di tutti i ten- 

(3) Anche prima che avvenisse la morte effettiva di 
questo giovane Principe, si pretende che la Bianca a- 
vesse tentato di disfarsene valendosi dell' opera di una 
donna Giudea, la quale colta sul fatto , si vuole che il 
Granduca stesso V uccidesse di propria mano . Si ag- 
giunge esser ciò accaduto precisamente al Poggio a 
Cajano . 



A CAJANO ìiy 

tativi più o meno ridicoli posti dà lei in opera 
per aver prole del Granduca . Bisognò pertanto 
ricorrere all' inganno, ed abusando colla più 
nera perfidia della debolezza di quel Principe, 
mostrarli un supposto frutto di sua fecondità; 
onde si finse gravida , e giunto il tempo di dar 
compimento, alla favola , non fu omesso verun 
apparecchio, non si tralasciò alcuna delle deco- 
razioni necessarie alla rappresentanza di un par- 
to , e finalmente dopo tutta la cerimonia d'u- 
sanza venne fuori un figlio maschio già bello 
e fatto da una femmina di vii condizione, e 
preparato all'uopo fino dalla sera antecedente. 
Il fanciullo fu denominato Don Antonio , poiché 
si spinse l' impudenza e la profanazione fino a 
far interloquire l'intercessione di questo Santo 
nella supposta gravidanza della Cappello . L'or- 
ditura di un tale inganno costò ad essa ed ai 
complici suoi una serie assai prolungata di sce- 
leraggini. La favola peraltro non fu tanto bene 
architettata ed eseguita da ingannare il giudizio 
del pubblico. Ben presto si fece a tutti palese 
la goffa impostura, fuori che al Granduca, a cui 
convenne che la Bianca istessa ne svelasse il 
mistero alcuni anni dopo, quando si credè ben 
assicurata che con un tal marito poteva ella 
impunemente arrischiarsi fino ad esser sincera. 
Difatti ella non rimase delusa nella sua aspet- 
tativa , e Don Antonio che non era niente più 
figlio di lei , di quello che il fosse del Grandu- 



1 I 8 POGGIO 

ea , conservò sempre unitamente al cognome 
de' Medici, anche il pingue patrimonio statoli 
già assegnato dal supposto suo Genitore . 

Tutti questi procedimenti della Cappello uni- 
ti alla deferenza rivoltante che in tutti gli affari 
mostrava per essa il Granduca , avea cagionato 
grandi dissapori nella famiglia, ed alienato da 
lui il cuore de' fratelli, e specialmente del Car- 
dinale Ferdinando . Con tutto che la Bianca af- 
fettasse in ogni occasione la più grande amicizia 
e parzialità per quel Principe, forse appunto 
per esser lui già considerato come 1' erede pre- 
suntivo del trono di Toscana, egli avea total- 
mente tralasciato di portarsi a Firenze, come 
per lo innanzi era solito di fare assai frequen- 
temente , e standosi in Roma avea quasi affatto 
troncata ogni corrispondenza epistolare col fra- 
tello. Finalmente essendosi fra essi riconciliati, 
verso i primi di ottobre 158^, fu indotto a tra- 
sferirsi a Firenze , di dove in compagnia del 
Granduca e della Bianca passò immediatamente 
al Poggio a Cajano, per godervi nelF opportuni- 
tà della stagione il divertimento della caccia , e 
le altre delizie della villeggiatura. Il dì 8 <\i 
queir istesso mese sopraggiunse al Granduca la 
Éebbre , giudicata dai Medici terzana doppia . 
Una malattia consimile assalì pure due giorni 
dopo la Bianca. Furono con ogni premura chia- 
mati i più valenti medici, procurandosi nel tem? 
pò istesso di tener occulta al pubblico la ma- 



acaja.no ii9 

lattìa, di cui ciò non ostante si sparse ben pre- 
sto il rumore da per tutto. Soffriva il Granduca 
di una sete continua ed inestinguibile, e d'una 
certa arsura alle fauci e nello stomaco, onde fa- 
ceva un uso strabocchevole di bevande gelate. 
Nel nono giorno il male divenne affatto minac- 
ciante , ed infine essendo rimasti inutili tutti i 
tentativi dell'arte medica, nella notte de' 19 ot- 
tobre a ore quattro il Granduca Francesco I. 
cessò di vivere nella sua fresca età di anni 47? 
avendone regnato 23, de' quali 10 sotto la dire- 
zione del padre, e i3 dopo la morte di quello. 
Tostochè si riconobbe vicino a morire, chiamato 
a se il fratello , gli dimandò perdono delle cose 
passate, e gli consegnò i contrassegni delle For- 
tezze , raccomandandoli in ultimo la moglie 
con le altre persone a lui più care . 

Frattanto il bisbiglio, il calpestìo che da per- 
tutto sentivasi posero in sospetto la Bianca del- 
l' avvenuta catastrofe, e ne rimase infine accer- 
tata dal cupo silenzio de' suoi assistenti e dalle 
lagrime che loro malgrado spuntavano ad essi 
sugli occhi. Allora perde affatto l'uso de' sensi, 
ed essendosi potuto a gran pena farla rinvenire, 
e porla in grado di adempiere ai doveri della 
religione , spirò finalmente la sera del dì 20 del 
mese medesimo , verso V anno quarantesimo 
dell'età sua. 

Quantunque per ordine espresso del Cardinal 
Ferdinando fosse fatta la sezione de' due cada- 



120 POGGIO 

veri con ogni sorte di pubblicità, e con l'invito 
speciale dei più intimi delle persone defunte, 
sebbene fossero rinvenuti tutti i segnali di ma- 
lattia e morte naturalissime, non si mancò tilt- 
tavolta di creder l'una e l'altra effetto di veleno 
apprestato ad amendue dal Cardinale; ed ecco co- 
me il fatto si raccontava. Bramavano i due conj Li- 
gi levarsi dagli occhi un fratello che essi consi- 
deravano come un censore incomodo della loro 
condotta, e loro irreconciliabil nemico. Fu invi- 
tato perciò sotto il finto pretesto di una sincera 
pacificazione a recarsi presso di essi, nell'idea di 
avvelenarlo. A tale effetto fu scelta la solitudine 
del Poggio a Cajano , ove la Bianca avendo pre- 
parato una focaccia mortifera , essendo ivi pure 
il marito , la presentò una mattina al Cardina- 
le perchè ne gustasse come di cosa fatta con le 
stesse sue mani. Egli per cautela teneva sempre 
in dito una gemma che avea la proprietà mira- 
colosa di scuoprire i veleni, con appannarsi e 
perder la sua lucentezza quando veniva ad essi 
accostata. Non mancò Y amuleto di produrre il 
suo effetto, onde il Cardinale convinto del tra- 
dimento, obbligò con un pugnale alla mano la 
cognata ed il fratello a mangiar eglino stessi del- 
la focaccia, lo che essi fecero strascinati dall'im- 
pegno di comparire innocenti, ed anche spa- 
ventati dalle minacce del Cardinale, lo che ca- 
gionò la morte ad amendue . 

Il racconto ha tutte le caratteristiche del fa- 



A CAJATTO 111 

voloso, dell'assurdo, dell' inverisimile. Tu Uà- 
volta alcune circostanze della malattia , la mor- 
te simultanea de' due conjugi, ed il costume 
infernale pur troppo comune in quei tempi di 
attentare all'altrui vita con mezzi si detestabili, 
potrebbero per avventura scemare alcun poco 
l'improbabilità del fatto, se d'altronde non fos- 
simo dalla storia garantiti del carattere umano, 
virtuoso ed integerrimo del Cardinal Ferdinan- 
do , giustificato anche dopo dal lungo e glorioso 
suo regno, onde crederlo affatto incapace di 
una sì atroce vendetta contro individui a lui sì 
strettamente congiunti coi vincoli del sangue . 

Comunque sia di ciò, certo egli è che Ferdi- 
nando nulla perde nell'opinione pubblica per 
la morte dei due conjugi, di cui anzi che rat- 
tristarsi , si mostrò lietissima ¥ intiera Toscana , 
tanta era l'avversione, e l'universal disistima che 
amendue si erano attirata, l'ima co' suoi bassi 
artifìzj ed intrighi, l'altro con una imperdona- 
bile debolezza per una moglie sì fatta, in balia 
della quale avea egli vilmente abbandonato se 
stesso, e tutti i più importanti affari dello stato. 

11 Cardinal Ferdinando, allora in età di 36 an- 
ni , divenuto Granduca ricevè dunque alla villa 
del Poggio a Cajano e quindi in Firenze il gior- 
no stesso 19 ottobre 1 687, i primi omaggi dei 
suoi sudditi, ed i loro primi contrassegni d'at- 
taccamento e di amore, che mai non si smenti- 
rono anche in appresso, e che egli cercò sem- 



122 POGGIO 

pre di meritarsi, facendo gustare ai suoi popoli 
tutte le dolcezze di un'amministrazione vera- 
mente paterna. Lasciato, con le opportune di- 
spense Pontifìcie, l'abito cardinalizio, e rinun- 
ziando intieramente allo stato Ecclesiastico , ei 
credè che una delle prime sue cure esser doves- 
se quella di assicurar la successione della fami- 
glia , e per conseguenza di scegliersi immedia- 
tamente una sposa . Era egli di genio piuttosto 
francese che spagnuolo; e mentre i suoi prede- 
cessori aveano costantemente professata una 
cieca divozione alla Spagna allora preponderan- 
te in Europa e soprattutto in Italia, ei pensò su 
questo punto di deviare alquanto dalla loro po- 
litica , e senza troppo urtar gli Spagnuoli , pro- 
curar di guadagnarsi l'amicizia e la confidenza 
de' Francesi . Col favore di siffatte disposizioni 
non fu difficile a Caterina de' Medici madre di 
Enrico III. allora Re di Francia d'indurlo a spo- 
sare Cristina figlia di Carlo III. Duca di Lorena 
e di Claudia di Valois, Principessa di ottime 
qualità, educata in Corte di quella Regina sua 
avola per parte di madre, e da lei amata come 
propria figlia . Dopo molti ostacoli suscitati con- 
tro un tal matrimonio dalla sospettosa politica 
della Spagna , specialmente dopo la morte di Ca- 
terina de Medici avvenuta per mala sorte du- 
rante il trattato, restò esso alla fine concluso, e 
la giovane Sposa essendosi imbarcata a Marsiglia, 
e posto piede a terra a Livorno , quindi tratte- 



A CAJANO ia3 

nutesi due giorni in Pisa (4), la sera del 18 apri- 
le 1589 pervenne al Poggio a Cajano, ove il 
Granduca l'attendeva in compagnia del Duca 
di Mantova , del Cardinal diGiojosa e di altri di- 
stinti personaggi, tra i quali due Ambasciatori 
spediti dalla Repubblica di Lucca a complimen- 
tar la Sposa . Cristina di Lorena in età allora di 
iG anni era dotata di più che ordinaria bellez- 
za, di statura grande e maestosa, di un tratto 
nobile e gentile, animato dalla vivacità e dalle 
grazie. Giunta appena in Toscana, la sua natu- 
rale pieghevolezza e docilità fu messa tosto ad 
una prova alquanto penosa e difficile al suo ses- 
so ed all' età sua . Il Re e la Regina di Francia 
le aveano fatto dono di ricchissime vesti alla 
moda francese affinchè ne facesse pompa in oc- 
casione del suo ingresso in Firenze ; ma il Gran 
Duca immaginando che i suoi popoli non avreb- 
bero troppo di buon occhio riguardato quelle 
fogge straniere, ne esigè da essa il sacrifizio, e 
la indusse ad adottar subito le vesti e le maniere 
toscane, Le feste e gli spettacoli, onde furono 
solennizzate le nozze di questa Principessa , ri- 
guardano specialmente i Palazzi di Firenze e di 
Pisa ; la Villa del Poggio a Cajano non lascia per 
questo di figurar tuttavia nella storia del Gran 
Duca Ferdinando I. 

Inerendo questo Principe al sistema di politi- 

(4) Ved. Not. istor. del Pai di Pis. 



124 POGGIO 

ca da lui adottato fin da principio del suo go- 
verno, e costante perciò nel suo segreto àttac^ 
camento alla Francia, vedea con dolore le inter^ 
ne agitazioni di quei Regno lacerato miseramene 
te dalle guerre civili. Enrico III. era stato assas- 
sinato dal fanatico e sacrilego Giacomo Clemen- 
te , ed Enrico IV. legittimo successore di lui 
facea prova inutilmente del suo straordinario 
valore , e della bontà anche più straordinaria 
del cuor suo, per ridurre al dovere sudditi tra- 
viati e divenuti ciechi strumenti dell'ambizione 
della Lega e della scaltra politica del Re di Spa- 
gna Filippo II. Vedeva il Gran Duca che il mez- 
zo più* sicuro e più pronto onde venire a termi- 
ne di tanti guai era quello della conversione 
d'Enrico al Cattolicismo , comecché la differen- 
za di religione formasse il principal pretesto 
onde negarseli ubbidienza specialmente dai Pa- 
rigini . Avea egli pertanto mosso pratica con 
quel Monarca, e con replicate lettere , e per 
mezzo della viva voce de' suoi agenti , affine 
d' indurlo ad un tal passo, a cui Enrico punto 
non repugnava, ma temeva soltanto che nella 
pubblica opinione potesse in ciò rimaner com- 
promesso il suo onore . Finalmente lo stato 
sempre più critico de' suoi affari, e le incessanti 
amichevoli esortazioni di Ferdinando, che egli 
amava e stimava assai e da cui ricevea segreta- 
mente riguardevoli soccorsi in denaro, lo in- 
dussero a superare ogni riguardo , e ed a risol- 



A CAJANO Il5 

versi seriamente a farsi cattolico . Con tali di- 
sposizioni, delle quali si mostrò lietissimo il 
Granduca, spedì tosto in Italia il Cardinal Gon- 
di Vescovo di Parigi, il quale a tenore delle 
istruzioni che aveva , prima di proseguire il 
viaggio per Roma ov'era principalmente diretto, 
cercò di abboccarsi con Ferdinando, che trova- 
vasi allora alla villeggiatura del Poggio a Cajano» 
Vi si recò quegli da Firenze il dì 1 1 ottobre 1 592, 
ove incontrato fino a pie delle scale dello stesso 
Granduca fu ricevuto con ogni dimostrazione 
d' onore dovuta al carattere di lui, ed alla gran- 
dezza dei Monarca che rappresentava . Tratte- 
nutosi il Cardinale alquanti giorni, nei quali 
ebbe spesso lunghi colloquj con Ferdinando 
intorno all'affare importante di cui trattavasi, 
ei si disponeva a partire per Roma , allorquan- 
do videsi comparire un Religioso Domenicano 
( Alessandro Franceschi ) che in nome del Pon- 
tifìce gì' intimò arditamente di non accostarsi a 
quella città . Clemente Vili, di Casa Aldobran- 
dino era salito di recente al soglio Pontificio per 
favore delti Spagnuoli, onde non fu ad essi dif- 
ficile d' indurlo a frastornar la missione del Ve- 
scovo di Parigi, le conseguenze della quale non 
poteano convenir punto alle loro mire sulle co- 
se di Francia . Un sì sconsiderato procedere of- 
fese oltremodo il Cardinale e il Granduca, il 
quale peraltro scusando il Pontefice , ne incolpò 
l'impudenza del Frate, addebitandolo d'ave? 



ia6 POGGIO 

operato fuori di commissione; tuttavolta insi- 
nuò al Cardinale di non avanzarsi ulteriormen- 
te, fino a nuove trattative. Queste ebbero luogo 
poco dopo; e l'effetto di esse fu infine l'accetta- 
zione dell' abjura di Enrico, la sua assoluzione 
dal Papa , ed il ricevimento suo in grembo alla 
cattolica Chiesa . La formai conversione al Cat- 
tolicismo del Re, che operò la quiete della 
Francia , e colmò di gloria il Granduca , il qua- 
le vi ebbe certamente la parte principale , av^ 
venne il dì 25 luglio 1593. 

La storia della Villa del Poggio a Cajano tace 
continuamente durante il regno, non peraltro 
infecondo di grandi avvenimenti , di Cosimo IL 
figlio e successore di Ferdinando; ed in quello 
anche più lungo e più memorabile di Ferdinan- 
do IL rompe essa appena il suo* lungo silenzio 
per accennarci, come di passaggio, che ivi da 
questo Granduca fu da prima ricevuto il Barone 
di Laudstein inviato dall'Arciduca d'Austria 
Ferdinando d' Inspruck, figlio di Claudia de' Me- 
dici , ad oggetto di trattar il matrimonio di quel 
Principe colla Principessa Anna sorella del Gran 
Duca . Ciò fu il 24 dicembre i645, e le nozze 
furono in seguito celebrate in Firenze il 17 mag- 
gio del seguente anno (5) . 

Le sventure domestiche della casa Medici che 
afflissero tanto sensibilmente i giorni ultimi 

(5) Ved. Not. Stor. del Pai de' Pitti. 



À CAJANO 127 

del Gran Ferdinando IT. , derivate dal malaugu- 
rato matrimonio di Cosimo ITI. suo figlio con 
la Principessa francese Margherita d'Orleans, 
fanno comparir nuovamente in iscena, e non 
senza grande interesse , la Villa del Poggio a Ca- 
jano . 

È stata una particolare fatalità della famiglia 
Medicea di trovarsi inviluppata sovente in mil- 
le traversìe per dato e fatto delle femmine, e 
d'esser riuscita quasi sempre infelicissima nelle 
sue matrimoniali alleanze. La Principessa d'Or- 
leans, bella, vivace , allevata al fasto della Corte 
di Luigi XIV. avea fatto un penoso sacrifizio del 
suo cuore e delle sue inclinazioni nell' accettar 
la mano di Cosimo III. Innamorata segretamen- 
te del Principe Carlo di Lorena , avea dovuto 
accettar suo malgrado un partito offertole dalla 
fredda politica di stato, e che avea in favor suo 
la volontà imperiosa di un Luigi XIV. Astretta 
a sottomettersi alla necessità , avea portato in 
Toscana tutto il rancore, tutta la tristezza, e 
tutto il mal' animo che sagrifizj di questa sor- 
te sogliono ordinariamente produrre . Appena 
giunta in questo paese tutto le parve insoppor- 
tabile ; nulla valeva a divertirla, nulla era ca- 
pace di contentarla, né in casa né fuori. Invano 
lo Sposo ed il Suocero con ogni sorte di condi- 
scendenza, con ogni dimostrazione di tenerezza 
e d' amore si sforzarono di guadagnarne la be- 
nevolenza. Inutile egualmente per calmar l'ani- 



128 POGGIO 

mo di questa donna intrattabile riuscì Tistessa 
intervenzione del Re , il quale le scrisse amo- 
revolmente , inviandole la Signora Du Befani 
che l'avea educata, affine d' indurla a vivere in 
buona concordia col marito, che tanto amava 
lei, quanto essa gli dava ogni giorno le meno 
equivoche testimonianze di disprezzo e di abor- 
rimento. Finalmente stanco il suocero di tanta 
e sì lunga ostinazione, e volendo, quanto era 
possibile , occultare al pubblico i travagli inter- 
ni della famiglia , risolse di mandar la Princi- 
pessa al Poggio a Cajano. Si credè altresì che la 
solitudine, la ristrettezza, la noja le avrebbero 
ispirato sentimenti più miti e qualche disposi- 
zione ad un più ragionevole contegno; ciò. non 
pertanto non servì una tal misura se non che 
a maggiormente indispettirla. Lo sconcerto del- 
lo spirito e la violenza della passione (6) produs- 
sero in lei una non lieve alterazione di salute, 
ed essendosi recati il Granduca ed il Principe a 
visitarla, essa minacciò il marito che qualora. le 
comparisce un'altra volta d'avanti gli avrebbe 
scagliato addosso qualunque cosa le si fosse 
presentata . Dimorò più mesi in quella villa 

(6) II Principe Carlo di Lorena suo occulto amante 
erasi recato -poco prima a Firenze col pretesto di un 
-viaggio a Roma. La Corte di Toscana, ignara in quel 
tempo de* suoi amori colla Principessa, gli fece racco- 
glimento il piìi cortese } alloggiando/o nell* istesso pa~ 
lazzo dé > Pitti . 



A C A J A N O I'3Q 

sempre pertinace ed inflessibile a qualunque 
esortazione, anche del Papa; tuttavolta allorché 
meno aspettavasi , si mostrò determinata a ri- 
conciliarsi . Dimando in Firenze un abbocca- 
mento col Gran Duca suo suocero, il quale vo- 
lentierissimo lo accordò ; ed accogliendola con 
somma ilarità ed amorevolezza le promise una 
perpetua oblivione del passato. Riassunto allora 
il suo ardire, pretese ella di venire come ad 
una capitolazione, del che sdegnatosi il Gran- 
duca le fece conoscere che , essendo essa sola 
dalla parte del torto , dovea piuttosto offerire 
che chieder soddisfazioni . La Principessa ritor- 
nò dunque al consueto ritiro; ma dopo pochi 
giorni partita nuovamente dal Poggio a Cajano 
la sera del 6 novembre i6G5, si portò risoluta 
in Firenze, e gettatasi nelle braccia del marito 
e del suocero si mostrò talmente pentita e con- 
fusa che desto in essi le più sincere lagrime d'a- 
more e d'allegrezza . Quanto applauso erasi me- 
ritata la Principessa col tratto franco ed ultro- 
neo che avea ricondotta la concordia e la calma 
nella famiglia, altrettanto fu poi biasimata al- 
lorché pochi mesi dopo fece conoscere che nulla 
avea cangiato ne' suoi sentimenti,, e nelle sue 
poco lodevoli inclinazioni . Fu scoperto indi a 
non molto un disegno che avea formato di fug- 
girsene con un Francese di vilissima condizio- 
ne ; ma ninno sarebbesi mai immaginato die 
una Principessa della sua nascita e della sua 

9 



1 3o POGGIO 

educazione avesse potuto obliarsi fino al punto 
di meditare, mentre era in Pisa, d'intrupparsi 
con una compagnia di Zingari che colà ritrova- 
vasi, se non fosse stato ascoltato da più persone 
il trattato che teneva con essi, parlando loro di 
notte tempo dalle finestre di quel Palazzo. Ne 
qui ebber fine le sue più che stravaganti follìe; 
essendosi trovata gravida di suo marito (7), da 
cui era appassionatamente amata , tentò ogni 
mezzo onde procurarsi un aborto, il che fortu- 
natamente non le riuscì . Fu preso V espediente 
di farle allontanare il consorte, al quale si fece 
intraprendere un lungo viaggio per l'Europa, 
nella lusinga che il tempo avrebbe potuto ap- 
portar qualche salutare cangiamento nel cuo- 
re di lei; ma tutto invano; giacché ritornato 
Cosimo in Toscana con la primiera tenerezza 
per la sposa, trovò in lei Podio primiero e la so- 
lita invincibile avversione . Questa si accrebbe 
ancor davvantaggio allorché egli per la morte 
del padre divenne Granduca. Convenne nuova- 
mente separarsi, e fu assegnato alla Principessa 
il solito soggiorno del Poggio a Cajano . Ma in- 
sistendo essa ostinatamente nell' antico propo- 
nimeli to di abbandonar affatto il marito e la To- 
scana , e di ritirarsi in Francia, la tenerezza di 
Cosimo stancata da tante ingratitudini cede al- 

(7) JSe aveva avuto già un* altro figlio , che si chia- 
mo Ferdinando , frutto dei brevi intervalli di concor- 
dia e di coabitazione col marito . 



A CAJANO 1 3 I 

fine allo sdegno, e con l'annuenza di Luigi XIV» 
restò infine convenuto che ella andasse a rin- 
chiudersi nel Monastero di Montmartre vicino 
a Parigi da lei stessa indicato, obbligandosi il 
Granduca di farla scortare fino a Marsilia, e di 
passarle un annuo assegnamento di 80,000 fran- 
chi . Pubblicatasi in Toscana la partenza della 
Granduchessa produsse nell' universale un gran 
dispiacere. Ignoravansi in gran parte le strava- 
ganze di lei, e si amava generalmente una Prin- 
cipessa bella, popolare, inclinata al brio, e de- 
dita alla profusione. Usò essa V artifizio di far 
credere che vittima de' mali trattamenti del ma- 
rito e della suocera era forzata a ritirarsi, onde 
fu generalmente compianta, e tutta sul Gran- 
duca e sulla madre di lui ricadde l'odiosità di 
una sì strepitosa e violenta misura. La condot- 
ta peraltro da lei tenuta in seguito durante il 
suo soggiorno in quel Monastero era ben lonta- 
na dal giustificare questi favorevoli sentimenti 
del popolo toscano, poiché non vi fu alcuna 
sorte di debolezza, di follìa, di sconvolgimento 
di spirito e di depravazione di cuore, a cui ella 
non si gettasse perdutamente in preda fino al 
segno di tentar , come fece, di dar fuoco al Con- 
vento che si era scelto in asilo . È impossibile 
di dare un'idea più giusta della originalità ro- 
manzesca del suo carattere, della sua rabbiosa 
e frenetica antipatìa verso il marito, e nel me- 
desimo tempo de' religiosi pregiudizj de' tempi 



IJ2 POGGIO 

suoi, di quella che ne somministra ella stessa 
in una lettera scritta al medesimo il dì 8 genna- 
jo 1680, Essa è concepita ne' seguenti termini: 
» Non posso più reggere alle vostre stravagan- 
te ze; so che voi fate il peggio che potete appres- 
« so del Re contro di me, e voi vi fate scorgere 
« da sua Maestà e da tutta la Corte, non volendo 
« che io vada alla Corte, ove ho da fare conti- 
te nuamente perchè se io vi fussi stata di 

« continuo, i vostri figli sarebbero stati meglio, 
« e per il presente e per l'avvenire, e così fate 
« male per loro, e per me, e per voi, perchè 
« mi mettete in stato di disperazione a tal segno 
« che non ci è ora nella giornata che io non vi 
« desideri la morte, e che io non volessi che 
« voi fossi impiccato . Voi mi riducete in modo 
« che io non posso più frequentare i sacramen- 
te ti, e così mi farete dannare, e con tutta la 
« vostra devozione vi dannerete ancora voi, per- 
« che uno che è causa della perdita d'un' anima 
« non può salvare la sua Quei che mi di- 
te spiace maggiormente è che noi anderemo a 
ee casa del Diavolo, e che io averò il tormento 
ce di vedervi ancora costì . Se voi mi avessi la- 
te sciata stare mi sarei data alia devozione, per- 
e< che cominciavo a farmi istruire delle mie oh- 
ee bligazioni verso nostro Signore, e coli' occa- 
<e sione ch'io fo del bene a Alenson con la mia 
te sorella , e che io sto con queste Madri che 
et sono Angeli , mi sarei ridotta al mio primo 



t* pensiero di farmi monaca in un Spedale 

« Ma adesso non voglio più pensare a far bene 
« perchè me ne riesce male, e mi mettete in 
« tale disperazione che io non penso più che a 
« vendicarmi, se però non mutate foggia di trat- 
« tare verso di me; e vi giuro per quella cosa 
« che io odio più, che è voi, che io farò patti 
« con il Diavolo per farvi arrabbiare e per sot- 
« trarmi dalle vostre pazzìe. Basta, tutte le stra- 
« vaganze che potrò fare per dispiacervi, le fa- 
« rò, e questo non me lo potete impedire. La 
« vostra devozione non servirà di niente , e po- 
« tete far quello che volete perchè siete un fior 
« di ruta, Dio non vi vuole e il Diavol vi rifiu- 
« ta . Ora quello che io voglio da voi è che cosi 
« scriviate ai Re che non vi volete più impac- 

« ciare di me, né di quello che io faccio Se 

« lo farete, io vi prometto di rimettermi bene 

« con Dio e se non lo farete , aspettatevi di 

« gran cose dalle mie furie vindicatrici , perchè 
« ridurmi non lo farete mai ; che se credete di 
« farmi ritornare da voi, questo non succederà 
« mai (8), e se io tornassi con voi, guai a voi, 
« perchè non moriresti mai che di mia mano . 
« Potette prepararvi a lasciar presto questa vita 

(8) Essa peraltro nelV anno precedente , interposta^ 
vi la mediazione del Papa , avea tentato riconciliarsi 
e di ritornar col marito ; il quale istigato in parte dal- 
la madre t ed in parte dubitando della sincerità delle 
disposizioni della moglie, rigetto qualunque trattato , 



1 34 POGGIO 

« senza ajuto, perchè so che ha da durare la 
« vostra poco bene . Questo poco che avete a 
« stare in questo mondo lasciatemi bene avere, 
« acciò io faccia orazione per voi dopo la vostra 

« morte . Basta , mutate registro , perchè vo- 

« lendo fare rigar dritto me, farò rigar voi, e 
« voi farete come quelli che andarono per so- 
« nare, e furono sonati; ve ne avvertisco; sono 
« fatti vostri , miei non sorró più, perchè già so- 
« no disperata et ho poco da perdere (9) ». 

La disperazione di questa Principessa pro- 
veniva certamente nella massima parte dalle 
minute indagini che suo marito, ormai non da 
altra passione agitato, riguardo a lei, che da 
quella dell'odio, del dispetto, e di uno smode- 
rato desio di vendetta, facea fare continuamente 
sulla condotta di essa, e dalle contrarietà e mor- 
tificazioni che di tempo in tempo le suscitava 
per parte del Re, allorquando ella annojata del- 
la monotonìa della vita monastica, cercava di 
profittare di tutti quei divertimenti e passatem- 
pi che le venivano offerti dalla corte voluttuosa 
e brillante di Luigi XIV. In seguito peraltro, a 
misura dellaumento degli anni, andò sempre sce- 
mando ne' due conjugi la reciproca avversione. 

Avendo la Granduchessa ottenuto da prima 
di variar monastero, si trasferì da Montmartre 
a Saint Mende, e quindi lasciato anche quest'ul- 

(9) Galluz. Stor. del Grand. 



A Cajano i35 

timo, potè condursi ad abitar liberamente in 
Parigi, ove in età di 76 anni cessò di vivere il 
i5 Settembre 172L 

Le domestiche inquietudini che agitarono 
continuamente Cosimo III. quasi per tutto il 
lungo corso della sua vita, non si limitarono 
a quelle cagionateli dalla propria moglie. li 
Principe Ferdinando suo figlio ed erede presun- 
tivo della corona era dotato di molte eccellen- 
ti qualità; laonde amato era universalmente 
dai Toscani, i quali non troppo contenti del go- 
verno di Cosimo si auguravano nei successore di 
lui i bei giorni de' due Ferdinandi; se non che 
tra le virtù di questo Principe non era per veri- 
tà la maggiore quella dell' ubbidienza e docilità 
ai paterni voleri . Partecipe alquanto dello spi- 
rito altiero ed indipendente della madre, sde- 
gnava talvolta di praticare col genitore quegli 
atti di filiale condiscendenza, che avrebbero do- 
vuto costarli il sacrifizio di qualche sua favorita 
passione . Tuttavolta , per soddisfare ai desiderj 
del Padre avea condisceso, benché affatto alieno 
dallo stato conjugale, ad accasarsi con Violan- 
te Beatrice di Baviera , Principessa saggia , ado- 
rabile pel suo carattere , pel suo spirito , e per 
Ja virtù sua, ma non bella, e, per più trista fa- 
talità , non feconda . Non tardò guari a nascere 
in lui la freddezza, indi l'indifferenza per la sua 
sposa . Vivea egli frequentemente, lontanto da 
essa e dal padre, in alcuna delle ville, e soprat- 



l36 FOGGIO 

tutto in quella del Poggio a Cajano. Oltre i di* 
vertimenti della pesca e della eaccia, vi godeva 
ancor quelli della musica e del teatro, tenendo 
continuamente seco il Musico Francesco de Ca- 
strisi divenuto suo particolar favorito, ed una 
giovane e bella virtuosa veneziana per nome 
Vittoria Bombagia, di cui mostravasi egli inva- 
ghito al segno da eccitar mal umore e gelosìa 
alla sposa, e grave rammarico al Granduca. 
Credè questi che per far cessare una tal pratica, 
sarebbe stato un. ottimo espediente quello di 
guadagnare l'Eunuco favorito , e quindi metter- 
lo alle prese con la Veneziana . La concert ita 
misura riuscì perfettamente fino a indurre in 
aperta rottura i due Eroi da teatro; ma il dif- 
ficile era di far soccombere la virtuosa, e pri- 
varla della grazia dei Principe; e questo non 
riuscì . Il conflitto divenne tra essi sì animato e 
sì caldo, che una mattina, standosi insieme a ta- 
vola in uno dei quartieri della Villa dei Poggio 
a Cajano, passarono dalle parole ai fatti, e l'E- 
roina si trovò pesta e sfregiata la faccia da un 
pane che l'iracondo Eunuco le avventò sacrile- 
gamente nel bollor della disputa. Corse tutta in 
lacrime la virtuosa a gettarsi ai piedi del Prin- 
cipe, ed a chieder vendetta di una sì enorme 
profanazione . Il fallo era imperdonabile , e bi- 
sognava una luminosa soddisfazione alla bella, 
che altrimenti minacciava dipartirsi sul fatto . 
Il Principe la consolò; e risoluto di placarne gli 



A CAJANO l37 

sdegni con sacrificarle il favorito , affettando 
con questi indifferenza e disinvoltura, gli con- 
segno indi a poco una lettera sigillata , e gli 
coni ni se di portarla egli stesso a Firenze al suo 
Camerier miggi )re Torrigiani , il quale avrebbe- 
li comunicato un affare d'importanza. Partì de 
Castrar, giunse a Firenze, e consegnò la lettera 
al Torrigiani; ma qual fu la sorpresa di ambi- 
due nel legger in essa un ordine al Musico di 
non comparir mai più dinanzi al Principe , e di 
partir subito dalla Toscana ? Egli tutto sbigotti- 
to si recò immediatamente presso il Granduca a 
cui raccontò la sua disgrazia. Lo accolse quegli 
benignamente, ma non parendoli di sua pru- 
denza di contrariare le determinazioni del fi- 
glio, lo consigliò ad ubbidire, assicurandolo 
peraltro di tutta la sua protezione, ed assegnan- 
doli una grossa pensione onde vivere agiata- 
mente in qualunque luogo . 

Qui può dirsi che termini affatto la storia del 
Poggio a Cajano; giacché quantunque e sotto il 
regno dell' ultimo Granduca Mediceo , Giovan 
Gastone figlio di Cosimo III., e sotto quello dei 
suoi successori fino ai dì nostri sia stata sempre 
questa villa più o meno frequentata dai Princi- 
pi regnanti, e visitata talor di passaggio da varj 
illustri personaggi stranieri, sembra tuttavia 
non aver somministrato alcun fatto rimarche- 
vole alle ricerche de'cronisti di quei tempi , e 
degno per conseguenza d'intertenere piacevol- 
mente la curiosità della future generazioni. 



NOTIZIE STORICHE 

DEL 

R. PALAZZO DI PISA 



U ecaduta affatto dalla sua antica grandezza, 
perduta la propria libertà , e , dopo inutili sforzi 
per ricuperarla , soggiogata ed oppressa dalla Re- 
pubblica fiorentina , la città di Pisa trovavasi 
all'ultimo grado della abiezione e della miseria, 
allorché grado a grado andava inalzandosi la 
Famiglia de' Medici al dominio di Firenze. Per- 
venuta finalmente questa Famiglia all'assoluta 
sovranità sotto Cosimo I. , le condizioni di Pisa 
incamminaronsi tosto ad un notabile migliora- 
mento; giacché quel Principe considerando tut- 
ti i popoli dello stato a lui soggetto come rive- 
stiti d' un ugual diritto alle sue provide cure 
pel loro ben' essere , dovè riguardare questa 
interessante città con occhio ben differente da 
quello con cui era stata riguardata dalla fio- 
rentina Repubblica; la quale, mantenendosi an- 
che dopo il trionfo nemica implacabile di Pisa, 
ed obliando le antiche massime di generosità, 
di moderazione e di savia politica, di cui avea 
dato altre volte sì frequenti è si luminosi esem- 
pj , viene accusata d' ave^ di soverchio incru- 



J40 PALAZZO 

delito neir oppressa rivale, tentando di distrug- 
gerla affatto , e di ridurre appoco appoco un 
deserto insalubre il ricco ed ubertoso territorio 
di essa, con promuovervi a bella posta la sta- 
gnazione dell'acque, o almeno (poiché sembra 
incredibile tal' eccesso di studiata barbarie) col 
non prendersi cura quant' era convenevole di 
questo importantissimo oggetto (i). 

(i) 77 Tafgioni nella celebre sua opera Viaggi per là 
Toscana Tom. 2. si sforza di scolpare su questo punto 
i Fiorentini. Ma V autorità da lui a tal proposito al* 
legata sembra confermare , anzi che distruggere , la ri- 
ferita imputazione . In un partito del Consiglio de' Cen- 
to di quella Repubblica fatto il dì 19 aprile i47^, ri- 
portato da detto Autore, leggesi V enunciativa seguente : 
« Considerando che il contado per V adietro di Pisa e 
« fertilissimo paese , et nientedimeno per rispetto che le 
« fosse maestre et i ponti di detto contado sono ripiene 
« et guasti, detto contado e, diventato sterile et poco o 
« niente fructa, ma quasi tutto ne' piani e diventato 
« p aduli , et similmente le fognie et -vie dentro nella 
« citta di Pisa sono ripiene et guaste ec. » . E vero che 
il partito contiene in seguito alcuni ottimi provvedi- 
menti per rimediare a tanto male, ma dall' epoca di 
questo partito, cioè dal i4?5, andando indietro fino al 
i4o6\ epoca della prima dedizione di Pisa, si contano 
49 anni, nel corso de' quali fòrmaronsi gli orribili gua- 
sti nel territorio pisano notati nella riportata enuncia- 
tiva. Dunque almeno per un mezzo secolo ebbero ragio- 
ne i Pisani di dolersi della stagnazione de loro scoli 
procurata o non impedita da' Fiorentini loro padroni. E 
chi sa poi se tutte le belle disposizioni contenute nell' al- 
legato partito furono realmente eseguite? Sembra anzi 



DI PISA I4I 

L' epoca della esaltazione de' Medici al Princi- 
pato può dunque considerarsi come F epoca 
del rinascimento di Pisa. Fu essa riguardata sem- 
pre con una certa speciale predilezione da tutti 
i Sovrani di quella Famiglia, e questa predile- 
zione parve esser passata in eredità ne' due So- 
vrani di casa d'Austria, Leopoldo e Ferdinan- 
do. Quindi è che dai principj del Piegno di Co- 
simo I. fino al presente, Pisa è stata l'ordinario 
soggiorno della Corte nei mesi d'inverno, lo 
che vuoisi attribuire eziandio al vantaggio del 
clima, assai più temperato e salubre di quello 
della Capitale, durante il corso di tale stagione . 

Ciò suppone per necessaria conseguenza fino 
da' tempi più antichi l'esistenza in quella città 
di un regio palazzo. Si sa che l'abitazione in 
Pisa dei primi Medici non ancor giunti ad un'as- 
soluta sovranità , come furono Lorenzo il magni- 
fico, e Piero suo figlio, era il palazzo ora Pie- 
racchi vicino alla Chiesa di S. Matteo . Ma certo 
egli è altresì che verso l'anno i55o il celebre 

che debba credersi il contrario , se prestiam fede al di- 
scorso pronunziato dall' 'Oratore de* Pisani avanti Car- 
lo Vili, alla presenza di quello de Fiorentini V an- 
no i49^, nel qual discorso , riportato dal Guicciardini 
nella sua Storia, facendosi un quadro orribile della 
dura oppressione sotto di cui gemeva la citta di Pisa , 
si nota che incrudelitasi dai Fiorentini contro la salu- 
te e la vita de Pisani , de quali per spegnere in tutto 
le reliquie, era stata intermessa la cura di mantenere 
gli argini e i fossi del loro contado ec. 



l4 a PALAZZO 

Architetto e Scultore Baccio Bandinelli presie- 
deva alla fabbrica in Pisa del presente real Pa- 
lazzo, che Cosimo vi faceva erigere sulle rovine 
de\Y antica curia del Potestà, sicché sembra che 
la fondazione appartenga all' epoca summento- 
vata, vale a dire intorno all'anno j55o. Vero è 
che in origine questa fabbrica dovette essere di 
non troppo grande estensione , poiché per di- 
venire ciò che è di présente, benché nulla ab- 
bia tuttavia di rimarcabile pel lato della magni- 
ficenza e della vastità , ha bisognato che Fran- 
cesco I. nel i583, e posteriormente in questi 
ultimi tempi, Pietro Leopoldo, vi facciano dei 
notabili accrescimenti . 

Fece in questo Palazzo la sua quasi abituai 
residenza Cosimo I. nei primi anni del suo prin- 
cipato . Essendosi egli prefisso tra le più im- 
portanti sue cure di far risorger Pisa e le cam- 
pagne adiacenti dallo stato miserabile a cui 
erano ridotte , credè bene che la sua presenza 
avrebbe contribuito non poco ad accelerare 
l'esecuzione di un sì savio provvedimento co- 
mandato egualmente e dalla umanità e dalla 
sana politica. Era egli per avventura occupato 
in quest'opera importante, allorché il dì 11 Giu- 
gno dell'anno i53o, ebbe avviso esser giunta 
per mare a Livorno Eleonora di Toledo , figlia 
del Viceré di Napoli, la quale accompagnata da 
suo fratello D. Garzìa e da nobil comitiva di Ba- 
roni e Dame spagnuole veniva come Sposa di 



DI PISA l43 

Cosimo, Avea questo Principe spedito preven- 
tivamente a Livorno 1' Arcivescovo di Pisa, af- 
fine di complimentare la sposa novella e con- 
durla quindi in quest'ultima città; ove infatti 
la sera stessa fece ella il suo ingresso , essendo 
stata accolta in Palazzo dal Duca con tutta la 
pompa conveniente al suo rango. Passarono ivi 
la notte tra liete danze , ed il giorno appresso 
s'inviarono alla volta di Firenze (2) . 

Uno de' primi frutti del matrimonio di Cosi- 
mo con Eleonora di Toledo fu una figlia per 
nome Lucrezia , la quale pervenuta alla età nu- 
bile fu destinata dal padre in isposa al primo- 
genito del Duca di Ferrara Ercole II. della illu- 
stre Casa d'Este. Furono questi sponsali come 
il preliminare del solenne trattato concluso nel 
palazzo di Pisa il dì 18 marzo 1 558 tra esso Co- 
simo ed il Cavalier Fiaschi Plenipotenziario del 
Duca di Ferrara, per mezzo dei quale il Princi- 
pe Estense già parzialissimo dalla corona di 
Francia, in di cui favore avea sostenuto fino al- 
lora in Italia una lunga e disastrosa guerra 
contro le Case Medici e Farnese, e contro le 
forze spagnuole , obbligavasi a rinunziare alla 

(2) Quello pero in cui fu ricevuta D. Eleonora di To- 
ledo Sposa di Cosimo non era certamente V attuai Pa- 
lazzo Granducale , fabbricato alquanto posteriormente 
a quest y epoca. Poteva forse essere il presente Palazzo Pie- 
racchi, che era, come e stato già detto, la casa a" abi- 
tazione in Pisa de' primi Medici, 



1 44 PALAZZO 

Lega con la Francia restandosi però neutrale. 

Ma tra i fasti più memorabili che illustrano , 
direm così, le isteriche primizie del Palazzo di 
Pisa, dee certamente annoverarsi la cerimonia 
solenne che vi ebbe luogo il dì i5 marzo dell'an- 
no i56r, allorché Cosimo I. istitutore dell'insi- 
gne Ordine militare di S. Stefano , ne fu per la 
prima volta solennemente riconosciuto e salu- 
tato Gran Maestro. Àveane egli già ricevuto poco 
prima le insegne e i distintivi con la più gran 
pompa nella Chiesa Prìmaziale di detta città per 
mano dei Nunzio del Papa; e pochi giorni dopo 
vestito della gran Cappa dell'Ordine, col cor- 
teggio di tutti i nuovi Cavalieri ornati della stes- 
sa divisa, in compagnia pure del Nunzio Ponti- 
fìcio, si recò processionalmente alla piazza pre- 
scelta a contener le fabbriche del nuovo Istitu- 
to, e quivi nel luogo già destinato gettò di sua 
propria mano la prima pietra della Chiesa con- 
ventuale dell'Ordine . 

Niuno al certo sarebbesi immaginato ebe la 
letizia e le feste che ravvivato aveano la casa del 
Principe, come ancora la città di Pisa, divenu- 
ta da quel momento la sede di uno stabilimen- 
to famoso, che è passato sempre con tutta ra- 
gione pel capo d' opera della politica di Cosi- 
mo , si sariano cangiati ben presto in profon- 
da desolazione e mestizia. Eppure non erano 
scorsi. che pochi mesi dopo l'epoca felice men- 
tovata qui sopra, allorché Pisa ed il Palazzo di 



DI PISA. I /(O 

cui si ragiona servirono di scena alla più lagri- 
mevol catastrofe, all'avvenimento il più tragi- 
co, di cui faccia menzione la storia de' Medici. 
Fosse effetto di naturai malattìa , come accer- 
tano alcuni, ovvero di qualche cagion violenta, 
come è opinion di molti altri, Cosimo I. nel 
corso di pochi giorni ebbe la disavventura di 
perder la propria moglie , e due figli, D. Giovan- 
ni e D. Garzìa, giovinetti di vaghissimo aspet- 
to, di gentili maniere, e che già davano di sé le 
più belle speranze, il primo dei quali era già 
Cardinale, benché in età di soli 19 anni. Tra 
coloro , che in sì funesto accidente non sanno 
ravvisare che le ordinarie conseguenze di una 
febbre epidemica , e tacciano arditamente di 
romanzesca la contraria opinione , distinguesi 
F Autore moderno della Storia Medicea . Sarebbe 
certamente desiderabile per la gloria del primo 
Granduca di Toscana > e per onore eziandio 
dell' umana specie , che il sentimento del Sig. 
Galluzzi fosse alquanto più motivato, e che ap- 
poggiato fosse ad un' autorità un jpoco meno 
sospetta di quella dell' istesso Cosimo . Vero è 
che le due lettere scritte da questo Principe a 
suo figlio maggiore D. Francesco allora alla Corr 
te di Filippo li. in Ispagna, con le quali ei gli dà 
parte della morte dei due mentovati suoi fratel- 
li, e quindi ancor della madre, non parlano 
che di naturai malattìa, e contengono una ben 
circostanziata relazione anche dei più minuti 



l46 PALAZZO 

sintomi della medesima. Ma per creder cieca- 
mente al contenuto di tali lettere, convien sup- 
porre il carattere di Cosimo ( il quale troppo in- 
teresse aveva allora di nasconder il vero ) esen- 
te affatto da ogni simulazione e doppiezza, lo 
che non sembra combinar gran fatto con alcuni 
tratti della vita di lui, specialmente ne' primi 
anni del suo governo , ne tampoco col tuono 
affettato delle stesse lettere riportate per esteso 
nella storia galluziana, e che sente a parer di 
molti l'artifizio e l'ipocrisìa . Comunque sia di 
ciò, ecco all' incirca come vien riferito il fatto 
da coloro che sostengono la contraria lezione, 
vale a dire che la morte de' due giovani Principi 
prodotta fu da causa non già naturale , ma bensì 
violenta : 

Trovavansi eglino a caccia nelle vicinanze di 
Rosìgnano allorché il Cardinale Giovanni rice- 
vè da D. Garzia suo fratello grave ferita in una 
coscia , per cui fu trasportato immediatamente a 
Livorno, ove dopo cinque giorni morì. Ciò av- 
venne il 21 novembre 1662. Discordano' i Cro- 
nisti quanto al fatto di D. Garzia , asserendo al- 
cuni che soltanto per una combinazion casuale 
ebb'ei la sventura di ferire il fratello, e soste- 
nendo altri esser ciò accaduto appostata mente, 
per un' aperta inimicizia e rivalità che regnava 
tra due Principi, per la quale erano venuti in 
altercazione durante la caccia a cagione d'un 
capriolo che ciascun d' essi pretendeva aver uc- 



DI PISI l47 

ciso. Cosimo, che al primo annunzio del trista 
cas > erasi recato a Livorno, inconsolabile per la 
perdita dei figlio, e pieno di mal talento con- 
tro il suo uccisore se ne ritornò a Pisa, ove sem- 
bra che D. Garzia lo avesse preceduto. Si tenne 
questi per alcuni giorni nascosto alla collera 
del padre, la quale mostrandosi in seguito al- 
quanto calmata, incoraggiato, ed accompagna- 
to dalla madre, che tenerissimamente lo ama- 
va, andò a gettarsi inginocchioni al Genitore 
dimandandoli a calde lagrime perdono della 
morte del fratello. Ma Cosimo, inflessibile alle 
umiliazioni del figlio , non che alle voci sup- 
plichevoli della Sposa , sentendosi viemaggior- 
mente accender di sdegno alla presenza dell'uc- 
cisore, cavato tosto un pugnale che solea tener 
sempre al fianco, barbaramente lo immerse a 
quello nel petto , onde Y infelice Giovinetto 
poco tempo dopo tra le braccia della madre 
spirò (3). La morte di D. Garzia avvenuta il & 
decembre dell'anno medesimo i56a, fu segui- 
tata dodici giorni dopo da quella di D. Eleo- 
nora di Toledo sua madre, la quale rimasta pri- 
va in sì breve spazio di tempo ed in una ma- 
niera sì tragica dei due più cari suoi figli , dovè 
miseramente soccombere al dolore di tanta 
sventura . 

Dopo aver riferito la diverse cagioni che si 
assegnano all'avvenimento su m mentovato^ sol- 

(3) Settirn. Cron.MS. all'un. i56a. 



l48 PALAZZO 

tanto per servire al presente ragguaglio storico, 
chi ardirebbe mai, in tanta distanza di tempi, 
ed in tanto conflitto di passioni, che i contem- 
poranei hanno di mano in mano comunicato 
anche ai posteri, dichiararsi perentoriamente in 
favore dell' uno o dell' altro partito senza taccia 
di soverchia temerità? Oltredichè sarebbe qui af- 
fatto inopportuno V entrare in qualunque disa- 
mina degli argomenti più o meno fondati onde 
una parte e l'altra cerca di sostenere l'opinione 
prediletta. Convien dunque contentarsi di ac- 
certare il fatto della perdita lacrimevole fatta dal 
Duca Cosimo, all'epoca di cui qui si ragiona , 
di due suoi figli , morti, uno in Livorno, con- 
forme è stato già riferito , Y altro nel Palazzo di 
Pisa pochi giorni dopo, come pure della pro- 
pria moglie passata indi a non molto all'altra 
vita nel Palazzo medesimo (4) ■ 

(4) La morte del Principe D. Garzia ha sommini- 
strato al Conte Alfieri V argomento per una sua Trage- 
dia. Anche questo celebre Tragico suppone V inimicizia 
tra D . Garzia e il fratello , che ei , non si sa perche , 
chiama Diego, e non Giovanni, come realmente avea 
nome; nemicizia derivata , secondo lui, dalla diversità 
dei caratteri e delle massime de* due Principi, de' quali 
quello che serve di protagonista alla tragedia e da lui 
dipinto come un buono e fedele repubblicano . Egli fa 
che D. Garzia uccida il fratello senza conoscerlo ; V uc- 
cisore poi e trafitto in iscena sugli occhi stessi della ma- 
dre dal proprio padre Cosimo , dipinto , come era ben 
da aspettarsi , per un Tiranno esecrabile. La Tragedia 
non e delle più felici del Sofocle italiano , ma respira 



di pisa. i4g 

Dopo quest'epoca memorabile non fa esso 
veruna comparsa nelle memorie di quei tempi 
per lo spazio di quasi 20 anni; poiché soltan- 
to nel i582 si fa menzione di lui nella circo- 
stanza di una solenne ambasciata che ivi ricevè 
il Gran Duca Francesco figlio e successore di 
Cosimo nel dì 28 di marzo . Era questa spedita 
dall'Imperator del Giappone, ed avea per finale 
oggetto di presentarsi a Roma al Pontefice Gre- 
gorio XIII. per trattarvi di cose spettanti alla 
Cattolica Religione, notabilmente propagata e 
diffusa in quel vasto Impero per opera special- 
mente de' missionarj Gesuiti . Quattro erano gli 
Ambasciatori , tutti personaggi qualifìcatissimi 
dell' Impero , accompagnati da molti di lor na- 
zione, che faceano ad essi un pomposo corteg- 
gio . Aveano fatto il lungo viaggio per mare , 
prendendo terra in Livorno . Il più anziano tra 
questi inviati Giapponesi non mostrava all' a- 
spetto un'età niente maggiore di 18, o 20 anni ; 
erano di mezzana statura, di colorito olivastro > 
di fattezze assai somiglianti a quella de' mori 
d'Affrica, e mostravano in ogni lor portamento 
molta dolcezza ed affabilità. In occasione della 
loro udienza solenne prestentarono essi in do- 
no al Granduca diverse rarità del loro paese, che 
tennero esercitata non poco la curiosità de'cor= 

tutto il suo fiele contro la monarchia al pari e forse 
ancor più delle altre sue, tinte tutte a un dipresso , e 
quasi fino alla nausea, della stessa peca. 



I 5o PALAZZO 

tigiani del Principe, e fra le altre un calamajo 
Formato di un legno perfettamente diafano, e 
che tramandava un odore maraviglioso ; al che 
corrispose il Granduca col donativo di quattro 
bei cavalli morelli , scelti tra i migliori delle 
sue razze . 

Sebbene, com'è stato osservato in principio, 
tutti i Sovrani Medicei abbiano dimostrata in 
ogni tempo una particolare predilezione per la 
città di Pisa, niuno forse può in ciò paragonar- 
si al primo Ferdinando, figlio anch'esso di Co- 
simo, e fratello e successore di Francesco I. Ap- 
pena asceso egli al trono di Toscana per la mor- 
te del fratel suo senza prole maschile, e cangia- 
ta la berretta Cardinalizia nella corona Gran- 
ducale, dopo aver fatto nella nuova qualità di 
Sovrano il suo solenne ingresso in Firenze, ono- 
rar volle altresì di una simil cerimonia la città 
di Pisa, il di 3i marzo dell'anno 1 588. Questa 
cerimonia oltremodo sontuosa e magnifica potè 
certamente destar l'idea d'un antico trionfo ro- 
mano . Tostochè fu nota in quella città la de- 
terminazione del Principe di recarvisi in forma 
pubblica, ad onta dello stato non molto pro- 
spero di quegli abitanti, i quali, non ostanti le 
cure benefiche de' due antecessori di esso, risen- 
tivansi tuttora delle calamità della loro patria, 
fecesi a gara da ogni ceto di persone per festeg- 
giare con la maggior pompa possibile l'ingres- 
so del nuovo Granduca . Erano stati eretti sei 



fri PISA lèi 

archi trionfali, ciascuno di diversa figura e di* 
segno , ed ornato ciascuno di differenti iscrizio- 
ni ed emblemi, tutti di eccellente struttura e di 
somma magnificenza . Erge vasi il primo poco 
avanti la Porta di S. Marco, detta di poi Porta 
Fiorentina, è gli altri successivamente dopo l'in- 
gresso di questa porta fino al Palazzo Reale. 

Il Granduca erasi partito da Firenze con gran 
comitiva il dì 29, ed essendosi fermato tutto il 
3o alla Villa dell' Ambirò giana> si pose nuova- 
mente in viaggio la mattina del dì 3i dell'indi- 
cato mese di marzo . Giunto a Cascina verso il 
mezzogiorno, trovò ivi schierata in ordine di 
battaglia parte della milizia provinciale pisana, 
tanto a piedi che a cavallo, in numero di i5oo 
soldati, i quali con ripetute salve di moschette- 
ria salutarono il Principe. Fu egli complimen- 
tato dal Commissario della città e dal Coman- 
dante della fortezza ivi recatisi ad incontrarlo . 
Ad un miglio di distanza da Pisa smontò egli di 
carrozza, e salì sopra una bellissima Chinea. Se 
gli presentarono allora 20 fanciulli nobili pisa- 
ni , tutti uniformemente vestiti di raso bianco, 
e con mantelletti di damasco rosso , avendo 
ciascuno un ramo d'ulivo in mano, attraverso 
al quale in una striscia bianca leggevasi il motto 
;=! Recordatus est Dominus misericordia? sua? s 
e gridando con lieta voce Palle Palle (5) . L' in- 

(5) Era questo il grido di gioja , e come la parola 
d'ordine dei partigiani di Casa Medici, Jino dal pri* 



l52 PALAZZO 

contro eli questi fanciulli, i quali dopo le rife- 
rite acclamazioni , e d pò aver profondamente 
inchinato il Granduca, se gli avviarono innanzi 
con bell'ordine di marcia, commosse vivamente 
l'animo di Ferdinando in guisa che non potè 
trattenere le lagrime . Venivano in seguito altri 
3o giovanetti pur nobili, vestiti di velluto nero, 
con rivolte e maniche di raso rosso, e scarpe 
bianche, destinati a portare il baldacchino, in- 
di i Priori, i Cavalieri di S. Stefano, i Consoli 
del mare, e le altre Magistrature della città . Con 
tale comitiva, scortato da altro corpo di i5oo 
soldati di pisana milizia che l'attendeva in vi- 
cinanza della' porta, ed in mezzo ad una folla 
immensa di popolo festeggiante, entrò in Pisa 
1' A. S. verso le ore quattro della sera , e passan- 
do sotto ai già mentovati archi trionfali per vie 
tutte ingombre di popolo, e adorne di arazzi, 
e fregiate di emblemi allusivi, andò a smontare 
al Palazzo . Nel passare eh' ei fece pel lung arno 
d'avanti alla porta maggiore della Sapienza, il 
Rettore dello Studio, a cui formavan corona tut- 
ti i Professori in abito di cerimonia , fece al 
Gran Duca una breve allocuzione a nome di 
tutta la pisana Università, indi gli presentò un 
bei ramo d'ulivo tutto d'oro. Entrato che fu il 
Granduca in Palazzo, i trenta giovani che avea- 

mo inalzamento di questa famiglia sopra le altre della 
Repubblica fiorentina . Ciò riferitasi alle Palle detrar- 
rne Medicea . 



DI PISA, l53 

no portato il baldacchino s' impadronirono di 
questo, come pure della Ghinea , da cui il Prin- 
cipe era smontato, secondo ciò che portava in 
siffatte occasioni Fuso di quei tempi . Egli per* 
altro che tenea carissima quella Chinea, e rin- 
crescendoli di rimanerne privo , offerse per ri- 
scatto di essa la somma di 200 scudi, i quali i 
Pisani non accettarono se non che per aggiun- 
gerne del proprio altri 3oo da destinarsi gli uni 
e gli altri all' inalzamento di una statua a Ferdi- 
nando , lo che fu indi a non molto eseguito, ed 
è queir istessa che uscita dal rinomato scalpello 
del Francatila vedesi accosto al muro d'Arno 
presso la fonte, dirimpetto all'angolo occiden- 
tale del Palazzo, e che rappresenta quel Princi- 
pe in atto di sollevar da terra la città di Pisa, 
figurata in una Donna che allatta due piccoli 
bambini , emblema della fecondità doviziosa del 
territorio adiacente alla città medesima, o forse 
più veramente del pascolo scientifico da lei 
somministrato alla gioventù per mezzo della 
sua celebre Università. In Palazzo ebbe luogo la 
sera stessa una superba festa di ballo decorata 
da gran numero di Dame, tanto di quella città 
che delle altre del Granducato, accorse a gara 
in Pisa per corteggiare il Sovrano, e per farsi al 
tempo stesso spettatrici a spettacolo in si fausta 
occasione di solenne universale esultanza . An- 
che la Repubblica di Lucca non volle mostrarsi 
straniera alla letizia delle popolazioni limitrofe, 



1^4 PALAZZO 

ed in contrassegno di ossequio e di buona vi- 
cinanza spedì al nuovo Granduca una solenne 
Ambasciata, ch'ei ricevè con ogni dimostrazio- 
ne di gradimento amichevole nel suo Palazzo 
di Pisa il di 2 aprile di quell'anno medesimo, 
sebbene non credè di dover accettare per allora 
l'invito fattogli per parte di quei Repubblicani 
di recarsi ad onorare di sua presenza la loro 
città . 

Uno dei principali pensieri di Ferdinando 
fino dai primi giorni del suo avvenimento al 
Trono era stato quello di assicurar la successio- 
ne della propria famiglia; onde non solo si ap- 
plicò a trovare a se stesso una sposa, ma fece 
altresì ogni sforzo perchè anche D. Pietro , suo 
minor fratello già vedovo e senza figli maschi, 
si risolvesse ad accasarsi di nuovo . Trovavasi 
questo Principe alla corte di Spagna, d'onde sì 
agevol non era il ritrarlo , non solo perchè vi 
era egli stesso impegnato in alcune tresche ga- 
lanti, ma eziandio perchè la sua presenza ser- 
viva non poco ai fini politici di Filippo II. inca- 
pace di lasciarsi sfuggire qualunque opportuni- 
tà , onde tener in soggezione il nuovo Grandu- 
ca, il quale dal canto suo non sembrava tanto 
disposto quanto i suoi predecessori a piegar il 
collo al giogo spagnuolo. Egli peraltro seppe sì 
ben maneggiarsi che potè in fine ottener il ri- 
torno del fratello, il quale col consentimento di 
Filippo, accompagnato da D. Luigi Felasquez 



pi pisa i55 

che quel Monarca spediva Ambasciatore a Fer- 
dinando, partì di Spagna, e giunto per mare 
a Livorno si porto immediatamente a Pisa il di 
7 agosto i588, e complimentato alla porta di 
quella città dal Commissario e dal Comandante 
della fortezza , portatisi ad incontrarlo in ceri- 
monia , e con molta truppa a piedi e a cavallo, 
entrò in città allo strepito dell'artiglierìe, diri- 
gendosi al Real Palazzo, ove fu ricevuto unita- 
mente al suo numeroso corteggio dalle princi- 
pali Magistrature , da tutta la Nobiltà, e dai Ca- 
valieri di S. Stefano . Dopo aver ivi passata gran 
parte della notte in liete danze, e in altri trat- 
tenimenti piacevoli, il giorno appresso si mise 
nuovamente in viaggio alla volta di Firenze. 

L'oggetto principale della missione del Velas- 
quez era d'impegnar Ferdinando a rimetter to- 
talmente la scelta della futura sua sposa all'ar- 
bitrio del Re Cattolico, il quale aveagli destina- 
to un'Arciduchessa Austriaca di Cernia nia, con 
promessa di fornir egli stesso la dote. Ma Fer- 
dinando, a cui attesa la sua età già matura riu- 
sciva rincrescevole e intempestiva qualunque di* 
lazione nell'affare del suo accasamento, temen- 
do la lentezza spagnuola che avrebbe necessaria- 
mente mandato troppo in lungo il trattato , e 
soprattutto volendo liberarsi quanto gli era pos- 
sibile dalla dipendenza della Casa d'Austria, sep- 
pe resistere a tutte le belle promesse, e star saldo 
contro tutte le minacce del Ministro spagnuo- 



l56 PALAZZO 

lo, né cessò di proseguire i suoi negoziati con 
Caterina de' Medici Regina di Francia affine di 
aver in isposa la Principessa Cristina di Lore- 
na, nipote di lei , finché il trattato non fu defi- 
nitivamente concluso. Il Granduca spedì allora 
sotto il comando del fratello, D. Pietro de' Me- 
dici, le sue Galere fino a Marsiglia ove la Sposa 
venir doveva ad imbarcarsi . Avea D. Pietro un 
seguito nobilissimo de' principali Cavalieri d'I- 
talia , montati in quattro Galere, tutte ricehis- 
simamente equipaggiate , delle quali la Capita- 
na tutta ornata d' oro e di gemme era maravi- 
gliosa cosa a vedersi . Insieme con esse eranvi 
pure le Gelere del Papa, di Malta, e di Genova, 
ascendenti in tutte al numero di sedici . Perve- 
nuta la nuova Granduchessa a Marsiglia, e trat- 
tenutasi ivi per due giorni in continue feste, 
s'imbarcò il dì u aprile 1589 sulla Capitana, e 
con essa tutti quei del suo seguito . Allontana- 
tasi la bella flotta da quel porto , e favorita da 
un prospero vento si condusse a Monaco, indi 
a Genova , e finalmente a Livorno, ove la Prin- 
cipessa sbarcata appena, non essendo ivi como- 
do ospizio per tanta gente, si pose di nuovo in 
cammino per terra verso Pisa. Essendo stata 
incontrata alla Chiesa di S. Piero in Grado, [\ mi- 
glia distante da quella città, e complimentata 
per ordine del Granduca dall' Arcivescovo alla 
testa di tutto il Clero della Primaziale, proseguì 
oltre, ed entrò in Pisa la sera de' 24 aprile del- 



DI PISA l57 

Fanno stesso i58q, eri accolta ivi fu nel R. Pa- 
lazzo, che forma il soggetto delle presenti me- 
morie, con la più imponente solennità. Immen- 
so concorso di popolo trattovi eziandio dalle vi- 
cine città e campagne da un sentimento di cu- 
riosa impazienza di vedere la nuova loro Sovra- 
na, archi trionfali, suono di campane, salve 
d'artiglieria, acclamazioni di gioja, tutto insie- 
me avea contribuito a render compiutamente 
bello e magnifico il primo ingresso in Pisa del- 
la Sposa di Ferdinando . La sera medesima as- 
sistè essa alla rappresentazione di una comme- 
dia a lei preparata in Palazzo, finita la quale, 
essendo stata condotta ad un balcone del Palaz- 
zo medesimo , vide con dolce sorpresa e con 
piacere infinito tutto quanto illuminato il bel 
semicerchio che forma il lung arno di quella 
città, e che presentava agli occhi della Princi- 
pessa un delizioso spettacolo da cui non sapea 
distaccarsi (6). Il giorno seguente fu impiega- 



(6) La località del lung' arno di Pisa ha fatto na- 
scere certamente fino da' tempi più antichi V idèa delle 
belle illuminazioni , che hanno fatto sempre gran parte 
delle feste pubbliche di quella citta. U istesso pub dirsi 
per avventura del rinomato Giuoco del Ponte, quantun- 
que si voglia aver esso un 7 origine contemporanea alla 
prima fondazion di Pisa , V origine cioè dai Giuochi 
Olimpici . Certo egli e per altro che ne* tempi andati 
questi due spettacoli, de' quali si trova spesso fatta 
menzione in occasione di pubbliche allegrezze in quella 



J 58 PALAZZO 

to in balli e divertimenti diversi, come corse di 
cavalli, di battelli in Arno ec. Giunta la sera poi 
si vide scender lentamente dalla parte superio- 
re del fiume un Galeone tutto dipinto d'armi 
ed imprese di Lorena e àe Medici, sopra di cui 
sventolava un grande stendardo con altre ao 
bandiere min.ori, attraverso alle quali scorgeva- 
si affaccendata nelle bisogne navali una bellis- 
sima ciurma di marinari superbamente vestiti 
alla foggia ordinaria delle Galere toscane . To- 
stochè fu pervenuta la nave dirimpetto al Palaz- 
zo, ivi si fermò per far di sé mostra agli occhi 
della Granduchessa , e per salutarla con lo sven- 
tolar delle bandiere, con le acclamazioni giuli- 
ve del suo brillante equipaggio, e con ripetute 
scariche d' artiglieria frammischiate col rim- 
bombo di liete sinfonie militari. Quand' ecco 
videsi tutto ad un tratto il Galeone^ assalito e 
combattuto prima da due, indi da quattro legni 
turcheschi, contro de' quali valorosamente ei si 
difese. Era bello il vedere le moltiplici evoluzio- 
ni dei diversi bastimenti, e le differenti ardjte 
maniere di attacco e di difesa . La battaglia ve- 
nia tramezzata di tempo in tempo da leggiadri 
fuochi artificiali che tutto illuminavano mara- 
vigliosamente all'intorno. Sembrava pender tut- 
tora incerto l'esito della pugna, allorquando 

città, erano ben lontani dallo sfoggio e dal pomposo 
apparato , con cui si sono eseguiti dalla meta del pas- 
sato secolo in poi* 



DI PISA l5q 

sopraggiunte in ultimo quattro galèe cristiane 
in soccorso del legno combattuto , la piccola 
flotta turchesca incominciò a poco a poco a 
piegare, finche poi fu costretta a darsi precipi- 
tosamente alla fuga. Rimaste padrone del cam- 
po di battaglia segnalarono la loro vittoria le 
navi cristiane in presenza della Principessa con 
allegra musica, e con bellissimi fuochi d'artifi- 
zio , con che si diede fine alla festa . 

Il giorno dopo 16 aprile fu dato a contempla- 
zione della Granduchessa il celebre nazionale 
spettacolo del.così detto Gioco del Ponte, di cui 
parve ella dilettarsi oltremodo, e quindi il dì 
27 si pose in viaggio alla volta del Poggio a Ca- 
jano, ove stava attendendola il Granduca suo 
Sposo (7) . 

Pochi mesi dopo la circostanza rimarchevole 
di cui abbiamo parlato finora, trovasi nuovamen- 
te aperto il Palazzo di Pisa per dar ricetto al Prin- 
cipe di Massa venuto espressamente per abboc- 
carsi col Granduca ad oggetto di trattar d' affari 
riguardanti i due Stati . Ciò avvenne il dì 6 feb- 
braio i5o,o; e quindi nel 1592 il dì 19 gennajo 
il Palazzo stesso ricevè tra le sue mura il Cardi- 
nal di Giojosa, giunto in Pisa di passaggio da 
Genova per Roma . 

Il Granduca , che in occasione di questo pas- 
saggio del Cardinale trovavasi alla Villa dell'Am* 

(i3) Vedi Notizie storiche del Poggio a Cofano. 



l6o PALAZZO 

brogiana , sembra che subito dopo ei si recasse 
in Pisa, giacché in questa città e uel palazzo di 
essa ricevè un Ambasciatore del Principe Batto- 
ri di Transilvania il dì 8 febbrajo dell'anno 
stesso . Fu questi incontrato alla porta della 
città dalle carrozze di Corte, in una delle quali 
essendo egli salito si condusse a Palazzo, ove 
fugli fatta dal Granduca la più distinta ed ono- 
revole accoglienza. Trovasi che ei regalò a Fer- 
dinando per parte del suo Sovrano i .° Un sec- 
chio d'oro, con varie medaglie doro antiche, 
ed alcuni pezzi di miniera del medesimo me- 
tallo; 2. Due superbi cavalli Turchi riccamente 
bardati in oro ed argento; 3.° Due belle Chi- 
nèe. Oltredichè gli fece donativo in proprio di 
un cavallo turco eccellente corridore, e di altri 
sei cavalli stornelli ungheresi da carrozza (8) . 
Il Granduca corrispose splendidamente con re- 
gali di somma rarità e valore, soliti non essen- 
do i Principi di Casa Medici di lasciarsi agevol- 
mente vincere in generosità da chicchessia in 
siffatte contingenze . 

Ma l'oggetto principale, che tratteneva in quel 
momento nel suo palazzo di Pisa l'ottimo Fer- 
dinando, non era già quello di occuparsi in ri- 
cevimenti di ambascerìe e in ricambiar buoni 
ufficj d' amicizia o di politica convenienza coi 
§ovrani che le inviavano . Stava egli allora medi- 

(8) Settim. Cron. MS. an. i5q2. 



DI PISA 1 6 I 

fondo un' impresa , che sola bastar potrebbe ad 
immortalare il suo nome, e che attirerà sulla 
memoria di lui sino alla fine de' secoli le benedi- 
zioni di tutti i Pisani, e di tutte eziandìo le vici- 
ne popolazioni. La città di Pisa anche ne' tempi 
di sua maggior floridezza era mancante di buone 
acque , poiché quelle dei pozzi che sole serviva- 
no a tutti i differenti usi della sua immensa po- 
polazione, erano , siccome sono ancor di presen- 
te, generalmente mal sane . Quindi avveniva per 
avventura il non troppo buon colorito degli abi- 
tanti, e delle donne in specie, delle quali poche 
ve ri hanno, ebbe a dire a suoi tempi il Boccac- 
cio , che lucertole verminaje non pajano . Vero è 
che quand' egli scriveva erano già passati i bei 
giorni di Pisa, e più vero è altresì che non siam 
poi obbligati di valutare a rigor di termine un'e- 
spressione, che ben si risente di certa licenziosa 
mordacità , familiare , talvolta ancor di soverchio, 
al nostro inimitabile Novellatore : certo è tut- 
tavolta che la buona o cattiva qualità delle acque 
potabili ha in ogni tempo influito grandemente 
nella peggiore o miglior sanità degl'individui. 
Ciò doveasi ben conoscere dai più antichi Pisa- 
ni, a' quali sembra che non fosse mancato il pen- 
siero, di far venire nella loro città l'acqua me- 
desima che vi vien di presente, ma che distratti 
prima dalle continue guerre esterne e civili , e 
quindi resi a ciò impotenti dalle calamità della 
loro vacillante Repubblica , non abbiano potu- 



i6a PALAZZO 

to trarne a compimento l'opera già eia essi non 
solo ideata, ma perfìn cominciata. In fatti nel 
terreno rasente ai pilastroni dell' aquedotto at- 
tuale si osserva in tre o quattro luoghi un gros- 
so muraglione in cui sono murati due doccioni 
o canali tondi, come ad uso di aqnedotti (9). 

Comunque ciò sia, il Granduca Ferdinando 
fu quello a cui dèe la città di Pisa il vantaggio 
inestimabile delle sue fonti famose, e dell'acque 
eccellenti che portate le vengono pel tratto di 
circa quattro miglia da un maraviglioso con- 
dotto che affaccia tutto lo sfoggio della romana 
magnificenza . Cominciò egli questa grande 
impresa nell'istesso mese di febbrajo 1592, di 
cui è/ già stata fatta menzione, con la direzione 
dell' Ingegnère Andrea Sandrini di Siena . Rife- 
risce il Targioni che tra i manoscritti della pub- 
blica Biblioteca Magliabecana di Firenze trovasi 
un Bicordo da lui veduto, dal quale si rileva 
che la fabbrica di quel celebre aquedotto co- 
stò la somma di 160,000 scudi, somma rag- 
guardevolissima per quei tempi, se si considera 
specialmente quanto poco importar doveva il 
materiale in una pianura il di cui terreno è at- 
tissimo a fabbricar mattoni , ed a contatto , per 
dir così, di monti che a poca o quasi niuna spe- 

(9) E questa un 1 osservazione del Targioni ( Tom. I. 
pag. \\6. Viaggio per la Toscana ) , quale dice esser- 
gli stata comunicata dal P. D. Claudio Fromond Pro- 
fessore in quel tempo dell' Università di Pisa . 



DI PISA 1 63 

sa potean somministrare pietre, calcina, e le- 
gname tanto per ardere nelle fornaci, quanto 
per farne palizzate, centine, ec. Durò la fabbri- 
ca circa venti anni, essendo rimasta compiuta 
soltanto sotto il governo di Cosimo IL figlio e 
successore di Ferdinando . 

Trovavasi quest' ultimo parimente in Pisa 
nel mese d'aprile del seguente anno i5o,3 allor- 
quando ebbe avviso che il Principe Massimilia- 
no di Baviera, giunto in Firenze, proponevasi 
di passare a Pisa ad oggetto di abboccarsi seco 
lui , prima di proseguire il viaggio per Roma 
ov'era diretto. Furono in conseguenza date dal 
Granduca le disposizioni analoghe al conve- 
niente ricevimento dell' illustre viaggiatore, il 
quale partitosi di Firenze il dì 6 di detto mese 
d'aprile, e fermatosi a pranzo alla R. Villa del- 
l' Ambrosiana , arrivò a Pisa verso la sera . Ac- 
compagnato sempre dalla Guardia de' cavalli 
leggieri di S. À. fu incontrato un miglio distan- 
te dalla città dalla compagnia de' cavalleggieri 
pisani , ricevuto alla Porta dal Duca di Segni e 
dal Principe D. Antonio de' Medici, e finalmen- 
te alla porta del Palazzo dallo stesso Granduca 
fattovisi trasportare in sedia, atteso un forte at- 
tacco di gotta che l'impediva di muoversi da 
per se stesso . Trattò egli colla massima splen- 
didezza il suo ospite ne' pochi giorni che l'ebbe 
seco nel Palazzo di Pisa ; ove due anni dopo 
( il dì 7 febbrajo i5()f) ) accolse pure con la con- 



l64 PALAZZO 

veniente onorificenza il Marchese di Carrara , il 
quale insieme con la moglie ed un assai nume- 
reso seguito erasi recato nella poc'anzi mento- 
vata città . 

Il matrimonio di Maria de' Medici nipote di 
Ferdinando con Enrico IV. Re di Francia, ma- 
trimonio che forma un'epoca ben gloriosa negli 
annali Medicei , era stato festeggiato in Firenze 
con non più veduta pompa e solennità (io). La 
città di Pisa volle pure aver parte alla gioja che 
i popoli tutti della Toscana mostrato aveano per 
questo felicissimo avvenimento, che tanto inal- 
zava la gloria del loro amato Sovrano . Doven- 
do la nuova Regina di Francia andare ad imbar- 
carsi a Livorno, si sforzarono i Pisani di solen- 
nizzarne con liete dimostranze il passaggio per 
la loro città , ove essa si compiacque di fermar- 
si per due giorni, alloggiando nel Palazzo di 
cui si ragiona. Il dì il\ ottobre dell'anno 1600, 
poco prima del mezzogiorno , giunse la Prin- 
cipessa alla porta di Pisa, e vi fu ricevuta col 
più pomposo cerimoniale , allo sparo dell'ar- 
tiglierìe della fortezza , al suono di tutte le 
campane e tra le più vive acclamazioni popo- 
lari . Era accompagnata dal Granduca , dalla 
Granduchessa, dalla Duchessa di Mantova (Lu- 
crezia de Medici sua sorella ) e da tutti i Prin- 
cipi del sangue . Andò a smontare a Palazzo 

(io) Ved, Notizie Storiche del Palazzo de* Pitti . 



DI PISA j65 

con tutto il suo seguito , gran parte del quale 
fu distribuito in altre abitazioni dalla città , ri- 
manendo il Palazzo medesimo troppo angusto 
per tanti e sì grandi ospiti. Vi alloggiarono ben- 
sì , oltre la Regina, il Granduca , la Granduches- 
sa, e la Duchessa di Mantova. Comparve la sera 
la città tutta superbamente illuminata, ed in 
modo particolare il lung'arno; e nel seguito si 
videro a un dipresso rinnovati gli spettacoli e le 
feste, che decorarono, conforme è stato narra- 
to, il primo ingresso in Pisa della Granduches- 
sa Maria Cristina di Lorena. Si recò la nuova 
Regina di Francia a venerare le reliquie del San- 
to protettore della città, e fu, alla porta princi- 
pale del Duomo, aspersa coll'acqua santa dall'Ar- 
civescovo in abito pontificale, accompagnato da 
tutto il Clero di quella Primaziale Basilica . Par- 
tì la seguente mattina per Livorno ove imbar- 
cóssi il dì 17 dell' istesso mese d'ottobre. 

Un Principe Vescovo di Bamberga vedesi suc- 
cedere nei Palazzo di Pisa alla Sposa di Enri- 
co IV. dodici anni dopo l'epoca sopra notata. 
Erano già scorsi quattro anni da che più non 
esisteva Ferdinando I. , facendo allora la felici- 
tà e le delizie della Toscana il buon Cosimo IL 
ben degno figlio e successore di quello. Trova- 
vasi egli in Pisa secondo il costume de' suoi pre- 
decessori a passarvi la stagion dell'inverno, al- 
lorché il dì ii del mese di marzo 161 1 pervenne 
in questa città il nominato Principe Vescovo 



l66 PALAZZO 

proveniente da Roma, ov'era stato in qualità 
d'Ambasciatore straordinario al Pontefice Pao- 
lo V. per dar parte al medesimo della elezione 
dell'Imperatore, Mattia d'Austria. Si ha dalle 
memorie di quel tempo che questo Ambasciato- 
re come Vescovo, Principe, e membro del Corpo 
germanico pretendeva la mano dritta sopra il 
Granduca, e che prima di partirsi da Roma ave- 
va intavolata col Ministro toscano là residente 
una specie di trattativa tendente a far valere 
questa sua pretensione . Gli fu risposto che il 
Granduca di Toscana poteva bensì rinunziare 
al piacere di accogliere nei proprj Stati e in casa 
propria il Principe Vescovo, ma non già ai suoi 
diritti ed al proprio onore; che fermo stante 
tutto questo, siccome la Casa Medici avea sem- 
pre per sistema ecceduto e non mai mancato 
nei riguardi verso i suoi ospiti , così potea 
ben' assicurarsi il sig. Ambasciatore, che anche 
rispetto a lui sarebbesi praticato un contegno 
tale, ond'ei non potesse in veruna guisa dolerse- 
ne . Il Principe Vescovo parve rimaner soddi- 
sfatto di una tale dichiarazione, ed essendosi 
posto in viaggio alla volta di Toscana , giunse, 
conforme si è detto, a Pisa , il dì \i marzo 1612. 
Fu ricevuto alla porta della città con le carroz 
ze di Corte dal Principe D. Lorenzo de' Medici 
Zio di S. A. , e quindi alla porta del palazzo dal- 
lo stesso Granduca Cosimo . 

Essendo questo Principe portato per naturale 



di pisa ì6n 



J 

inelinaziorie alle grandi imprese, ed a tutte le 
azioni a23portatrici di gloria, il caso gli sommi- 
nistrò appunto una bella occasione onde soddi- 
sfare all'indole sua generosa. & Emir Faccardino 
Ebneman Principe di una parte della Sorìa stava 
in continua guerra coi Turchi, *i quali padroni 
di quasi tutto l'Oriente cercavano ad ogni costo 
d'impadronirsi eziandio degli stati di quel Prin- 
cipe . Egli, quantunque si vantasse di discende- 
re da quegli antichi Crociati, che sotto la con- 
dotta di Goffredo Buglione aveano conquistato 
la Sorìa, e fondato il Regno di Gerusalemme, 
professava però il Maomettismo . Tutta volta , 
fosse per effetto di questa sua genealogica pre- 
tensione , fosse perchè a ciò il determinassero i 
suoi politici interessi , erasi egli mostrato sem- 
pre favorevolissimo ai Cristiani, coll'ajuto dei 
quali ei meditava nientemeno che d'intrapren- 
der la riconquista di Gerusalemme . Per guada- 
gnarsi dunque la confidenza e i soccorsi de' Prin- 
cipi Europei, offriva per sicurezza delle loro ar- 
mate il dominio alle medesime de' suoi porti di 
mare, e mostrava loro la facilità d'introdurre 
con un tal mezzo forze sufficienti ad allontanar 
il Turco da quei confini , e ricuperare la Terra 
Santa. Ma essendo l'armi ottomane rimaste in 
questo frattempo vittoriose in* Sorla di altri lo- 
ro nemici, coi quali V 'Emir Faccardino era in 
lega , trovatosi solo contro tutta la potenza 
de' Turchi, per evitar questa lotta pericolosa e 



]G8 PALAZZO 

ineguale, in cui potea facilmente rimaner op- 
presso senza aver più speranza di riaversi né 
di salvar tampoco la vita, risolse di sottrarsi con 
la fuga ad un tanto rischio e di recarsi in Italia , 
ad oggetto eziandio di risvegliare colla presenza 
sua nelle Potenze Cristiane l' antico spirito del- 
le imprese d'Oriente a quell'epoca non ancora 
affatto estinto nei popoli d'Europa, Dopo aver 
prese adunque le disposizioni , che per la circo- 
stanza credè più convenienti alla difesa de'pro- 
prj Stati durante la sua assenza, s'imbarcò so- 
pra una nave olandese nel porto di Salda, aven- 
do fatto salire la più favorita fra le sue mogli 
con una figlia e molte altre donne di seguito su 
due legni con bandiera francese , mentre un 
quarto vascello portava gli equipaggi, il tesoro 
e le cose più preziose . La nave ov'egli trovavasi 
giunse a Livorno dopo 52 giorni di navigazione 
il dì 3- di novembre i6i3, e pochi giorni dopo 
anche il restante del convoglio. 

Ricevuto l'Emir sul principio in quella città 
per ordine di Cosimo con ogni onorificenza ed 
amorevolezza , e recatosi indi a non molto a Pisa 
ov'era il Granduca, fu ivi accolto da lui stesso 
alla porta del Palazzo con tutti i contrassegni 
di una sincera e cordiale ospitalità, e trattato 
quindi con regia splendidezza e magnificenza . 

Amavasi non poco dal Principe mussulmano 
il divertimento della caccia, ond'era sempre 
col Granduca in tutte le partite che faceansi a 



DI PISA J 69 

tal oggetto nelle reali bandite delle vicinanze 
.di Pisa . Ammirava egli le nostre arti, la nostra 
maniera di fabbricare , e mostrava gran deside- 
rio d' introdurre molte delie cose nostre anche 
nel suo paese quando avesse la sorte di conser- 
varne o di ricuperarne il dominio . Volentieri 
si trattenea seco lui il Granduca siili' imprese da 
farsi in Palestina , e sui modi onde eseguirle , es- 
sendo tra le più favorite idee del piissimo Prin- 
cipe quella di trasportare il Santo Sepolcro in 
Toscana , e di collocarlo nella gran Cappella Me- 
dicea di S. Lorenzo in Firenze . Il nobile desi- 
derio, le intenzioni eccellenti, ed i costosi mi- 
litari preparativi di Cosimo non produssero 
per altro 1' effetto che parca doversene aspetta- 
re, e ciò dee principalmente attribuirsi alla len- 
tezza, alla indecisione, ed alla incostanza dei 
Faccardino medesimo . Ei si trattenne alcuni 
anni in Toscana , e molto in questo frattempo 
soggiornò nel palazzo di Pisa, la di cui storia 
formando il principale oggetto delle presenti 
memorie, sarebbe inopportuno l'occuparci ul- 
teriormente del Principe Orientale ( del quale 
per avventura si è anche troppo parlato finora ) 
del suo ritorno in Levante , delle sue disavventu- 
re, e finalmente del tragico suo fine , su di che 
può consultarsi il Galluzzi nella sua Storia del 
Granducato sotto Cosimo IL , e meglio ancora 
la Storia del Faccardino del Capitano Mariti . 
Se nell'anno 161 3 dando ricetto all'ospite 



I70 PALAZZO 

asiàtico di cu! si è parlato finora , il palazzo' di 
Pisa era stato il teatro di molti festevoli tratte- 
nimenti, non cosi può dirsi dell'anno susse- 
guente, in cui secondo il tenore sempre incer- 
to e variabile delle cose umane, si vide cangiata 
la scena, e coperto il palazzo medesimo cogli 
addobbi della mestizia e del lutto, per la mor- 
te ivi immaturamente accaduta del Principe 
D. Francesco fratello del Granduca , il dì 27 mag- 
gio 1614, non avendo egli più che 20 anni d'età. 
Era un Principe di ottimi e veramente angelici 
costumi . La dolcezza del suo carattere punto 
non ismentivasi neppure tra gli esercizi della 
vita militare , alla quale era egli addetto per pro- 
pria scelta ed inclinazione . Osserva un Croni- 
sta di quei tempi (11) che fra le altre belle doti 
di questo giovane Principe risplendeva in gra- 
do eminente quella ( assai rara , die' egli, nella 
famiglia Medici ) della castità . Dopo un suo 
viaggio assai incomodo essendosi restituito in 
Pisa, assalito ivi la sera stessa da una febbre, 
che manifestatasi da principio per piccolissima, 
non fu perciò appunto abbastanza curata , nello 
spazio di 1 8 giorni se ne morì, lasciando incon- 
solabile tutta la famiglia e specialmente il Gran- 
duca , che amava con trasporto e con tenerezza 
affatto straordinaria questo suo fratello . Sì fat- 
tamente sentì egli il dolore di una tal perdita, 

(11) Settim. an. 161 4- 



I) I P I 3 A I^I 

che può ben dirsi da quell'epoca aver lui per- 
duto per sempre il suo ben' essere, e la sua sa- 
lute. Si direbbe per avventura che la vita di 
Cosimo era iu certa guisa attaccata a quella del 
fratèllo, giacche, alla nascita di questo fratello, 
Cosimo stesso, il quale era stato fino a quel tem- 
po sempre malsano , andò iodi in poi a poco a 
poco fortificando la sua complessione , ed ac- 
quistando sanità e robustezza; talché ebbe a dir 
Ferdinando loro genitore che il giorno in cui gli 
nacque il Principe Francesco , aveva egli acqui- 
stato non uno, ma due figli (12). Che avrebbe 
detto questo buon padre, se alla morte dell'uno 
avesse ei veduto 1' altro figlio andar sensibil- 
mente a deperir di salute , e indi a non molto 
scender esso pur nel sepolcro? 

Era infatti già da alcuni anni passato agli eter- 
ni riposi quell'ottimo Principe ( Cosimo II. ), 
allorché il* dì i3 giugno 162 1 dalle Granduchesse 
Reggenti, Cristina di Lorena, e Maddalena d'Au- 
stria , 1' una madre , 1' altra vedova di lui , fu 
splendidamente alloggiato nel Palazzo di Pisa, 
ov'esse trovavansi , il Vescovo di Wilna Ambascia- 
tore del Re di Polonia proveniente da Roma. Nei 
cinque anni consecutivi diede ricetto il Palazzo 
medesimo a cinque altri distintissimi personag- 
gi; al Principe Cardinal Farnese nel di 18 marzo 
1622, al Principe di Condè nel 28 febbrajo 1623, 

(12) Ved. Noi. Storiche del Palazzo Pitti, 



I 7 2 PALAZZO 

nel i3 deeembre 162/4 all'Arciduca Carlo d'Au- 
stria fratello della Granduchessa Maria Madda- 
lena; al Principe Stanislao di Polonia nel dì i4 
febbrajo dell'anno i6^5, e finalmente nel dì 26 
gennajo 1626 all'Arciduca Leopoldo d'Austria 
altro fratello della prelodata Granduchessa , e 
promesso Sposo della Principessa Claudia de' Me- 
dici vedova del Principe ereditario d'Urbino. 
A ciascuno dei mentovati illustri ospiti furono 
ivi date feste , banchetti , ed ogni altro genere 
di divertimento che comportar potevasi dalla 
stagione e dalla località. 

Ma l'accoglimento fatto nel Palazzo di Pisa 
dal Granduca Ferdinando II. al Principe Ales- 
sandro fratello del Re di Polonia , fu accompa- 
gnato da uno sfoggio infinitamente superiore a 
quanto erasi praticato di recente coi Principi 
rammentati qui sopra . Non sapreblpesi immagi- 
nar per avventura altra ragione di una tal diffe- 
renza, se non quella della grandezza d'animo del 
giovane Sovrano, il quale sdegnava eli rimanersi 
in quei limiti di parsimonia e d' economia che 
dovettero naturalmente circoscrivere, durante la 
minore di lui età, le operazioni delle sue Tutrici. 
Difatti fu egli appena informato, mentre stavasi 
in Pisa , che quel Principe era per recarsi a Firen- 
ze, partinne immediatamente per andar, come 
fece, a riceverlo in quest'ultima citjà, donde po- 
scia il condusse seco lui a Pisa il dì 6 marzo i634 ? 
ove fu trattato con la più grande splendidezza 



ni p i s a 1^3 

che convenir potesse nel tempo stesso alla digni- 
tà di un tanto ospite, ed alla naturale magnifi- 
cenza di Ferdinando . Oltre i balli e i panchetti 
suntuosi che in quell'occasione rallegrarono il 
Palazzo, volle il Granduca divertir il Principe 
d'una bellicosa nazione con tale spettacolo da 
poter facilmente incontrarne il genio , e fu que- 
sto il Giuoco del Ponte . In fatti non può espri- 
mersi quanto gradimento e trasporto mostrò 
l'illustre viaggiatore , non meno che tutti i per- 
sonaggi del suo seguito, per quella finta batta- 
glia, in cui vedeva portato tutto l'impegno e 
tutto 1' ardor d' una vera . 

Dalla partenza di questo Principe fino all' in- 
gresso in Pisa della Principessa Margherita d'Or- 
leans Sposa di Cosimo, 'figlio del Granduca Fer- 
dinando, ed allora Principe ereditario di Tosca- 
na, il Palazzo di cui si ragiona non è rammenta- 
to nella storia, se non all'occasione del passag- 
gio della Duchessa di Guisa con due suoi figli, 
la quale, vedendo ormai cessata per la famiglia 
di lei la persecuzione del Cardinale di Riche- 
lieu , con la morte di questo famoso Mini- 
stro (i3), si risolse di ritornare in Francia, don- 
de avea dovuto fuggir col marito per evitar gli 
effetti di tale persecuzione^ e con questa mira 
si recava ad imbarcarsi a Livorno . Arrivata in 
Pisa ed alloggiata in quel Palazzo il i r j f ebbra- 

(i3) Ved+Notizie del Palazzo de' Pitti. 



174 PALAZZO 

jo i643, vi si trattenne fino all'arrivo in quel 
porto della galera, ove dovea imbarcarsi . 

Quanto alla Principessa Margherita d' Or- 
leans , giunta ella per rn^re a Livorno il dì 
11 giugno 1661, ivi si trattenne fino al dì i4 
affine di ristorarsi dagl' incomodi sofferti in 
quel viaggio marittimo, nel qual giorno si tra- 
sferì a Pisa con tutto il numeroso e brillante 
suo seguito. Magnifico ed imponente fu il suo 
ingresso in quella città. Erasi trattenuto lo Spo- 
so ad attenderla alla R. Villa dell' Ambrogìana , 
ma il Granduca Ferdinando di lui padre, che ol- 
tre ad una naturale grandezza d'animo era dota- 
to di una rara gentilezza ed amenità di maniere, 
non mancò di venir ad incontrar la giovine 
Principessa sua nuora fino dal suo scender di 
nave. Ei le fu sempre al fianco, da lui fu intro- 
dotta nel Palazzo di Pisa , ove ne' due giorni che 
essa vi si trattenne procurò di divertirla con bal- 
li , conviti , ed altre sorti di piacevoli occupa- 
zioni, mentre l'intera città si prese il pensiero 
di darle il gradito spettacolo d'una superba il- 
luminazione . 

Se non che un avvenimento più rimarchevo- 
le, e quello che più d'ogni altro ha contribui- 
to per avventura a *far fare al Palazzo di Pisa 
una interessante e nobil comparsa nelle pagine 
della storia, si è il celebre Trattato di pace che 
fu ivi segnato il dì \i febbrajo dell'anno 1664. 

Erano insorte alcune vertenze traél Pontefice 



DI PISA 1^5 

Alessandro VII. di casa Chigi, e Luigi XIV. Re 
di Francia, motivate specialmente dalla prote- 
zione che da questo Monarca erasi accordata alle 
Case d'Este e Farnese , le quali trovavansi allora 
in aperta rottura eolla Santa Sede. Comparve 
in questo frattempo in Roma il Duca di Crecqui 
in qualità di Ambasciatore del Re Cristianissi- 
mo, speditovi all'effetto di ristabilire la buona 
armonia fra le due Corti; ma una rissa fatal- 
mente accesasi tra i domestici dell'Ambasciato* 
re e la Guardia Corsa del Papa , fece sì che am- 
mutinatosi tutto il corpo di questa milizia, si 
portò armato a tamburo battente alla casa del 
Ministro francese, facendo fuoco contro di essa e 
contro la persona stessa di lui, mentre fattosi alla 
finestra cercava di sedare il tumulto. Non con- 
tenti di ciò , usarono i Corsi una simile violen- 
za il giorno dopo alla carrozza dell'Ambasciato- 
re, a cui uccisero un paggio. Sospettando egli 
che i parenti del Papa avessero promosso o alme- 
no approvasser tacitamente l'eccesso, si risolse 
di partirsi da Roma , come fece , e si ritirò nel 
territorio Toscano ai confini di quello Stato. Che 
Luigi XIV. allora nel fiore della gioventù e nel- 
l'auge della potenza mostrasse il più gran risen- 
timento di un simile oltraggio, non è certamente 
da recar maraviglia. Tuttavolta irritato com' egli 
era, anche per l'impunità dei colpevoli, non ri- 
cusò d'accettar la mediazione del Granduca Fer- 
dinando, il quale erasi interposto con tutto l'im- 



I76 PALAZZO 

pegno onde intavolare un accomodamento . Ma 
lo sdegno del Re pareva implacabile ove per 
parte del Papa non si fossero accettate condi- 
zioni assai dure ed umilianti, al che mostravasi 
il Pontefice ostinatamente restìo . Quindi rap- 
pressaglie, minacce, armamenti per una parte 
e per l'altra . Due anni consumati furono inva- 
no in continue trattative sopra una contestazio- 
ne sommamente delicata, e pericolosa nelle sue 
conseguenze, che minacciava l'Italia tutta d'una 
guerra sanguinosa e micidiale . Finalmente il 
dì 28 gennajo dell' anno 1664 fu aperto un 
Congresso tra i Ministri plenipotenziarj delle 
Corti interessate, nel Palazzo di Pisa (1 4), sotto la 

(i4) Il Sig. Di Burlemont era il plenipotenziario di 
S. M. Cristianissima, ed albergava nel Palazzo della 
nobile famiglia Scorzi, conforme rilevasi dalla seguente, 
iscrizione che leggesi scolpita in marmo nella facciata 
di detto Palazzo . 

Deo Pacis Sacrum 

hlsce in aedibus locus praebitus ludovico bur- 
i,emontio Ludovici XIV. Regis Christianissimi Legato 

AD INSTAURANDAM CONCORDIAM INTER EUMDEM REGEM , 

et Alexand. VII. Pontif. Max. bonae fidei omine cum. 
supra januam domus jam diu scriptum extaret 

Sit Pacis 

Antonius Scorzius insulae dominus laeti successus 
monimentum posuit A. D. MDCLXIV. Ferdinando IL 
M. D. Hetr. Regnante publicaeque illud tranquil- 

XITATIS OPUS STUDIIS CURISQUE ADJUVANTE . 



DI PIS A I77 

presidenza di Ferdinando eletto d'unanime con- 
senso dal Papa e dal Re Cristianissimo in media- 
tore del trattato; il quale dopo molte difficoltà e 
contrasti venne finalmente concluso e firmato 
il dì 11 febbrajo di quell'anno medesimo . Con- 
teneva esso alcuni articoli riguardanti i Duchi 
di Parma e di Modena; ma l'articolo il più im- 
portante era quello che concerneva la soddisfa- 
zione reclamata dal Re di Francia per l'ingiuria 
sofferta nella persona del suo Ambasciatore; la- 
onde fu stipulato doversi inalzare in Roma una 
Piramide sopra di cui fosse scolpita un' iscrizio- 
ne ignominiosa per la milizia Corsa , dichiaran- 
do tutta quella nazione incapace per sempre a 
servire la Santa Sede. Questa iscrizione dopo 
molte controversie sulla scella di ogni vocabo- 
lo , fu stabilito dover esser concepita ne' seguen- 
ti termini : 

« In execrationem damnati facìnoris cantra 
« E. D. Ducem Crequium Oratore in Begis Chri^ 
« stianissimi a militibus Corsis XIII. Kal. Septem- 
« bris anni 1661. patrati, Corsica natio inhabilis 
« et incapax ad Sedi Apostolico^ inserviendum > 
« ex Decreto , jussu Sanctissimi D. N. Alexan* 
« dri VII. Pontificis Maximi edito, in executio- 
« nem concordia? Pisis initce, ad perpetuatn rei 
« memoriam declarata est . Anno D. 1664. 

Non sopravvisse lungamente Ferdinando IL 
alla gloria da lui acquistatasi per tutta Europa 
nel condurre sì felicemente a fine un sì spinoso 



I 7 § PALAZZO 

e diffìcile affare, e con tanta soddisfazione delle 
due Corti di Roma e di Francia , essendo egli po- 
chi anni dopo passato all'altra vita in Firen- 
ze (i 5) . Ma il Palazzo di Pisa destinato era a ri- 
cever gli ultimi respiri della Granduchessa sua 
moglie, e madre del Granduca Cosimo III. allora 
regnante, Vittoria della Rovere, morta ivi il dì 5 
di marzo del 1694 in età di 72 anni . Il cadavere 
di questa Principessa fu esposto al pubblico sul 
proprio suo letto collocato sotto un magnifico 
baldacchino. Trasportossi in seguito a Firenze, 
accompagnato con solenne funebre pompa dai 
Pisani fuori della porta della loro città, e rice- 
vuto ivi dai Fiorentini con uguali dimostrazio- 
ni d'onorificenza . 

Amarissima fu pel Granduca Cosimo la perdi- 
ta di una madre da lui amata tenerissimamente. 
Essa aveali ispirato fino dalla infanzia un gran- 
de attaccamento per le pratiche religiose, ed 
una divozione che molto inclinava al bigotti- 
smo , difetto che da tutti gli storici è stato più 
o meno rimproverato a quel Principe . Egli era 
dotato con tutto ciò di un fondo vero di reli- 
gione e di rettitudine; e bene ne fa testimo- 
nianza, oltre infiniti altri esempj consimili, il 
fatto accadutoli l'anno 17 16. Passava egli in 
Pisa l'invernale stagione di quell'anno, allorché 
essendosi portato il dì 11 gennajo alla caccia 

(1 5) Ved. Notizie Storiche del Palazzo de Pitti. 



DI PISA i yc) 

in una delle macchie vicine a quella città 9 
avvenne che raggirandosi per la boscaglia, tro- 
vò un uomo disteso per terra che appariva 
morto di fresco per un colpo d' archibugio . 
Fattesi le opportune indagini, per venire in 
chiaro della maniera onde potesse esser rima- 
sto ucciso queir infelice , si conobbe dalla di- 
stribuzione che era stata fatta dei posti a cia- 
scuno de' cacciatori , che il colpo non pote- 
va esser da altri partito che da S. A. R. Cosi- 
mo ne fu dolentissimo ; ed amaramente rim- 
proverandosi quell'involontario omicidio, vol- 
le che gliene venisse fatto un formale proces- 
so dal Consiglio dell'Ordine di S. Stefano, dal 
quale fu consecutivamente condannato ad una 
multa di 5 scudi il mese da pagarsi alla fami- 
glia dell'ucciso, ed a navigare per alcuni anni 
sulle Galere dell' Ordine . Il Granduca soddi- 
sfece prontamente alla prima parte della con- 
danna , e quanto alla seconda , sostituì un Ca- 
valiere che navigasse in sua vece ; oltredichè si 
astenne costantemente per l'avvenire del diver- 
timento della caccia . 

Ma già la dinastìa regnante della Casa Medici 
avvicinavasi irrevocabilmente al suo termine. 
Cosimo III. venuto a morte in età molto avan- 
zata , dopo aver inutilmente tentato di provve- 
dere ai futuri destini della Toscana con intavo- 
lar trattati, e proporre alle Potenze europèe di- 
versi eventuali progetti, e perfino quello di co- 



l8o PALAZZO 

stituirla in Repubblica, avea lasciato a Gio. Ga- 
stone suo figlio uno scettro assai vacillante , e 
che passar dovea indi a non molto in mani stra- 
niere. Il Giovane Principe, che parea destinato 
ad ereditarlo, era partito da uno de' porti di Spa- 
gna scortato da una poderosissima flotta di va- 
scelli di linea spagnuoli ed inglesi, e la sera del 
27 decembre 1731 presentatosi alla spiaggia di 
Livorno , ivi sbarcò allo sparo di quelle for- 
tezze, alle quali rispondea la flotta Angl'-Ispana 
adorna tutta delle sue bandiere. Era questi l'In- 
fante D. Carlo figlio di Filippo V. Re di Spagna, 
in età allora di 16 anni. Sorpreso dal vajuolo 
subito dopo il suo arrivo in Livorno, non ebbe 
tempo di recarsi immediatamente a Pisa, ove era 
stabilito eh' ei dovesse rimanere finche passasse 
il più crudo rigor dell'inverno, ed ove tutto 
preparato era per riceverlo; essendo stato forza- 
to a trattenersi in quella città fino alla perfet- 
ta sua guarigione . Allora per tanto si trasferì 
in Pisa ( \l\ febbrajo 1732 ), ma vi si trattenne 
soltanto circa tre settimane, giacché, essendo 
ormai imminente la primavera, fu risoluto ch'ei 
passasse al più presto a Firenze. Durante il sog- 
giorno di lui in quella città nulla fu risparmia- 
to per tener piacevolmente occupato quel gio- 
vane Principe. Nel Regio Palazzo ov'egli abitava 
si diedero replicatamele feste di ballo , con- 
certi musicali, comiche rappresentanze, mentre 
la città non mancò di farli omaggio dei suoi na,~ 



Di PISA l8i 

zìonali spettacoli, V illuminazione , ed il Giuoco 
del Ponte , e mentre le vicine boscaglie gli offri- 
vano abbondantemente di che soddisfare alla 
sua favorita passione della caccia . 

Invano peraltro eransi lusingati i Toscani che 
questo Principe formar dovesse la loro felicità ; 
ciò riserbato essendo ad un altro Principe forse 
non ancor nato in quel tempo. Leopoldo, di cui 
vuoisi qui ragionare, era stato preceduto nel 
governo della Toscana dal suo genitore l'Impe- 
rator Francesco I; egli peraltro erasi fatto ve- 
der appena in questo paese, ove stabilita aveva 
una Reggenza, che se per avventura non potè ap- 
pieno compensarlo della lontananza sempre in- 
crescevole del proprio Sovrano , se gli rese tut- 
tavia benemerita per molte savie operazioni go- 
vernative, e per quello spirito di filosofica legi- 
slazione che fu come il precursore dei bei gior- 
ni di Leopoldo. Tra i diversi Ministri Imperiali, 
che in questa specie d' interregno amministra- 
rono più lodevolmente le cose di Toscana, viene 
annoverato di comun consenso il Conte di Ri* 
checourt Lorenese, a cui in modo speciale es- 
ser debbe gratissima la città di Pisa, ove sog- 
giornava abitualmente gran parte dell'anno, al- 
loggiando nel Real Palazzo, ed a cui, tra gli altri 
motivi di sua riconoscenza per quel celebre Mi- 
nistro , ella è debitrice della bella e grandiosa 
fabbrica dei Bagni di S. Giuliano . 

Rapito improvvisamente dalla morte France- 



l82 PALAZZO 

sco I. che in se riuniva le qualità d'Imperato!* 
di Germania e di Gran Duca di Toscana, ebbe 
quest'ultima la bella sorte di divenir retaggio 
del secondogenito de' figli di lui , Leopoldo , 
Principe di veramente indelebile e cara rimem- 
branza ai Toscani, per tanti benefìzj che da luì 
riconoscono, 1' ultimo ed il maggiore de' quali 
quello si è d'aver fatto loro dono d'un figlio sì 
degno di lui, l'adorabile Ferdinando. Leopoldo 
adunque avendo assunto il titolo e la qualità di 
Granduca di Toscana, recossi immediatamente 
a prender possesso dello Stato , e dopo aver fat- 
to il suo solenne ingresso nella Capitale il dì 
li settembre 1765, nel mese di maggio del se- 
guente anno 1766 volle far altrettanto nella 
città di Pisa . S' inviò perciò alla volta di essa 
in compagnia della sua Sposa Maria Luisa di 
Borbone figlia di Carlo III. Re di Spagna , di 
quell' istesso D. Carlo che 33 anni prima avea 
rappresentato in Pisa il personaggio, come po- 
c'anzi vedemmo, di Principe ereditario di To- 
scana . Era stata preparata pel ricevimento del 
nuovo Granduca una Illuminazione straordina- 
ria, molto più sfarzosa di quante mai eranse- 
ne vedute antecedentemente , imperocohè fu 
estesa eziandio alle quattro grandi fabbriche 
del Duomo , del Campanile , del San Giovan- 
ni, e del Camposanto, essendone stata minu- 
tamente ricercata ? tutta 1' esteriore architettu- 
ra con bella distribuzione di lampade , le qua- 



DI PISA l83 

li accese che fossero doveano produrre un ef- 
fetto maraviglioso a chiunque si presentasse in 
città per la così detta Porta nuova. Fu pertanto 
immaginato di far sì che i due Reali Conjugi 
entrassero in Pisa appunto per quella porta ed 
a notte già cominciata, allorché l' illuminazione 
di quegli edifìzj fosse nel suo pieno splendore. 
Ciò venne di fatti eseguito, ed i giovani Principi 
entrando in tal guisa in quella città, creder do- 
vettero per avventura di esser pervenuti in un 
luogo d'incantesimo, e nel paese delia magìa. 
Immensa era la popolazione accorsavi da tutta 
la Toscana e dall'Italia, ed inesprimibile la gioja 
ed incessanti le acclamazioni festive ai nuovi 
Sovrani , i quali dopo aver percorso tutta la cit- 
tà e goduto il sorprendente colpo d' occhio che 
presenta illuminato il lungarno, andarono a 
smontare al R. Palazzo, ove si trattennero poi 
per molti giorni in continue feste e divertimenti* 
Fosse effetto di questa prima favorevole im- 
pressione, fosse naturale impulso del suo cuore 
che lo portava a sparger in maggior copia le sue 
sovrane beneficenze ove maggiore ne scorgeva 
il bisogno , certo egli è che Leopoldo riguardò 
sempre con particolare affezione la città di Pisa. 
Non solamente ei vi dimorava per l'ordinario i 
mesi intieri, ma la sua presenza non era mai 
oziosa né infeconda di solidi vantaggi per quel- 
la città . Lungo sarebbe e fuori di proposito il 
solo accennar qui ciò che quel Principe ha fat- 



l84 PALAZZO 

to per migliorar la sorte di Pisa , per abbellirla , 
per purgarne viemaggiormente 1' aria , per in- 
trodurvi utili manifatture, per incoraggiar l'a- 
gricoltura, e render più popolate e più fertili le 
sue vaste campagne . Anche il Palazzo che for- 
ma il soggetto principale del presente storico 
ragguaglio , è stato , conforme si è detto in prin- 
cipio, da lui notabilmente migliorato ed accre- 
sciuto. In questo palazzo medesimo, il dì 3o set- 
tembre dell'anno 1783 gli nacque uno de' molti 
suoi figli, ed essendo questo il primo parto del- 
la Granduchessa in Pisa, piacque a Leopoldo di 
solennizzarlo in guisa straordinaria con varie 
pubbliche e private dimostrazioni festive . Il 
neonato Arciduca ebbe il nome di Banieri, no- 
me venerabile e caro ai Pisani , quello essendo 
del Santo lor Protettore e concittadino . 

Il palazzo di cui ora si parla vide nascer in 
seguito altri figli del Granduca Leopoldo ; e du- 
rante il regno di lui diede ricetto ai medesimi 
illustri personaggi, che nelPistesso intervallo di 
tempo figurar si veggono nel Palazzo de' Pit- 
ti (16), vale a dire all'imperator Giuseppe li. a 
Gustavo III. Re di Svezia, ai conjugi Granduchi 
delle Russie, alla Duchessa di Parma, all'Arci- 
duca Ferdinando Governator di Milano ec. Leo- 
poldo, Principe per eccellenza filosofo, altret- 
tanto nemico per se d'ogni fasto, quanto solle- 

(16) Veci. Not. Storiche del Palazzo de' Pitti. 



DI PISA i85 

cito della solida e reale utilità de' suoi popoli , 
inclinava per genio alla semplicità e ad una sa- 
via e moderata economìa. Era tuttavia all'oppor- 
tunità generosissimo, e spesso ancora sovrana- 
mente splendido e magnifico; e tale appunto 
volle mostrarsi nella visita che vennero a farli 
in Toscana le LL.MM. Siciliane. Siccome la città 
di Pisa era stata da lui destinata al ricevimento 
ed al principal soggiorno dei Regj Ospiti , avea 
ivi fatto disporre anticipatamente tutto il ne- 
cessario ai preparativi delle grandiose feste, che 
eransi da lui stesso per tal congiuntura imma- 
ginate . Tre esser doveano le più ragguardevoli, 
la grande illuminazione, il festino nel cortile del- 
la Sapienza, il Giuoco del Ponte. Quest'ultimo 
spettacolo specialmente voleasi questa volta de- 
corato in un modo straordinario, talché esso 
solo somministrar dovesse una serie continuata 
di varie feste analoghe, capaci d'intertenere pia- 
cevolmente l' immensa popolazione che aspet- 
tavasi , e soprattutto le LL. MM, 

Giunsero esse alla spiaggia di Livorno il dì 8 
maggio 1785 a ore cinque promeridiane, porta- 
tevi dal S. Giovacchino bel Vascello di 90 can- 
noni, e scortate da altre 4 na vi di linea, e da 
alcune fregate . Accolte ivi allo scender di nave 
dal Granduca , e ristoratesi pel restante di quel 
giorno e per la notte consecutiva dagl'incomodi 
del viaggio , che per la contrarietà de venti era 
riuscito più lungo che non aspettavasi, si pose- 



l86 PALAZZO 

ro la mattina dopo in viaggio per Pisa , "ove ar- 
rivarono all' un' ora dopo mezzogiorno il dì 
9 maggio i 7 85. 

L'ingresso in Pisa del Re e della Regina di 
Napoli fu come un' apertura magnifica delle 
grandi feste che ivi si diedero. nell'occasione di 
cui si parla. Tutto il pomposo apparato, tutto 
l'entusiasmo indicibile, con cui sanno nobili- 
tare e ingrandire i Pisani il Nazionale lor Giuo- 
co , furono posti in tal circostanza a profitto y 
onde rendere oltremodo imponente questo pri- 
mo spettacolo . Sempre accompagnato nel suo 
andamento lento e maestoso dalle bande milita- 
ri, da tutti gli uffiziali, e dalle varie bandiere 
del Gioco del Ponte, ed in mezzo ad una folla 
immensa di popolo, giunse il numeroso convo- 
glio delle RR. Carrozze al Palazzo , e quivi le MiVL 
LL. furono accolte e complimentate dall'Arcidu- 
ca Ferdinando di Milano , il quale nella idea 
( per quanto allora fu detto ) di far una dolce 
sorpresa tanto al fratello Granduca, quanto alla 
Regina di Napoli sua sorella, era pochi minuti 
prima inaspettatamente comparso in Pisa. 

Siccome il presente ragguaglio aver non deb- 
be altro oggetto che ciò che più o meno diretta- 
mente riguarda il R. Palazzo di quella città, vuoi- 
si qui omettere il racconto delle molte feste che 
posero allora in continuo movimento piacevole 
ogni classe d'individui, comecché quasi tutte 
estranee al Palazzo medesimo . Tuttavolta pas- 



DI PISA 187 

sando sotto silenzio le corse di cavalli , quelle 
dei battelli in Arno, l'illuminazione, ed il Giuo- 
co del Ponte, anche perchè ciò porterebbe a 
troppo lunga narrazione , credesi non dover 
sembrare affatto inopportuno né rincrescevole 
vn breve accenno di due soltanto tra esse feste, 
in grazia della novità loro, e della eccellente lor 
riuscita; con che darem fine alla storia del R. Pa- 
lazzo di Pisa. 

Servì di teatro alla prima la gran piazza del 
Duomo, alla quale si era fatto prender l'aspet- 
to di un bel campo attendato . Inalzavasi in 
mezzo un magnifico ed ampio padiglione mili- 
tare destinato per tutti gli uffiziali del Giuoco 
del Ponte , dai due lati del quale prolungavansi 
in linea quasi semicircolare altri dodici padi- 
glioni più piccoli, sei con le divise di Mezzo* 
giorno, sei con quelle di Tramontana, per le 
sei squadre diverse in cui dividesi ciascheduna 
delle due parti . Venuto il giorno e F ora deter- 
minata , entrarono in beli' ordinanza per due 
diverse porte dello steccato le due piccole arma- 
te preparate ad azzuffarsi due giorni dopo sui 
Ponte . Delle solite loro gravi armature di ferro 
altro non aveano allora i Giostratori che il solo 
elmo in testa con visiera alzata , vestiti tutti 
all'antica foggia militare romana con soprav- 
veste di teletta d'oro quelli di Mezzogiorno , e 
d'argento quelli di Tramontana, tutti distinti 
dai colori delle respettive squadre, condotti dai 



l88 PALAZZO 

proprj uffiziali , e preceduti dalle loro bande 
militari, tamburi, bandiere ec. Dopo aver fatto 
mostra di se ai Principi ivi presenti sopra un 
gran palco praticato lungo la facciata dello Spe- 
dale , non meno che alla immensa moltitudine 
da tutte le parti spettatrice , procedendo in re- 
golata marcia intorno all'area spaziosa rinchiusa 
dallo steccato , si recò ciascuna squadra alla 
tenda assegnatale , e quivi assisi tutti a tante 
mense preparate sui davanti di ogni tenda, si 
posero lietamente a mangiare di tutto ciò che 
venia loro imbandito , interrompendo bene 
spesso il lor banchettare con clamorosi evviva, 
ai quali faceano eco le militari sinfonìe, il bat- 
ter de' tamburi , e le acclamazioni delle turbe 
circostanti . Non può esprimersi Y effetto por- 
tentoso di un simile spettacolo, che eccitò l'uni- 
versale entusiasmo, e che non venne funestato 
dal più piccol disordine. L'esito felicissimo di 
questa festa dovette esser di ben dolce soddi- 
sfazione al cuore di Leopoldo, il quale potè rav- 
visar in esso il progresso gigantesco della mag- 
gior cultura nel popolo toscano, e 1" effetto della 
savissima sua legislazione, che tanto avea con- 
tribuito a viepiù raddolcirne i costumi. Il riu" 
nire com' egli fece in un solo locale i combatte^ 
ti delle due parti del Giuoco del Ponte, mostrò 
certo la giusta fidanza che avea quel Principe 
nella docilità de' suoi popoli * In questa guisa 
fec ei ben vedere di conoscer Y indole attuai dei 



ni pisi 1 89 

Pisani meglio assai di coloro, ai quali non es- 
sendo ignoto l'ardore straordinario che invade 
quel popolo in occasione del mentovato giuoco , 
e la gara incredibile che ferve tra l'uno e l'altro 
partito, parve soverchiamente rischioso un ci- 
mento, che venticinque anni prima non sareb- 
besi per avventura terminato senza gravissimi 
inconvenienti . 

L'altra festa di cui vuol farsi menzione si è il 
gran ballo datosi replicatamele nella fabbrica 
così detta della Sapienza , non essendosi repu- 
tato di recar contumelia e profanazione a quel 
celebre santuario delle Muse con sacrificarvi 
pur una volta alla sola Tersicore . Erane stato 
ridotto il cortile ad una vastissima sala , coper- 
ta da un tetto sopra essa espressamente costrut- 
to con eguale solidità ed ingegno, onde ripa- 
rarsi contro ogni evento di pioggia o altra in- 
temperie dell'aria. Presentava il tetto nella sua 
interior cavità l'aspetto di una magnifica volta, 
parata di tela bianca con fregi d'arabeschi e di 
frange d'oro, dalla quale sostenute da lunghe e 
vaghe trecce di fiori pendevano bellissime e fit- 
te lumiere di cristallo destinate ad illuminar la 
gran sala. Tutte le stanze che attorniano l'in- 
dicato cortile, e che'servivano prima alle lezioni 
dei diversi Professori dell'Università , trasforma- 
te erano in ridenti salotti da giuoco , adorni di 
pitture e di specchi , e comunicanti l' uno con 
l'altro, lo che formava per ogni lato attorno alla 



I9O PALAZZO 

sala maggiore un vasto giro di comode e rìdenti 
camere. Se in un siffatto locale, con tanti oggetti 
ad ogni passo eccitanti curiosità e stupore, riu- 
scirono i due festini da ballo sommamente leg- 
giadri e dilettevoli , non è da dirsi ; tanto più 
che poterono in qualche parte esser goduti an- 
che dai più infimi, i quali esclusi dall'interno 
della sala, erano ammessi liberamente nell'am- 
pia superior Gallerìa , che per ogni parte la cir- 
conda e la domina. 






NOTIZIE STORICHE 

DELLE II. E RR. VILLE 
Di 

CAFAGGIOLO, PRATOLINO, PETRA JA, 
E CASTELLO 

CON ALCUNI RAGGUAGLI RIGUARDANTI 

L'ANTICA VILLA MEDICEA 

DI CAREGGI. 



"Quantunque e le storie già pubblicate e le cro- 
nache manoscritte facciano menzione di un as- 
sai scarso numero d'avvenimenti accaduti nelle 
Regie Ville qui sopra accennate, o ad esse in 
qualunque guisa relativi; ciò nonostante, per da- 
re un certo tal qual compimento allo storico la- 
voro da noi intrapreso su i RR. Palazzi di To- 
scana, sarà prezzo dell' opera il riferir qui breve- 
mente quel tanto che può concernere gli accen- 
nati Ediiizj , incominciando da quello di Cafag- 
giolo . 

Ignota affatto è V epoca in cui fu fabbricata 
questa Villa, e dai riscontri che sono stati fatti 
recentemente nell' Archivio della R. Corona 
si è potuto ricavar soltanto esserne stato fonda- 



icp PALAZZI 

tore Cosimo de' Medici soprannominato Padre 
della Patria . 

Certo egli è che queir illustre Cittadino, uno 
de' più grandi uomini del tempo suo, e pos- 
sessore d'immense ricchezze superiori per av- 
ventura a quelle di qualunque altra privata 
persona d'Europa , era solito, specialmente ne- 
gli ultimi periodi della sua vita, di divider per 
1' ordinario la sua dimora tra le due predilette 
sue Ville, Cafaggiolo e Careggi (i), ove stanco 
della sempre fastidiosa amministrazione de'pub- 
blici affari veniva a ricrearsi , dando tutto se. 
stesso alla coltivazione de' campi , allo studio 
delia filosofia, ed alla società degli uomini di 
lettere. Allorché trova vasi egli in Careggi ag- 
gravato dalla malattia per cui poco dopo morì , 
Lorenzo e Giuliano suoi nipoti, allora giovinet- 
ti di prima età, dimoravano a Cafaggiolo, ed ivi 
da Piero loro Padre, figlio del prelodato Cosi- 
mo, fu scritta loro la seguente lettera, che sti- 
masi bene di riportar qui per Y intiero e co- 
me un prezioso monumento istorico , e come 
un modello della semplicità de' costumi, dello 
spirito religioso, e delio stil familiare di quei 
tempi . 

« Scripsivi jer l'altro ( dice questo buon Pa- 
ce dre di famiglia), et avvisaivi come Cosimo era 

(i) Vedasi piìi sotto, ove si parla di quest'ultima 
Villa. 



DI CA.FAGGIOLO , PISTOLINO , EC. IO,3 

« aggravato dal male , di poi mi pare che si va- 
« di logorando , et questo pare a lui medesimo , 
« in modo che martedì sera volle che in camera 
« non fossi se non Monna Contessina ( moglie 
di Cosimo ) , ed io . Cominciò da principio a 
« dire tutta la sua vita, dipoi entrò sui governo 
« della Città, e poi seguitando a quello de'traf- 
« fichi , dipoi alla cura famigliare della posses 
« sione et di casa , et sopra e' fatti di Voi due 
( Lorenzo e Giuliano ) confortando, essendo 
« Voi di buono ingegno, io vi dovessi allevare 
« bene perchè mi leveresti assai fatiche , et che 
« di due cose si doleva , l'una di non aver fatto 
« quanto avrebbe voluto et potuto fare, l'altra 
« che essendo io mal sano mi lasciava con assai 
« noja. Dipoi disse non volere fare testamento 
« alcuno perchè mai non fu suo pensiere di far- 
ce lo eziandio vivente Giovanni ( altro suo fi- 
glio ) perchè sempre ci vede con buono amo- 
cc re et in buono accordo e stima, et che quando 
ce Iddio facesse altro di lui non voleva alcuna 
ce pompa né dimostrazione nell'Esequie, et co- 
ese me in vita altra volta mi aveva detto, mi ricor- 
ce dava dove voleva la sepoltura sua in S. Loren- 
ec zo; et tutto disse con tanto ordine et con tan- 
ec ta prudentia et con uno animo sì grande che 
ce fu una meraviglia, soggiungendo che era vis- 
ce suto lunga età et in modo che si partiva mol- 
ce to ben contento quando Dio lo volessi. Dipoi 
« jer mattina di buon'ora si fece levare, calza* 

i3 



ig4 ' PALAZZI 

ut re et vestire di tutto, essendoci il Priore di S. 
« Marco, quel di S. Lorenzo, e della Badìa, si 
« confessò dal Priore di S. Lorenzo e dipoi fece 
« dire la Messa alla quale tutta rispose come da 
« sano . Dipoi domandato degli articoli della fe- 
« de a tutti rispose per lettera , fece la confes- 
« sione lui medesimo, et prese il Santissimo Sa- 
« cramento con tanta devotione quanto si po- 
« tessi dire , havendo prima chiesto perdono a 
« ciascuno . Le quali cose mi hanno fatto cre- 
« scere V animo et la speranza verso Messer Do- 
te mene Dio, et benché secondo il senso io non 
« sia senza dolore, pure veduta la grandezza del- 
« l'animo suo,» la disposizione buona, sono in 
« gran parte contento che viene a quel fine; lui 
« si stette jeri assai bene et così questa notte pas- 
ce sata; pure rispetto alla età grave non posso 
« sperar molto del suo guarire. Fate fare per lui 
« orazioni ai Frati del Bosco, et fate dare elemo- 
« sina come pare a Voi , pregando Iddio ce lo la- 
te sci ancora per un tempo, sendo per lo meglio . 
« Et Voi pigliate esemplo che siete giovani, et 
« di buono animo pigliate la parte vostra delle 
a fatiche, poiché Messer Domene Dio dispone 
« così, et fate conto d'essere huomini, essendo 
a garzoni che così lo richiede lo stato vostro et 
(e il caso presente , et sopra tutto attendete a 
« quello che vi può fare onore et utile, perchè 
« è venuto il tempo che bisogna che Voi faccia- 
te te sperientia di Voi et vivete col timore di Dio 



DI CAFAGGIOLO, PHATOLINO , EC. IC)5 

« et sperate bene . Quello che seguirà di Cosimo 
« velo adviserò . Noi attendiamo ogni ora un 
« Medico di Milano ; ma ho più speranza in Mes- 
ce ser Domene Dio che in altri . Non altro al 
« presente 53 Chareggi alli 26 luglio i464- 

La Villa di Cafaggiolo che sovente, come nel- 
l'occasione notata qui sopra , servito avea di tran- 
quillo ritiro all'adolescenza di Lorenzo de' Me- 
dici divenuto poi sì famoso sotto il nome di 
Lorenzo il Magnifico , servì eziandio nella guisa 
istessa ai figli di lui Piero e Giovanni, l'ultimo 
dei quali che fu poi Leone X. destinato era già 
dalla Provvidenza ad accrescere sì considerabil- 
mente lo splendor di sua schiatta, e a dar nome 
al suo secolo. All'epoca memorabile della famo- 
sa Congiura dei Pazzi , in cui Lorenzo corse sì 
gran rischio di perder la vita, e Giuliano suo fra- 
tello la perde realmente, amendue i mentovati 
figli di Lorenzo erano in età assai tenera , di mo- 
do che dopo la congiura medesima, quantunque 
sventata a riguardo di lui, che era la persona 
presa dai cospiratori più avidamente di mira, 
stimò ben fatto il lor genitore di allontanar da 
Firenze per maggior sicurezza quei due fanciul- 
li , ed unitamente alla Clarice Orsini sua Sposa 
gF inviò prima a Pistoja, indi a Cafaggiolo, affi- 
dandoli alla educazione del celebre Poliziano . 
Non sembra che questi andasse molto d'accordo 
con la madre di essi, quanto al sistema della lo- 
ro istruzione; imperciocché appunto da questa 



196 PALAZZI 

villa scrivendo a Lorenzo per darli contezza dei 
suoi figliuoli «In quanto a Giovanni ( dice egli) 
« sua Madre l'occupa a leggere il Salterio, lo 
« che non posso in alcuna maniera lodare . 
« Quando ella non prende pensiero di lui, è sor- 
« prendente con quanta rapidità profitta «. 

A quale amico della letteratura, riflette qui a 
proposito l'Inglese Biografo di Lorenzo il Magni- 
fico, Signor Roscoe , a quale amico della Lettera- 
tura esser può indifferente V infanzia di Leon X.P 

Ad un altro famosissimo personaggio di Casa 
Medici trovasi aver dato ricetto parecchi anni 
dopo, la Villa di Cafaggiolo . L questi Caterina 
figlia di Lorenzo Duca d'Urbino, la quale mari- 
tata poi ad Enrico IL Re di Francia acquistò in 
quel Regno una troppo funesta celebrità, se pu- 
re tutto vero è ciò che di lei riferiscono gli Sto- 
rici francesi , del che sarebbe per avventura 
alcun poco da dubitare . Caterina de' Medici al- 
lora molto giovinetta e tuttavia nubile si recò 
dunque da Firenze a Cafaggiolo in compagnia 
di altre dodici nobili donzelle fiorentine il dì 
18 aprde dell'anno i533, all'oggetto di ricevere 
ivi Margherita d' Austria figlia naturale dell' Im- 
peratore Carlo V. la quale benché in età di soli 
nove anni recavasi in Toscana come promessa 
sposa di Alessandro de' Medici Duca di Firenze. 

Vero è però che il lor matrimonio non per- 
venne giammai al suo pieno compimento, av- 
vegnaché prima che la giovane Principessa ginn- 



DI CAFAGGIOLO, PRATOLINO, I-C. I97 

ta fosse alla età nubile, il Duca Alessandro ri- 
mase ucciso a tradimento dal famoso Lorenzi- 
no de' Medici suo stretto parente ed amico (2) . 
Questo vile ed esecrabile assassino , il quale 
potè passar facilmente per un Eròe , per un 
nuovo Bruto, per un Tirannicida salvator del- 
la Patria (3) presso certi spiriti torbidi di quel- 
la età, intolleranti anch'essi, come quelli dei 
tempi a noi non lontani, di ogni moderato le- 
gittimo freno, ed anteponenti l'anarchia ed il 
disordine a qualunque specie di monarchica 
dominazione, fuggitosene di Firenze subito do- 
po aver consumato l'orribile parricidio, andò 
il giorno dopo a fermarsi per poco a Cafaggio- 
lo, ed a contaminare colla sua odiosa presen- 
za quelle pareti pacifiche , piene ancora dei 
canti immortali del Poliziano , e teatro già del- 
le dotte gare filosofiche dei Ficini e dei Fichi, 
e degl'infantili trattenimenti d'un Leon X. e di 
un Lorenzo il Magnifico (4) • Ei non vi si trat- 

(2) Ciò avvenne in Firenze nell'antico Palazzo de' Me- 
dici ora Riccardi la sera del 6 Gennajo i536 , a ore 6*, 
essendo il Duca in età di 26 anni , dopo 6 anni di Re- 
gno y e per V effetto di 6 ferite. Gli storici non hanno 
mancato di far riflessione a queste 6 combinazioni, nel- 
le quali tutte riscontrasi il numero 6. Varch. Stor. Fior, 
lib. i5. 

(3) Varch. L. C. 

(4) Lo storico poc 1 anzi citato riferisce che Lorenzino 
finse bensì di recarsi a Caf aggio lo , ma che poi se ne 
arido direttamente a Bologna. Sembra per altro più 



198 palazzi 

tenne per maggior spazio di tempo di quello 
che potesse servirgli per essere informato dei 
sentimento che destato avea nell' universale dei 
Fiorentini il suo misfatto . Ma essendogli perve- 
nuto all'orecchie, che , ad eccezione di pochi, era 
egli caduto in esecrazione di tutti i suoi concit- 
tadini , e che il giovane Cosimo dell' istesso stipi- 
te Mediceo era stato riconosciuto in Duca di Fi- 
renze in luogo dell'estinto Alessandro, si partì 
senza indugio dalla nominata villa, e andò a cer- 
car un rifugio a Venezia, o.ve poi a suo tempo 
pagò meritamente il fio dei suoi delitti . 

Ma questa villa appunto, di cui or si ragio- 
na, destinata era indi a l\o anni ad essere an- 
ch'essa testimone di una funesta tragedia e di 
un misfatto atrocissimo ivi commesso da Don 
Pietro de' Medici figlio .minore del qui sopra 
mentovato Cosimo, nella persona di Donna E- 
leonora di Toledo sua cugina e sua moglie . 

Era questa Eleonora figlia di Don Garzia di 
Toledo fratello della Gran Duchessa moglie di 
Cosimo, che denominavasi egualmente Eleono- 
ra . Essendo ancora giovinetta di primo fiore e 
maravigliosamente bella e graziosa, pretendesi 
che il Gran Duca Cosimo suo zio fortemente se 
ne invaghisse , e che profittando delle opportu- 
nità presentategli dalla coabitazione della Don- 
zella nell' istesso Palazzo spingesse le sue (fome- 

verisimile il racconto cìie abbiam seguitato y e che e de- 
sunto dalla Cronaca MS. del Settimanni . 



DI CAFAGGTOLO , PRATOLI^O, EC. 199 

stichezze seco lei fino al punto di far nascere ru- 
mori ingiuriosi alla pudicizia di essa , di modo 
che per ovviare ad un pubblico scandalo si ere* 
de di occultare o coonestare le conseguenze deb 
le tresche illecite tre lo zio e la nipote con dar 
questa sollecitamente in isposa a Don Pietro 
de' Medici figlio di esso Gran Duca . 

O fosse effetto di una segreta invincibile av- 
versione e disistima da lui fin da principio con- 
cepita per una tale Sposa, o fosse che in genere 
le attrattive di quel sesso avessero per lui minor 
forza che quelle dell'*altro, certo egli è che posta 
totalmente in non cale la moglie vedeasi Don 
Pietro tutto il giorno frequentar la compagnia 
dei bei giovani. Non tutta la gioventù fiorentina 
nudriva però ristessa indifferenza perle femmi- 
ne, e per quelle in specie che ammirar facevansi 
per singola* leggiadrìa e bellezza, tra le quali 
eminentemente si distingueva la Sposa di quel 
Principe. Indispettita pertanto dalla condotta 
del marito, e stimolata anch'essa dal bollor della 
gioventù non tardò guari y specialmente dopo la. 
morte di Cosimo , a prestare orecchio a coloro 
da' quali vedeasi vagheggiata e corteggiata, e par- 
ticolarmente ad un giovane figlio del Capitano 
Francesco Gaci da Castiglion Fiorentino per no- 
me Alessandro che più d'ogni altro acceso mo- 
stravasi dell' amore di lei ; se non che minacciato 
costui aspramente da persona di grande autori- 



200 PALAZZI 

tà, e temendo l' effetto eli tali miiaccie, allon- 
tanossi da Firenze, e andò in seguito a soffogare 
le illecite sue fiamme sotto l'abito di Cappucci- 
no . Successore di esso nel favore di Eleonora fu 
indi a non molto un giovane Cavalier fiorenti- 
no, e tant' oltre fu spinta l'imprudenza dei due 
amanti, che pubblicamente se ne sparlava. Av- 
venne che in un grande spettacolo del gioco del 
Calcio datosi sulla piazza di S. Croce alla presen- 
za della Corte, quel Cavalier uno dei giostranti, 
per far pompa di destrezza e di forza sotto gli 
occhi della sua bella, assai maltrattasse coi pu- 
gni Francesco Ginori che combatteva nella parte 
avversa , ed il conducesse a mal partito anche più 
scortesemente di quello fosse lecito tra Genti- 
luomini in sì fatto giuoco; del che stimatosi of- 
feso il Ginori deliberò di vendicarsene, ed incon- 
trato poco tempo dopo il rivale nel tratto di via 
che è tra il Palazzo degli Strozzi e Porta Rossa, 
gli menò all'improvviso un colpo di spada alla 
testa che per buona sorte dell'assalito andò sol- 
tanto di piatto ; ma veggendosi questi sì mala- 
mente affrontato e ferito benché leggiermente, 
trasse fuori egli pure la spada , e con essa pas- 
sando per due volte il Ginori da una banda 
all'altra, lasciollo ivi estinto . 

Costituitosi immediatamente 1' uccisore da 
per se stesso avanti il Magistrato degli Otto , re- 
clamò il privilegio di esser giudicato, come Ca- 



DI CAFAGGIOLO, PEATOLINO , EC. 201 

valiere di S. Stefano, dal Tribunale- di quell'Or- 
dine, onde data mallevadorìa di sua persona, 
ebbe per allora la propria casa in luogo di carce- 
re. Durante questa sua prigionia alcun riguardo 
non avea la Principessa Eleonora di farsi veder 
girare di continuo col suo cocchio intorno all'a- 
bitazion dell'amante, su di che parlavasi dal 
popolo assai liberamente . Durò questa scanda- 
losa pubblicità fintantoché in forza della so- 
pravvenuta sentenza del prefato Tribunale dovè 
l'arrestato recarsi in confino all'Isola dell'Elba . 
Può facilmente immaginarsi il cordoglio e le 
smanie dei due amanti per una sì fatta separa- 
zione, di cui per addolcire alquanto l'insoppor- 
tabile amarezza convenne aver ricorso al con- 
sueto meschino rimedio deJla epistolare corri- 
spondenza . Valevasi a tal uopo il Cavalier del 
ministero officioso di un suo fratello, che servi- 
va nel militare col grado di Capitano . 

Questi pertanto ricevuta un giorno una lette- 
ra del fratello esule, diretta ad Eleonora, si con- 
dusse immediatamente a Palazzo Secchio ove 
essa dimorava , affine di recapitarle il foglio in 
proprie mani a seconda delle ricevute istruzio- 
ni; ed aspettando il momento opportuno, che 
il marito di lei fosse uscito al solito diporto in 
compagnia de' suoi cinedi, presentossi all'anti- 
camera della Principessa , e chiese al portiere u- 
dienza dalla medesima. Gli fu risposto non esser 



'i-O'ì. PALAZZI 

lei per alcuno visibile comecché occupata a porsi 
ini assetto i capelli, quale occupazione le avreb- 
be impedito di poterlo ricevere al meno per lo 
spazio di un'ora. Il Capitano si risolvè, benché 
non senza pena, di aspettar ivi il momento op- 
portuno; ma finalmente dopo qualche tempo 
impaziente di tanto indugio era per andarse- 
ne dall'anticamera, quando ivi comparve Giulio 
Caccini celebre musico Romano, il quale stava 
al servizio della Corte, e chiedea parimente di 
passare presso S. E. Il Capitano stimò questa 
una buona occasione per far consegnar la let- 
tera di suo fratello nelle mani di Eleonora ; né 
avendo ragione di sospettare né del consen- 
timento né della fedeltà del virtuoso, con cui 
avea egli una tal quale domestichezza , lo pregò 
d' incaricarsi del recapito del foglio , adducendo 
non poter più ivi trattenersi, atteso un affare 
gravissimo che altrove il richiamava . Ma non 
tralasciò di raccomandarli la più gran cautela e 
segretezza , facendogli intendere essere quella 
lettera molto importante e gelosa. Non si mostrò 
il Musico in veruna guisa restìo ad un tale uffi- 
zio, e promessa avendo la più scrupolosa discre- 
zione ebbe dal Capitano la lettera , il quale im- 
mediatamente se ne partì . Restato solo il Cacci- 
ali incominciò tra sé a pensare qual esser mai 
potesse la grande importanza del foglio lascia- 
togli; e come quello a cui ben noti erano gli 



DI CAFAGGIOLO, PRATOLmO , EC. 2o3 

amoreggiamene della Principessa col fratello 
del Capitano, s'appose con facilità esser quel- 
la appunto, conforme era di fatto j una let- 
tera amorosa di quel Cavaliere. Ciò bastogli per 
venire in un' estrema curiosità di aprirla e di 
leggerne il contenuto, alla quale non avendo in 
fine saputo resistere , trattosi in disparte osò con 
mano sacrilega lacerare il velo che nascondeva 
i geniali misteri dei due amanti . Ne contento 
di questa prima infedeltà, sperando di vie più 
conciliarsi con ciò la grazia sovrana, e di ripor- 
tarne una qualche luminosa ricompensa, spinse 
il tradimento e l'infamia fino al segno di corre- 
re a depositar la lettera così aperta nelle mani 
dello stesso Gran Duca Francesco I. Questo Prin- 
cipe, le di cui scandalose follìe per la celebre 
Bianca Cappello note erano all' infimo dei suoi 
sudditi, e formavano l'infelicità della sua vir- 
tuosa consorte Giovanna d'Austria (5), nulla com- 
passionando le altrui debolezze, né dando ascol- 
to alle voci della prudenza e della moderazio- 
ne, entrò nel più gran furore alla lettura del 

(5) Il nome di questa Principessa figura aneli esso 
nei fasti della Villa di Caf aggio lo . Essa vi si formo 
alquanto al suo primo giungere in Toscana nel De- 
cembre delFanno 1 565, essendo stata ivi ricevuta e com- 
plimentata per parte del Gran Duca Cosimo I. suo Suo- 
cero dal Marchese Alamanno Salviati e da alcuni al- 
tri Gentiluomini Fiorentini . 



204 PALAZZI 

foglio fatale, ne altro più respirò da quel mo- 
mento che vendetta e sangue, onde lavare la 
macchia recata alla propria famiglia dagli amori 
illeciti della Cognata . E per cominciare dall'a- 
mante di lei , fu egli fatto immediatamente tra- 
durre sotto buona scorta in Firenze, e quivi 
nella prigione detta del Bargello , essendogli ap- 
pena stato accordato un Confessore, fu il giorno 
dopo segretamente strozzato . Il Capitano prima 
cagione di tanto male non sì tosto ebbe sentore 
del repentino ritorno del fratello in Firenze , ben 
immaginando ciò che esser poteva , rimprove- 
rando a sé stesso la propria imprudenza, e ma- 
ledicendo la nera perfidia del virtuoso , credè di 
provvedere alla sua salvezza col rifugiarsi in 
Francia, ove per altro non molto dopo rimase 
privo di vita, vittima anch' egli dell'implacabile 
risentimento Mediceo . 

Quanto alla infelice Donna Eleonora , fatta 
consapevole di tutto l'orrore della propria scia- 
gura e della morte del disgraziato suo complice, 
stava ella pure aspettando con cuor tremante il 
suo ultimo fato , allorquando dopo undici intieri 
giorni di mortale agonìa, computandoli soltan- 
to dal supplizio dell'Amante avvenuto il dì 3o 
giugno, sentì intimarsi di dover tosto passare a 
Cafaggiolo, ove già da qualche tempo dimorava 
Don Pietro suo marito. Presaga allora della già 
imminente sua morte , volle rivedere prima di 



DI CA.FAGGIOLO , PRATOLINO , EC. 205 

partire il suo figlio Don Cosimo tuttora bambi- 
no, da cui, teneramente abbracciandolo, prese 
come i suoi ultimi congedi con infinita copia 
di singhiozzi e di lagrime . 

Giunse la sera al tardi alla villa sopramento- 
vata, e l'entrare ivi nella sua camera ed il sen- 
tirsi per man del marito trafiggere barbaramen- 
te a furia di pugnalate, fu per essa un sol pun- 
to; onde la misera caduta a terra moribonda, 
ivi pochi istanti dopo spirò nuotando nel pro- 
prio sangue, ed implorando dal Dio delle mi- 
sericordie quella pietà e quel perdono che otte- 
ner non avea potuto dagli uomini . 

Con sì fatta atrocità, non per altro straordina- 
ria nella storia di quei tempi (6), fu tolta di vita 
Donna Eleonora di Toledo nel più bello di sua 
giovinezza la sera del dì n luglio 1 576. Al mo- 
mento istesso del compiuto assassinio, nell'istes- 
sa camera, presente quel sempre caldo e forse 
ancora non affatto immobil cadavere, prostra- 
tosi Don Pietro in ginocchio osò levare al Cielo 
le mani tuttora grondanti del sangue della con- 
sorte, e chieder perdono a Dio del commesso 
misfatto, facendo voto nel tempo stesso di non 

(6) Pochi giorni dopo il fatto qui raccontato accada 
de la morte di un * altra Principessa del sangue Mediceo, 
Donna Isabella , uccisa essa pure dal proprio Marito 
Paolo Giordano Orsini nella Villa di Cerreto . Vedi 
Notizie istoriche del Palazzo de' Pitti. 



206 PALAZZI 

più riammogliarsi. Ebbe costui tanto scrupolo 
d' infrangere un voto siffatto , prendendo in se- 
guito una seconda moglie , quanto ne avea avuto 
poc'anzi di farsi il carnefice della prima . Il ca- 
davere di lei racchiuso in una cassa fu spedito 
la notte dopo a Firenze , e circa le ore 6 della 
notte medesima fu ivi segretamente sepolto in 
S. Lorenzo . 

Una general compassione risvegliò il tragico 
avvenimento in tutta la città , ove gii autori di 
esso non ebbero neppure l'erubescenza di te- 
nerlo occulto , né di dissimularne alcuna delie 
circostanze ; avvegnaché in quella età , per le 
arti e per le lettere certamente coltissima, ma in 
ciò che spetta al viver civile a dir vero ancor 
semibarbara, sembra che si andasse assai gene- 
ralmente d' accordo che un marito , in specie 
d'alto rango, presuntivamente offeso nell'onore 
del talamo, potesse di ragione, e per una specie 
di ben proporzionata rappressaglia , scannare 
d' autorità propria , ed anche a sangue freddo , 
la sposa. Quella di D. Pietro, la morte della qua- 
le è il fatto più strepitoso che s' incontri nei 
fasti di Cafaggiolo, era troppo bella, graziosa ed 
affabile, perchè oltre il rincrescimento della sua 
violenta -disparizione dal mondo, non ispirasse 
eziandio una generale segreta indignazione con- 
tro l'uccisore e contro tutti i suoi complici. Si 
pretende che 3i anni dopo, vale a dire nel 1608, 



« 
DI CAFAGGIOLO, PRATOIINO , EC. IO'] 

in occasione di alcuni cangiamenti che dovet- 
tero farsi nella Chiesa di S. Lorenzo, essendo 
stato dissotterrato il cadavere di D. Eleonora, 
con gran maraviglia e stupore di tutti fu essa 
ritrovata bellissima , come in vita , senza che il 
suo corpo mostrasse in veruna parte alcun se- 
gno di putrefazione e di disfacimento . Era essa 
tutta vestita di bianco, e parea, dice lo storico, 
che placidamente dormisse (7) . 

È verisimile che nei tempi successivi la villa 
di Cafaggiolo sia stata sempre più o meno fre- 
quentata dai Principi Toscani, e visitata talvol- 
ta da quelli di fuori, specialmente allorché la 
splendidezza Medicea celebre ed ammirata in 
tutta l'Europa richiamava alla lor Corte tanta 
frequenza di ospiti segnalatissimi ; ma siccome 
nulla si è potuto rintracciare relativamente alla 
villa medesima che ci sia sembrato idoneo a ri- 
chiamare l'altrui attenzione dopo il fin qui rac- 
contato, passeremo a gettare un'occhiata su 
quella di Pratolino, della quale avremo a dire 
per verità ben poche cose. 

A Francesco de' Medici secondo Granduca di 
Toscana deesi intieramente questa villa, con 
tutte le grandiose sue attenenze . Egli ne affidò 
la costruzione al celeberrimo Architetto Bernar- 
do Buontalenti, del disegno e direzione del quale 
sono opera insigne il giardino, le belle fonta- 

£7) Settim, Gran. MS. alV cui. 1608. 



208 PALAZZI 

ne , e gli altri ornati di questa villa , ad ecce- 
zione per altro della grande statua colossale rap- 
presentante l y Appennino che vedesi assisa di- 
rimpetto alia facciata della fabbrica , essendo 
essa invenzione e lavoro di Giovan Bologna . 

Due sole volte trovasi rammentata la villa di 
Pratolino dagli Storici e Cronisti toscani . Fa 
essa la prima volta la sua comparsa sotto il re- 
gno appunto del suo fondatore Francesco I. in 
occasione del matrimonio d 5 Eleonora figlia di 
lui col Principe di, Mantova D. Vincenzo Gonza- 
ga . Gli ostacoli che per lungo tempo si frap- 
posero alla finale conclusione di tal matrimo- 
nio con tutto quel che fu detto ed operato per 
superar questi ostacoli, vengono minutamente 
e con qualche sorte di special compiacenza rife- 
riti dal Galluzzi nella sua storia Medicea, quan- 
tunque le particolarità, in cui ei si è creduto per- 
messo d'entrare, sembrassero convenir assai più 
ad una novella del Bocaccio, e del LaFontaine, 
che ad un grave e gastigato racconto storico (8). 
Il Principe Sposo fu dunque ricevuto nella 
Villa di Pratolino il dì 17 Aprile i584 dall' istes- 

(8) Accusatasi lo Sposo di assoluta impotenza al 
Matrimonio . 77 Granduca Francesco I. animato , per 
quanto sembra insinuar il Galluzzi , da non so quale 
spirito di vendetta per un preteso piccolo torto ricevuto 
dalla Casa Gonzaga , esige che il Principe si assogget- 
tasse alla umiliazione di una specie di pubblico espe- 
rimento onde distrugger V imputazione. 



DI CAFAGGIOLO, PRATOLINO , EC. 20Q 

so Granduca ivi a tale effetto recatosi con bella 
comitiva di Dame e Cavalieri della sua Corte, e 
quindi il giorno dopo per la Porta di S. Gallo 
fece il suo solenne ingresso in Firenze (9). 

L' altra circostanza in cui vien fatta menzio- 
ne di questa villa appella al Regno di Ferdinan- 
do fratello e successore del sopramentovato 
Granduca Francesco L, allorché quel Principe in 
compagnia della Granduchessa sua Sposa ac- 
colse ivi il dì 17 settembre 1^97 un inviato del 
Principe di Transilvania che chiamavasi Sigi- 
smondo Sarmorago , il quale a nome di quel 
Principe presentò in donativo al Granduca due 
superbi cavalli leardi turchi richissimamente 
guarniti , e due grossi cani con collari ricchi di 
gioje e ricami alla Turca; ed alla Granduchessa 
un bellissimo cane indiano nudo, dainato , che 
portava al collo un collare tutto tempestato di 
grosse perle e diamanti . 

Passando ora a far parola della Imperiale Villa 
della Petra/a , giova in primo luogo osservare 
aver essa altre volte appartenuto all' antichissi- 
ma famiglia Brunelleschi annoverata tra le più 

(9) Tra le altre feste che servirono a decorare queste 
nozze , fuvvi quella di una corsa di Bufale, al canto 
agli Alberti. Comparvero esse prima della corsa tutte 
adorne di vari fregi e colori a far la loro mostra, nel 
qual tempo coloro che conducevano questi animali get- 
tavano alle Signore spettatrici gran quantità di uovcl 
tutte ripiene di varie acque ed essenze odorifere, 

H 



21© PALAZZI 

illustri della fiorentina Repubblica . Celebre è 
pure la villa stessa per uno sforzo di somma 
bravura e coraggio, con cui venne valorosamen- 
te difesa da alcuni individui della medesima fa- 
miglia Brunelleschi, l'annoi 364, contro replicati 
e ferocissimi assalti che le furono dati dai Pisani, 
e dai Tedeschi ed Inglesi che militavano al loro 
soldo . Ecco come vien riferito il fatto da Sci- 
piane Ammirato nella sua storia . 

« I Tedeschi , die' egli, e i guastatori Pisani, 
cr e gì' Inglesi tornati di Mugello si accamparo- 
« no sì Sesto e Colonnata, stendendosi poi per le 
« coste di Monte Morello ; presono S. Stefano in 
« Pane, ove soprastettono alcuni giorni, pro- 
te ferendosi ai guastatori largo campo di dan- 
ce neggiare le ville vicine, le quali per lo spazio 
« di tre miglia commisero tutte alla preda del 
« fuoco 

« Trascorsono infino a Calìcarza, a Maritile e 
« a Carliana paesi malagevoli ai cavalli , e ogni 
« difficoltà superarono senza alcuna contesa; so- 
ft lo trovarono contrasto nelle armi private , per- 
« che l' ingnominia pubblica fosse maggiore . 
« I figliuoli di Boccaccio Brunelle sdii , giovani 
« valorosi, possedevano in quel tempo la Petra- 
« ja, villa oggi di Ferdinando Cardinale de Me- 
te dici . Questa villa dunque tenendosi valorosa- 
« mente dai giovani Brunelleschi, e non facen- 
« do cenno di volersi arrendere, deliberarono i 
« nemici di volersene insignorire per forza con 



DI CAFAGGIOLO, PRATOL1NO, EC. 211 

« animo, avutala, di tagliare a pezzi i difensori, 
« e quella spianare fino dai fondamenti . Per 
« questo presono l'impresa di guadagnarla gl'Ili- 
ce glesi, i quali con grande ferocia e con scale e 
« con balestre e con ogni buon ordine, come se 
v si avessero ad espugnare le mura di Firenze, 
« l'assaltarono; ma tutto fu invano, essendone 
« alcuni stati morti e mollo maggior numero 
te malamente percossi e feriti . Vollero i Tede- 
« schi arrischiare le loro forze ancor eglino, e 
« dettero il secondo assalto aspro e feroce quan- 
« to mai fosse dato a Rocca alcuna, ne più ne 
« meno succedette loro di quello era accaduto 
« agl'Inglesi . Perchè deliberarono di dare il 
« terzo assalto insiememente congiunti; e con 
« duplicata loro vergogna e a perpetua lode e 
« gloria della famiglia Brunellesca furono re- 
« spinti la terza volta . Io mi persuado ( soggiun- 
« gè lo Storico ) che la Torre che oggi si vede , la 
» quale il Cardinale Ferdinando , benché abbia 
« mutato il resto del casamento , non ha però 
n tocco lei , sia quest' istessa che fu combattuta 
« dall'esercito Pisano (io) ». 

È ignota l'epoca precisa del passaggio di que- 

(10) Questa Torre comecché appartenente un giorno 
alla Casa Brinielleschi si e chiamata comunemente la 
Torre de' Briinelìesclii , e non già per esser quella opera 
deljamoso Architetto di tal nome, conforme alcuni haii 
creduto eroneamente . L'Architetto poi Filippo di Ser 
Brunellesco Lapi non avea nulla di comune con la 56»- 
pralo data famiglia Briuielleschi, 



lì 1 PALAZZI 

sta villa nel dominio della Casa Medici ; si sa 
bensì che era posseduta dal Granduca Cosimo I., 
forse per compra o per confisca da esso fattane . 
Ai tempi dello Storico sopracitato , conforme ri- 
levasi dalle sue stesse parole , la villa della Petraja 
era di particolare attenenza del Cardinal Ferdi- 
nando figlio di esso Granduca Cosimo I. Sempre 
liberale e magnifico nelle sue idee pensò tosto 
quel Principe a ridurla in più comoda e bella 
forma , valendosi a tale effetto dell'ingegno no- 
bilissimo del Buontalenti, del quale si è avuto più 
volte motivo di favellare nelle presenti notizie 
istoriche, di modo che divenne essa la delizia di 
tutta la famiglia Medicea, e particolarmente della 
Principessa Cristina di Lorena moglie dell' istesso 
Ferdinando, divenuto Gran Duca dopo aver la- 
sciato l'abito Cardinalizio. 

Trovavasi egli in diporto a questa villa ove 
solea passare la più gran parte delle belle gior- 
nate di primavera, allorché avendo avuto avviso 
esser giunto in Firenze un Chiaus del Gran Si- 
gnore che venia da Venezia con gran seguito, af- 
fine di trattarvi seco lui di affari a nome del suo 
Sovrano concernenti il commercio del Levante, 
oggetto importantissimo per la prosperità di Li- 
vorno, e che stava sommamente a cuore a Ferdi- 
nando, si dispose a riceverlo nella stessa villa 
della Petraja, e diedegli ivi la prima udienza il 
dì 3 maggio 1598 (il);. 

(11) Aggiungesi nella Cronaca del Settimanni che 



DI CAFAGGIOLO , PRATOLINO , EC. 2l3 

In uno dei giardini appartenenti a questa Vil- 
la fu al tempo del Granduca Leopoldo trasferita 
dal giardino dell'altra vicina Villa di Castello, di 
cui qui sotto parleremo , la Delissima fontana la- 
vorata dal famoso Architetto e Scultore Niccolò 
Braccìni detto il Tribolo tanto lodata dal Vasari. 
« Fu dunque, egli dice, la suddetta fonte tutta 
« finita di marmo dal Tribolo e ridotta a quella 
« estrema perfezione che si può in opera di que- 
« sta sorte desiderar la migliore, onde credo 
« che si possa dire con verità che ella sia la più 
« bella fonte, la più ricca, proporzionata e vaga 
« che sia stata fatta mai ; perciocché nelle figu- 
« re, nei vasi , nella tazza ed in somma per tutto 
« si vede usata diligenza ed industria straordi- 
« riaria » . Un altro pezzo interessantissimo per 
la storia delle belle arti, di cui fa maraviglia che 
né il Vasari né il Baldinucci abbiano fatta alcuna 
menzione, si è la bella tavola d'Andrea del Sar- 
to rappresentante la Sacra Famiglia che trovasi 
nell'Oratorio attenente alla Villa di cui si ragio- 
na; né già è questo il solo pregevole monumento 

quest* Ambasciatore unitamente al suo seguito, per lo 
spazio di j4 giorni quanto ei si trattenne in Firenze, fu 
mantenuto a spese del Granduca ; e che tutte queste spe- 
se si ridussero alla somma di scudi 5 17. 4- io. 8. Se pu- 
re non dì e errore nella somma, come sembra -verisimile 7 
non essendovi alcuna ragione onde accagionar Ferdi- 
nando di soverchia economia verso i suoi ospiti, e da 
far maraviglia la sobrietà edificante di quei Mussulma- 
ni, ì quali pare che si contentassero di molto poco . 



2l4 PALAZZI 

di cui vadano fregiate le mura della Petraja . Si 
ammirano a giusta ragione nelle logge di essa i 
preziosi dipinti del Volterrano , il quale col più 
scelto colorito e disegno vi espresse alcune me- 
morabili azioni dei toscani Granduchi (12) . 

Dopo ciò che abbiam fin qui riferito intorno 
alla Villa della Petraja non ci rimane che a far 
parola di una circostanza, dalla quale risulta che 
se la nominata villa in grazia dei monumenti 
dell' arte che vi s' ammirano può vantaggiosa- 
mente figurar nella storia delle belle arti me- 
desime, può vantarsi del pari di tenere un po- 
sto non poco pregevole ne' fasti eziandìo dell'ita- 
liana letteratura . Ciò è ben facile il dimostra- 
re accenando soltanto avere essa servito di sog- 
giorno al celebre Scipione ammirato , il quale 
protetto e generosamente provveduto prima da 
Cosimo indi da Ferdinando suo figlio, negli ozj 
ameni di quella villa, di cui con regia liberalità 
conceduto li venne il libero uso, scrisse le sue 
tanto applaudite Storie Fiorentine (i3). 

Passando ora a parlare della R. Villa di Castello 
poco distante da quella di cui abbiam fin' ora 
ragionato, osserveremo in primo luogo essere 

( 1 2) Moren. Cont. di Fir. 

(i3) Anche Benedetto Varchi altro celebre storico 
Fiorentino compose la sua Storia in una picciola villet- 
ta poco distante dalla Petraja e da Castello > denomi- 
nata la Topaja appartenente essa pure in quel tempo 
alla Casa Medici. 



DI CAFAGGIOLO, PRATOLIIVO , EC. 2l5 

stata essa di dominio de' Medici anche prima 
che questa famiglia salisse al trono della Tosca- 
na . Sappiamo in fatti dal Varchi che in questa 
villa risedeva Cosimo de' Medici , che fu poi Cosi- 
mo l. , fino dall'anno 1527, vale a dire 5 anni 
avanti il primo inalzamento di quella famiglia 
al Principato, che seguì nella persona del Duca 
Alessandro immediato antecessore di Cosimo 
l'anno i532. Non era essa peraltro in quel tem- 
po della grandezza presente , essendo fuori di 
dubbio che il prelodato Cosimo pervenuto alla 
sovranità ne accrebbe l'estenzione dalla parte di 
levante , servendosi in ciò del disegno e direzio- 
ne del Tribolo già più volte rammentato . Volle 
altresì che ne venisse arricchito il primo loggia- 
to , che incontrasi entrando a mano sinistra , con 
pitture del famoso Jacopo Da Pontormo e di altri 
valenti pennelli di que' tempi, quali pitture con 
indicibil rammarico degli amatori delle belle arti 
sono tutte oggi giorno miseramente perite. Ciò 
che ancor di presente si ammira come un bel- 
1' annesso di questa Villa è il vasto e delizioso 
giardino notabilmente abbellito ed ampliato dal 
Granduca Pietro Leopoldo. La prima gran font 
tana a 8 facce che ivi s' incontra e che passa 
meritamente per una delle più belle d'Italia è 
tutta quanta di disegno a lavoro del Tribolo, ad 
eccezione tuttavia dell' Ercole di Marmo che 
serra e soffoga tra le sue braccia Anteo Gigante, 
dalla bocca del quale sgorga una gran copia, 



2l6 rALAZZl 

d'acqua , e che è opera di Bartolommeo Amman, 
nati . Da questa fontana si fa passaggio ad una 
magnifica grotta, ove si ammirano tre grandi 
pile scavate ed intagliate di un solo pezzo, una 
nella testata, che è di Mistio di Seravezza, e le altre 
due per fianco parimente di marmo , sopra le 
quali sono scolpiti al naturale, tra gli altri diver- 
si animali quadrupedi , un Elefante , un Alce, un 
Unicorno ed una Giraffa . È adombrata la grotta 
da un ameno salvatico di cipressi , lecci ed allori 
piantati con bell'ordine, ed al di sopra di esso 
vedesi un gran vivajo, nel mezzo del quale sor- 
ge un' isoletta che sostiene una statua di bronzo 
che in figura di un vecchio tutto tremante rap- 
presenta il Monte Appennino, lavoro dell' Am- 
marinato , ma tutto peraltro disegno del Tribolo . 
Moltissimi altri ornamenti e scherzi d' acqua 
erano stati ideati da questo abilissimo artista per 
render più ameno e magnifico questo giardino, i 
quali poi non ebbero effetto per qualcuna forse 
di quelle mille cagioni che congiurano sempre 
contro l'esecuzione dei più bei disegni. Sembra 
certamente che ciò derivar non potesse da man- 
canza di acque, giacché si sa che da Val di Marina, 
da Quinto e da Colonnata ne venivano in tanta 
quantità a far capo in questo luogo, che da ciò 
appunto credesi aver lui il nome di Castello, che 
latinamente denota talvolta un ricettacolo e con- 
serva d'acque, donde poi in varie parti si distri- 
buiscono (i4)- 

(i 4) Di questa opinione e precisamente il Ch. Sig. Ala- 



DI CAFAGGIOLO, PRATOLINO , EC. 21 7 

Dopo aver dato una rapida occhiata a questa 
R. Villa, per ciò che riguarda il suo materia- 
le , passeremo ad osservare per quali avveni- 
menti fa essa non ignobil comparsa negli annali 
della Toscana , ed il primo che ci si presenta è la 
morte ivi accaduta il dì ti decembre 1 543 di 
Maria Salviati madre del Granduca Cosimo I. per 
effetto di una emoragìa , da cui era travagliata da 
quasi 3 anni . Donna ella era di rare qualità , tra 
le quali spiccava eminentemente la sua carità 
verso i poveri ed una tenerezza senza pari pel 
suo figlio, il quale vien tacciato su tal proposito 
di non troppa gratitudine , pretendendosi che a 
gran fatica ei si potesse distaccar dalla caccia 
per andar a visitar la madre mentre era già mo- 
ribonda . 

Dopo che questo Principe , ormai già molto 
avanzato in età e divenuto vedovo della prima 
moglie Donna Eleonora di Toledo, si determinò 
di passare in segreto alle seconde nozze con Cam- 
milla Martelli, di cui erasi all'eccesso invaghi- 
to, ebbe quasi costantemente la Villa di Castel- 
lo per suo ordinario soggiorno . Passava ivi in 
una dolce tranquillità i suoi giorni in compa- 
gnia della giovane Sposa scevro quasi affatto dei- 
te Moreni, da noi più volte citato, nelle sue erudite 
ed interessanti Notizie Storiche dei Contorni di Firenze, 
alle quali potrà ricorrere chiunque desiderasse più mi- 
nute particolarità , specialmente circa il materiale delle 
RR. Ville suburbane . 



2l8 PALAZZI 

le cure del Governo , di cui affidato avea molta 
parte al Principe Francesco suo primogenito; al- 
lorché la nuora di lui, Giovanna d'Austra, moglie 
di questo Principe, mal soffrendo un tal matri- 
monio del Suocero, contrario non meno agl'inte- 
ressi della famiglia, che disdicevole alla grandez- 
za Austriaca, non ebbe riguardo d' inviargli una 
lettera che l'Imperatore suo Fratello aveva a lei 
scritta, nella quale acremente condannavasi la 
condotta di Cosimo. Irritato questi all'estremo 
di un tal procedere replicò dall' istessa Villa di 
Castello all'Arciduchessa il dì r6 giugno 1670 in 

questi termini 

« Quanto alla parte d'aver preso moglie, S. M. 
« dice che non ero forse in cervello; a questo 
« io dico che quando bisognerà mostrerò che 

« sono in cervello Mi si poteva dire che ero 

« fuori di cervello quando rinunziai il Governo 
« al Principe con settecento mila ducati d'en- 
te trata ; lo feci volentieri e son d'animo di mante- 
ca nerlo , se ben tutto è mio beneplacito, perchè 
« avevo a fare con uomini ; ma il matrimonio 
« che ho a fare con Dio non si può già dir così . 
« Non sono il primo Principe che à preso una 
« sua vassalla, ne sarò manco l'ultimo; è Gentil- 
« donna ed è mia Moglie, e ha da essere; non 
« cerco brighe, ma non ne fuggo, se me ne sarà 
« date in Casa mia; perchè sono risoluto quando 
« fo una cosa , e penso a quel che ne può nasce- 
te re e confido in Dio, e nelle mie mani anco- 
« ra 



DI CAFAGGIOLO, PRATOLINO , EC. 219 

Dalla data soprareferita di questa lettera di 
Cosimo I. fino all'epoca delle nozze di Cosimo IL 
suo nipote, vale a dire per lo spazio di circa 38 
anni non vien rammentata la Villa di Castello 
per alcun notabile avvenimento nelle memorie 
che ci è venuto fatto di riscontrare . Guanto alle 
mentovate nozze, delle quali si è avuto motivo 
di parlare un poco più diffusamente nella Storia 
del Palazzo de'Pitti, è qui da referirsi che prima 
di eseguire il suo solenne ingresso in Firenze che 
ebbe luogo il dì 18 ottobre 1608 (i5), V Arcidu" 
chessa Maria Maddalena d' Austria Sposa del no- 
minato Cosimo allora Principe ereditario di To- 
scana, essendo stata da questi ricevuta a Bontà, 
terra situata presso i confini del Granducato, fu 
dal medesimo condotta alla Villa di Castello, ove 
si trattenne per alquanti giorni festeggiata ed 
accarezzata con ogni dimostrazione daffetto, non 
tanto dal Principe Sposo, quanto ancora dal Gran- 
duca Ferdinando Socero di lei, e, ciò che potrà 
forse parer più notabile , dalla sua Socera Cristina 
di Lorena . 

Ma a chi sono ignote le virtù rare ed il grand 
animo di quest'ottima Principessa? Il nome di 
Cristina di Lorena che risveglia l'idea di una del- 
le più illustri Granduchesse di Toscana è cele- 
bre nei fosti eziandio della Villa, di cui or ra- 
gioniamo, non solo perchè quivi ella trovossi 

(i5) Vedi Notizie Isteriche del Palazzo de y Pitti. 



IIO PALAZZI 

nella fausta occorrenza qui sopra notata, ma al- 
tresì per aver terminata nella villa medesima la 
sua mortale carriera . La grave età sua di anni 
75 ed i molti mali di corpo e di spirito da lei 
sofferti ridotta l'aveano in uno stato di salute 
molto infelice e precario. Onde appressandosi 
il verno erasene andata a Castello per respirar- 
vi un' aria più mite che quella di Firenze ; al- 
lorquando sorpresa ivi da una resipola nella te- 
sta dopo due giorni cessò di vivere il dì 20 de- 
cembre 1 636, compianta sinceramente dalla pro- 
pria famiglia non meno che da tutti i popoli 
del Granducato, che bene a ragione la conside- 
ravano come loro madre tenera ed affettuosa . 
L' ultimo fatto di qualche importanza che ap- 
partenga alla storia della R. Villa di Castello tro- 
vasi appartener parimente alla storia necrolo- 
gica della Casa Medici , ed è questo la morte ivi 
accaduta il i3 gennajo i663 del Cardinale Gio- 
vali Carlo fratello del Granduca Ferdinando IL 
e nipote della sopralodata Granduchessa Cristi- 
na . Erasi dato questo Principe nella prima sua 
gioventù alla professione delle armi , militan- 
do al servizio del Re di Spagna , il quale lo 
nominò Generale del Mediterraneo , grado ch'ei 
ritenne finche malcontento di quella Corte si 
disgustò eziandio dello stato militare, da cui 
intieramente si ritrasse; ed avendo quindi ab- 
bracciato lo stato Ecclesiastico, l'anno i644 & 1 
promosso al Cardinalato . Quantunque fratello 



DI CA.FAGGIOLO, PRATOLIIVO , EC. Ili 

di Ferdinando IL e del Cardinale Leopoldo de 
Medici, entrambi, e specialmente l'ultimo, ce- 
leberrimi pel loro amor per le scienze e per la 
generosa lor propensione ad animarle e proteg- 
gerle in ogni guisa, non sembra che il Cardinal 
Giovan Carlo partecipasse gran fatto delle dispo- 
sizioni de' due fratelli, l'uno maggiore, l'altro 
minore di esso, ne troviamo il nome di lui alla 
testa di altra Istituzione Accademica fuori di 
quella detta degY Immobili (\ 6) . Ha egli per altro 
un diritto segnalatissimo ed incontrovertibile 
alla riconoscenza degli amatori dell'Opera in mu- 
sica , i quali debbono a lui la costruzione del ce- 
lebre Teatro della Pergola (17). 



(16) V Accademia degV Immobili altro non era nel 
suo principio che una conversazione di Gentiluomini 
fiorentini, che riunendosi in case particolari occupatasi 
in esercizi Cavallereschi , tra i quali, oltre il Ballo e gli 
altri divertimenti Ginnastici , avea luogo la Musica e 
V arte di recitare in Teatro . 

(17) I proprietari di questo Teatro chiamatisi anche 
oggi giorno Accademici Immobili. // Cardinal Giovan 
Carlo de' Medici era lor protettore neli65z; allorquan- 
do avendo egli preso a livello perpetuo dall' arte della 
lana un tirato] o , quattro casette, un orto e qualche al- 
tro pezzetto di terreno in via della Pergola pel canone 
annuo di scudi 45 , fece ivi edificare in nome di detti 
Accademici il teatro che conserva tuttora la denomina- 
zione della strada ove fiu fabbricato , oltre a quella 
de' suoi Padroni. 



222 VA LAZZI 

CAREGGI 

Dopo aver qui parlato simultaneamente , e 
come in appendice al nostro istorico lavoro su i 
principali Palazzi Imperiali e Reali , delle Ville di 
Cafaggiolo, Pratolino, Petraja e Castello situate 
tutte a non molta distanza da Firenze sulla spon- 
da destra dell'Arno, tutte di attuale pertinenza 
della Reale Corona, e tutte più o meno ridondan- 
ti di belle reminiscenze,ragion vorrebbe che con" 
siderassimo come affatto ultimata la nostra isto- 
ria dei RR. Palazzi di Toscana (18). Se non che 
noi non sappiamo resistere alla dolce violenza 
che ci fa la Villa di Careggi , invitandoci a non 
lasciarla del tutto obliata e negletta , quantun- 
que distaccata di lunga mano dal patrimonio del- 
la Corona di Toscana, di cui formava per avven- 
tura la gemma più bella, stiasene oggigiorno 
come obliata tra le mani di un semplice par- 

(18) Sembra ciò non ostante che l' opera rimanga 
tuttavia incompleta, poiché nulla si e detto intorno ai 
RR. Palazzi di Siena, di Livorno e dell' Ambrogiana* 
Ma e certo che si penserà altrimenti quando si sappia 
che nulla ha di particolare la storia di tali Palazzi 9 
fuori che V albergo dato da essi a qualche personag- 
gio distinto, il nome di cui, con tutto quel pili che e 
sembrato dover riferirsi a riguardo suo, trovasi per 
altro nelle notizie degli altri Palazzi , la storia de qua- 
li ha somministrato altronde maggior materia, onde 
soddisfare alla curiosità de* lettori. 



DI CAFAGGJLOLO, PRATOLINO, EC. 2s3 

ticolare . Accenneremo pertanto rapidamente i 
fatti più importanti di questa celebre Villa, e pri- 
mieramente osserveremo che tale quale essa è og- 
gidì fu edificata dal famoso Cosimo Padre della 
Patria sul disegno del valente Architetto Mi- 
chelozzo Michelozzi, non però ài pianta, come as- 
serisce il Ch. Sig. Abate Moreni nelle sue No- 
tizie Storiche dei contorni di Firenze ; imper- 
ciocché dalle memorie a noi somministrate dal- 
l' Archivio della Beai Corona apparisce che la 
nominata villa nella divisione seguita l'anno 
14^7 tra Francesco di Lorenzo de' Medici e Co- 
simo suddetto, toccò a quest'ultimo, e fu allora 
che egli si determinò ad ampliarla ed abbellirla, 
valendosi dell'opera del mentovato Architetto. 
Divenne essa sotto gli auspici di Cosimo , e vie 
maggiormente ancora sotto quelli del nipote di 
lui, Lorenzo il Magnifico, come il santuario delle 
Scienze e dell' amena Letteratura . Ivi rinacque 
la platonica filosofia; ivi Marsilio Ficino , Pico 
della Mirandola 9 Angelo Poliziano , i nomi dei 
quali vagliono essi soli per un grande elogio, 
conversavano insieme familiarmente, disputan- 
do delle più sublimi dottrine con gl'illustri e 
dotti lor Mecenati e con molti altri pellegrini 
ingegni di quella età ; ivi con cerimonie son- 
tuose e solenni celebravasi ogni dì 17 novem- 
bre X anniversario della nascita di Platone nella 
guisa stessa che già in Atene anticamente prati- 
cava si; ivi il dì 1 agosto 1464 finì i suoi giorni 



224 PALAZZI 

il più volte lodato Cosimo, a cui la posterità ha 
confermato il nome glorioso di Padre della Pa- 
tria conferitogli già dalla riconoscenza dei con- 
temporanei ; ivi pure nel 1499 morì Marsilio 
Ficino lume chiarissimo della Platonica filosofia 
e delle umane lettere; ivi finalmente tra le brac- 
ciali Poliziano e di Pico della Mirandola, tra 
le lagrime di tanti suoi familiari ed amici, in 
mezzo al sincero rammarico dei suoi concitta- 
dini, a cui dovea risponder in breve quello di 
tutta Italia ed Europa, terminò la sua luminosa 
ma troppo breve carriera nel 1492 il più grande 
uomo dell'età sua, Lorenzo il Magnifico, con- 
tando appena 43 anni. La Villa di Gareggi servita 
in certa guisa di feretro, conforme vedemmo . ad 
un Cosimo Pater Patria? e ad un Lorenzo il. Ma- 
gnifico , questa villa che può considerarsi all'op- 
posto come la culla d' un Leon X. , e per queste 
ragioni non meno , che per le conversazioni e 
per le dispute dei mentovati sommi uomini era 
venerata quasi un tempio sacro a Minerva e al- 
le Muse , cominciò poscia , secondo la sorte 
delle umane cose , ad esser negletta, finche nel 
1780 divenne , e tale è pur tuttavia, una casa di 
campagna d'un privato cittadin di Firenze. 

FINE. 



INDICE 



iV o tizie Storiche riguardanti il R. Palazzo dei 
Pitti Pag. i 

appendice alle Notizie Storiche riguardanti il R. 
Palazzo de' Pitti 69 

Notizie Storiche della R. Villa del Poggio Im- 
periale 93 

Notizie Storiche riguardanti la R. Villa del Pog- 
gio a Cajano * . . 107 

Notizie Storiche del R. Palazzo di Pisa. . . 139 

Notizie Storiche delle IL e RR. Ville di Cafaggio- 
lo , Prato lino , Petraja e Castello ec. . . . 191 







iìK 


ROR 


t 


CORREZIONI 


Pag 


67 


V. 


14. 


16 settembre . 


. . . 17. 


— 


69. 


V, 


20. 


nel 


. . . nella 



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UNIVERSITY OF ILLINOIS-URBANA 

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